Lunedì 21 Gennaio 2019 | 06:08

Da Bari nuovo slancio per una politica comune

Il presidente della Repubblica - Giorgio Napolitano - soddisfatto per il sì bipartisan in Parlamento al finanziamento della missione Onu in Libano. Lotta al lavoro nero e ai rischi dei lavoratori, più attenzione per il Sud
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Il presidente Napolitano nello stand della Gazzetta del Mezzogiorno BARI - «È una bella notizia». È a tutte lettere la soddisfazione di Giorgio Napolitano per il primo sì bipartisan, pressoché unanime, delle commissioni Esteri e Difesa della Camera alla missione militare in Libano. È una convergenza che aveva sollecitato più di chiunque altro, e che fa nascere grandi speranze nel cuore del presidente della Repubblica. «Spero si sia tenuto conto anche del mio appello, rivolto a entrambi gli schieramenti con assoluta equanimità. Mi pare si sia tutelato l'interesse nazionale. Complimenti alla maggioranza e all'opposizione!».
Napolitano, in visita a Bari, guarda avanti. Si augura che con lo stesso spirito di unità nazionale si possano affrontare le altri grandi questioni sul tappeto, a cominciare dalle riforme istituzionali e dalle politiche di rilancio che permettano di rispondere con una linea unitaria sia alla questione meridionale che alla cosiddetta questione settentrionale.
Alla Fiera di Bari, Napolitano ha spiegato che il clima di rispetto politico realizzatosi nel nostro Paese in occasione della crisi libanese crea condizioni più favorevoli al raggiungimento di «larghe intese» per realizzare, ad esempio, il federalismo previsto dalla Riforma del Titolo V, per «attuare il federalismo fiscale» che è un adempimentro «urgente e ineludibile» e correggere la riforma del 2001 con «soluzioni condivise».
Fin qui l'ottimismo. Ma Napolitano non si nasconde le difficoltà dell'impresa. Per intraprendere il cammino in modo efficace, ricorda il presidente, bisogna sgombrare il campo da «dannose dispute» fra le Regioni, ed è bene «riconoscere concordemente» che il federalismo italiano deve evolvere «in senso effettivamente cooperativo e solidale, secondo lo spirito della Costituzione e la stessa riforma del Titolo V». Questioni per nulla pacifiche. Ma se non si sgombra il campo da ogni ambiguità su questi punti, non si va da nessuna parte.
Sembra che il presidente voglia far fa capire che la nuova strategia regionalista lanciata da Bossi e Formigoni non gli appare come la risposta giusta. «Il Paese potrebbe solo ricevere danno da una disputa divisiva tra le Regioni», avverte. E tocca anche un altro tasto: gli sprechi e i costi dilatati della politica, argomento che trova orecchie sensibili nell'opinione pubblica. Napolitano spiega che le riforme bisogna farle anche per affrontare questo duplice problema: ridurre gli sprechi da ingorgo istituzionale (troppi enti e poteri si occupano degli stessi temi ed entrano in conflitto) e disboscare la selva di «incarichi elettivi e non elettivi retribuiti in modo ingiustificato». Non è solo la vecchia polemica sulle consulenze d'oro, questa è una questione istituzionale che si intreccia con la questione morale, e Napolitano sembra intenzionato a tornare sull'argomento. Come oggi è tornato su altri temi caldi affrontati nei mesi scorsi.
Ad esempio, la sicurezza sul lavoro. A Bari ha ricevuto i familiari delle vittime di un incidente dello scorso agosto a Monopoli (due morti) e ha ribadito che non basta preoccuparsi di creare nuovi posti di lavoro, occorre «più lavoro legale e garantito», occorre fermare una «spaventosa regressione che calpesta i diritti e mette in pericolo la vita dei lavoratori». Altro tema sviluppato oggi: la questione meridionale. Per dire che a forza di dispute fra meridionalisti non accompagnate da politiche positive, si è arrivati a una specie di «rimozione» e ora si rischia «la fuga dalle responsabilità. Perché la questione meridionale è viva e vegeta, è un bubbone che cresce, basta leggere il Rapporto Svimez 2006: il divario Nord-Sud è tornato a crescere.
Di fronte alla sfida della globalizzazione, non si può continuare a contrapporre esigenze del Nord e del Sud, ma tenerle insieme in visione politica. Governo e Parlamento decidano, ma tengano conto, conclude Napolitano anche delle prezioose indicazioni di un documento congiunto di Regioni del Sud, imprenditori e sindacati, che ricordano le priorità per il Mezzogiorno: vantaggi fiscali, infrastrutture, sistemi urbani, politiche della conoscenza.
Domani Napolitano si trasferirà a Lecce, per la seconda tappa della due-giorni in Puglia.
Alberto Spampinato

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