Cera una volta lo zucchero dauno
FOGGIA - Produttori di barbabietola sull’orlo di una crisi di nervi. Il bacino di produzione della Capitanata, un tempo il più importante al Sud, rischia di scomparire se i disimpegni dei coltivatori continueranno a sommarsi a quelli già avvenuti negli ultimi anni. Lo zucchero “made in Daunia” si estendeva su 9-10mila ettari fino a qualche anno fa, ora siamo a poco più di 4mila ettari e la discesa agli inferi rischia di infliggere un colpo mortale alla produzione proprio quest’anno. Lo zuccherificio di riferimento, quello del Molise a Termoli, attraversa già da alcuni anni problemi finanziari e non paga regolarmente i produttori.
«Prima di Natale – informano alcuni produttori locali che aderiscono all’organizzazione di categoria Cgb – ci era stato promesso il saldo della campagna pari al 45% della quota industriale che lo zuccherificio avrebbe dovuto saldare. E invece è stato pagato soltanto il 25% della quota e nemmeno versato a tutti. L’azienda sostiene che salderà tutti i pagamenti a essa spettanti nel più breve tempo possibile – incalzano i produttori –ma noi in questo modo non possiamo più programmare gli investimenti e continuiamo ad accumulare perdite sulla stagione precedente perché non incassiamo».
I guai per la barbabietola meridionale sono cominciati, come si ricorderà, nel 2005 quando l’Unione europea chiuse gli zuccherifici al Sud avendo individuato il bacino naturale della produzione nel Nord Italia e soprattutto nei paesi del Nord Europa. Ma si è rivelata una scelta strategica poco felice, testimoniata qualche anno dopo dai rincari del prezzo dello zucchero su scala mondiale tant’è vero che alcuni produttori come Sfir (che ha dovuto chiudere quattro impianti tra cui anche lo stabilimento industriale di borgo Incoronata) hanno trasferito la produzione di zucchero all’estero e adesso lo raffinano in Italia, nel nuovo centro di produzione di Brindisi (a Foggia avviene il confezionamento).
Tutte le speranze dei produttori continuano ad essere riposte sullo zuccherificio di Termoli che resta pur sempre l’unico baluardo della barbabietola al Sud e il punto di riferimento per la Capitanata. Ma anche le associazioni di categoria adesso cominciano a perdere la pazienza sui ritardi nei pagamenti e le incertezze legate alla produzione. «Non sappiamo più cosa dire ai nostri associati», confida il dirigente di un’associazione di categorie che per ovvie ragioni chiede l’anonimato. Esempi virtuosi produttori-industrie in Italia non ne mancano, come il Co.pro.bi di Pontelongo (Padova) considerato il miglior zuccherificio italiano. Ma al Sud evidentemente si è scelto di giocare un’altra partita.
«Prima di Natale – informano alcuni produttori locali che aderiscono all’organizzazione di categoria Cgb – ci era stato promesso il saldo della campagna pari al 45% della quota industriale che lo zuccherificio avrebbe dovuto saldare. E invece è stato pagato soltanto il 25% della quota e nemmeno versato a tutti. L’azienda sostiene che salderà tutti i pagamenti a essa spettanti nel più breve tempo possibile – incalzano i produttori –ma noi in questo modo non possiamo più programmare gli investimenti e continuiamo ad accumulare perdite sulla stagione precedente perché non incassiamo».
I guai per la barbabietola meridionale sono cominciati, come si ricorderà, nel 2005 quando l’Unione europea chiuse gli zuccherifici al Sud avendo individuato il bacino naturale della produzione nel Nord Italia e soprattutto nei paesi del Nord Europa. Ma si è rivelata una scelta strategica poco felice, testimoniata qualche anno dopo dai rincari del prezzo dello zucchero su scala mondiale tant’è vero che alcuni produttori come Sfir (che ha dovuto chiudere quattro impianti tra cui anche lo stabilimento industriale di borgo Incoronata) hanno trasferito la produzione di zucchero all’estero e adesso lo raffinano in Italia, nel nuovo centro di produzione di Brindisi (a Foggia avviene il confezionamento).
Tutte le speranze dei produttori continuano ad essere riposte sullo zuccherificio di Termoli che resta pur sempre l’unico baluardo della barbabietola al Sud e il punto di riferimento per la Capitanata. Ma anche le associazioni di categoria adesso cominciano a perdere la pazienza sui ritardi nei pagamenti e le incertezze legate alla produzione. «Non sappiamo più cosa dire ai nostri associati», confida il dirigente di un’associazione di categorie che per ovvie ragioni chiede l’anonimato. Esempi virtuosi produttori-industrie in Italia non ne mancano, come il Co.pro.bi di Pontelongo (Padova) considerato il miglior zuccherificio italiano. Ma al Sud evidentemente si è scelto di giocare un’altra partita.