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«La questione meridionale è attuale»

Così il presidente della Repubblica che, da Lecce, richiama l'attenzione dell'azione politica sul Sud. Secondo Giorgio Napolitano non c'è contrapposizione tra il sostegno al Nord e l'impegno per la crescita dl Mezzogiorno. Non esiste una «questione settentrionale» e - sottolinea - anche nel Meridione vi sono elementi incoraggianti e realtà già altamente competitive a livello mondiale
LECCE - La questione meridionale resta un tema di stretta attualità, che non si può derubricare dall'agenda politica del Paese, sacrificandola sull'altare di una pretesa contrapposizione fra nord e sud, magari in nome di una futile e retorica questione settentrionale posta con l'efficienza di sostenere la competitività delle aree più sviluppate e dinamiche dell'Italia. E' questo il senso e al tempo stesso l'appello che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lancia da Lecce, ricordando e sottolineando che anche nel Mezzogiorno vi sono elementi incoraggianti e realtà già altamente competitive a livello mondiale.
Il capo dello Stato -nella seconda giornata della sua visita in Puglia- non nasconde che «lo scrupolo e l'assillo» di questa sua puntata al Sud era di «mettere in luce ciò che di nuovo, di dinamico, di avanzato c'è nel Mezzogiorno» per «stornare l'attenzione dai dati relativi alle realtà pesanti e negative, che naturalmente non ignoriamo e non nascondiamo, che rischiano però di dissimulare ciò che si muove nel Mezzogiorno e che è promettente per il futuro di queste regioni».

RESPINGERE IDEA DI CONTRAPPOSIZIONE NORD-SUD
Napolitano -parlando nel Palazzo del Rettorato dell'Università di Lecce- torna sul tema di una paventata «tendenza a rimuovere l'impegno per risolvere i problemi del Mezzogiorno», sottolineata anche ieri nell'intervento alla Fiera del Levante a Bari.
«Questa tendenza a derubricare quella che storicamente viene indicata come "questione meridionale" credo che derivi anche da un certo scoramento per le difficoltà incontrate, in un lunghissimo arco di tempo e anche nel corso dell'ultimo decennio, per ottenere risultati davvero concludenti rispetto al divario nord-sud. Talvolta -stigmatizza il presidente della Repubblica- ci si ferma troppo sui confronti quantitativi e globali, impedendo così di vedere le novità e le dinamiche».
Al tal proposito, il capo dello Stato cita un giudizio dello scomparso meridionalista Giustino Fortunato secondo il quale «lo Stato italiano, non essendo riuscito a conseguire l'avvicinamento fra Nord e Sud, ha fallito il suo obiettivo storico» per osservare: «Forse c'è un eccesso di pessimismo e drammatizzazione in questa espressione che, però, richiama una tendenza a rimuovere e derubricare un dovere originario e pur sempre inderogabile dello stato unitario; una tendenza che deriva anche -sottolinea Napolitano- da una profonda incomprensione dell'opinione pubblica e della politica, non solo della portata storica ma anche della necessità attuale per l'intero Paese di una effettiva valorizzazione di quella grande risorsa potenziale costituita dall'insieme delle energie del Mezzogiorno».
Il capo dello Stato ribadisce «la futilità della nuova retorica sulla "questione settentrionale" che si sta alimentando» e respinge «l'idea di una contrapposizione fra l'impegno per il Mezzogiorno e il sostegno alla crescita e alla competitività delle aree più sviluppate e dinamiche del nostro Paese».

ANCHE A SUD RICERCA AVANZATA E COMPETITIVITA'
Se sostenere il Nord nella sua "corsa" resta «un'esigenza e un obiettivo importante», questo impegno, sottolinea Napolitano, «è parte della stessa visione di politica nazionale che deve essere rivolta a mettere a frutto le potenzialità del Mezzogiorno, nella prospettiva di nuove centralità che possono nascere al tempo stesso dallo sviluppo economico asiatico e dalla crescita unitaria europea».
Il presidente della Repubblica indica «c'è qualcosa di nuovo: c'è un mutamento radicale negli assi e nelle rotte dei flussi commerciali, di capitali e di investimenti». Da qui, «nascono dunque nuove centralità possibili per le regioni del nostro Mezzogiorno, che diventano punto di forza per l'intero Paese». Si tratta di «cogliere queste opportunità, creando nel sud le condizioni necessarie, sul piano delle infrastrutture, della logistica e dell'ambiente civile per fare un balzo in avanti».
Esorta Napolitano: «ricerca, innovazione tecnologica, formazione permanente, alta formazione non siano solo enunciazioni. Occorre definire e portare avanti politiche rivolte ai giovani, che possano indirizzarsi ad attività di ricerca che vanno qualificate e valorizzate». Ma proprio a tal proposito, il presidente della Repubblica osserva: «la ricerca più avanzata e più competitiva a livello mondiale è possibile nel Mezzogiorno, anzi già c'è nel Mezzogiorno. Ma quanti lo sanno in Italia? Sono pochissimi, anche fra chi non fa altro che parlare di Mezzogiorno e dispera dell'avvenire del Mezzogiorno», conclude significativamente il capo dello Stato.
Enzo Bonaiuto

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