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Esercitazione antiguerriglia nel Barese

S'è concluso "Terraferma 2006", il complesso iter addestrativo internazionale che ha visto impegnate Forze Armate italiane e maltesi. A ottobre la "Pinerolo" in Kosovo
MILITARI ESERCITAZIONE ITALIA-MALTA 2006 BARI - Il rumore della pioggia battente amalgama le urla in un solo ruggito. Sono giovani, maschi, il volto coperto da passamontagna e brandiscono ogni genere d'oggetti. I carabinieri non riescono a dissuaderli. In tenuta antisommossa battono il manganello sugli scudi, e caricano.
E' soltanto un frammento di Terraferma 2006, la complessa esercitazione internazionale che s'è conclusa oggi al Poligono di Torre di Nebbia (Bari).
Militari italiani e maltesi si sono addestrati assieme («Come è tradizione fin dal lontano 1973», ha ricordato Anthony Grech, vice comandante delle Forze Armate di Malta) a far fronte ad alcune tra le più frequenti insidie degli attuali conflitti: imboscate d'esplosivo e piombo alle autocolonne, reazioni inconsulte ai posti di blocco, tumulti di facinorosi.
L'esercitazione s'è articolata in due fasi. La prima si è svolta nell'Isola mediterranea dal 7 al 16 settembre scorso. La seconda, in Puglia, è iniziata il 18 settembre ed è terminata oggi. Il coordinamento italiano di quest'ultima è stato affidato al Comando Operativo di Vertice Interforze (Coi) e vi hanno preso parte militari e mezzi dell'Esercito (unità della Brigata meccanizzata Pinerolo), dei Carabinieri (un plotone della IIa Brigata Mobile) e delle Forze Armate maltesi (un plotone di fanteria, una squadra genio, un team EOD, composto da specialisti in sminamento e demolizione, ed un elicottero).
A monitorare l'intera attività, oltre all'alto ufficiale maltese, c'erano il Vicecomandante del Coi, generale di Divisione Aerea Tommaso Ferro; il comandante della Brigata Pinerolo, generale Claudio Attilio Borreca e il generale dei carabinieri Silvio Ghiselli (comandante della IIa brigata di manovra da cui dipende il 13° reggimento Friuli Venezia Giulia).
Il generale Borreca Tra simulazione e realtà, sul Poligono murgiano si sono addestrati uomini e donne - per lo più pugliesi - provenienti da unità già impegnate all'estero o in procinto d'esserlo. Così i 21 carabinieri dell'Unità Specializzata Multinazionale del reggimento Friuli Venezia Giulia, erano al fianco di 90 militari dell'82°reggimento fanteria Torino (con sede a Barletta), attualmente impegnato anche in Bosnia, e un nucleo EOD 11° Reggimento genio guastatori, con sede a Foggia. Hanno i bagagli pronti i baresi della Pinerolo: «Domani ci arriva la validazione - ha detto il gen. Borreca (nella foto) - e il prossimo 23 ottobre sostituiremo la Brigata Aosta in Kosovo».
Sono migliaia i militari italiani impegnati all'estero. Sono in zone caldissime e anche dove le cose sembrano quiete (come nei Balcani), l'esperienza insegna che basta un nonnulla per ritrovarsi un Paese in rivolta. Gli ordigni rudimentali a bordo strada e i missili lanciati da un furgone che pareva innocuo, si sommano, si mescolano, ai fenomeni criminali comuni: droga e armi. E' in questo orizzonte che si muovono gli italiani e - come ha ricordato il gen. Ferro - lo fanno «non soltanto in un'ottica interforze ma anche, e sempre più, multinazionale».
Ci vuole "testa" e ci vogliono quattrini per far fronte alle nuove esigenze. Però mentre gli errori di comando si vedono dopo e si prestano sempre a fumose interpretazioni, le analisi economiche permettono di ragionare a freddo. E allora, i finanziamenti sono tarati sulle esigenze? «No, non siamo nell'ideale, ma del resto è utopistico pensare di poter raggiungere il piano della idealità - dice il gen. Ferrro - Da una parte il Paese deve comprendere di più il nostro impegno e creare i presupposti per sostenere certe attività e, dall'altra, le Forze Armate hanno esigenze di razionalizzazione e questa può proprio permetterci di tendere verso questa idealità».
Marisa Ingrosso

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