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L'Ilva è un'azienda provocatoria

Il commento è del segretario generale della Cgil Tarantina, Giovanni Forte dopo un agosto terribile in materia di infortuni sul lavoro
TARANTO - «Un'azienda che mettesse in cima ai propri comportamenti etici in rispetto della vita e della dignità delle persone si sentirebbe in debito nei confronti delle proprie maestranze proprio per il pesante tributo di vite umane pagato negli ultimi anni. Invece il gruppo Riva continua a dare segnali di disprezzo accompagnati da atteggiamenti a dir poco provocatori». E' aspro il commento del segretario generale della Cgil Tarantina, Giovanni Forte dopo un agosto terribile in materia di infortuni all'Ilva di Taranto.
Secondo Forte «non possono considerarsi diversamente provvedimenti quali il licenziamento dei tre operai, dal sapore inequivocabilmente intimidatorio. Evidentemente si cerca lo scontro, ingenerando pesanti perplessità circa gli obiettivi prefissi. In una situazione in cui l'azienda da un lato non riesce a contenere la pesante escalation di infortuni e perdita di vite umane e dall'altro raggiunge picchi produttivi elevatissimi con apprezzabili performance in termini di profitti, che senso ha ricorrere ai licenziamenti in maniera così pretestuosa? Non è altro che un segnale di arroganza e protervia, che si frappone come un pesante macigno al proseguio di quel faticoso percorso finalizzato alla costruzione di un clima di dialogo e di rispetto reciproco con la città e il territorio. A meno che non lo ritenga più decisivo, forte dell'idea che tutto debba essere loro dovuto e senza condizione alcuna».

«A questo punto - conclude Forte - diventa determinante il modo di porsi delle Istituzioni che devono far valere il loro ruolo nellÂ'interesse delle comunità rappresentate. La CGIL continua ad essere convinta che il tipo di relazioni interne alla fabbrica, così difficile e segnato da un alto livello di conflitto, non possa evitare di condizionare il confronto istituzionale in corso. A meno che le Istituzioni ritengano il contrario e a quel punto sarebbero libere di continuare sulla loro strada, senza però l'apporto del sindacato. La CGIL ritiene che una tale deriva non sarebbe per niente auspicabile, per cui sono attesi segnali che possano interrompere un lungo ed assordante silenzio».

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