Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 12:02

Atr72, Bari e Palermo unite nel ricordo

Due cerimonie hanno ricordano la tragedia. Un anno fa l'aereo decollato dal capoluogo pugliese, diretto a Djerba, s'inabissava al largo delle coste palermitane. Morirono in 16, per lo più pugliesi
ROMA - Le motovodette sono partite alle 14.30 in punto dal molo Vittorio Veneto di Palermo e hanno spento i motori in mezzo al mare, a largo di capo Gallo. Qui una corona di fiori è stata consegnata alle onde, proprio nel punto in cui esattamente un anno fa, alle 15.55, l'Atr 72 della Tuninter si infilò nell'acqua tentando un ammarraggio di fortuna. Una tragedia in cui persero la vita 16 persone.
Oggi i familiari delle vittime erano a bordo della motovedetta, una cerimonia toccante e silenziosa organizzata in collaborazione con il Comune, la Protezione civile, la Capitaneria e i Vigili del fuoco, che nel disastro dei corpi dispersi nel Tirreno riuscirono a salvare 23 persone. E quando la piccola imbarcazione si è fermata, Maria Grazia, 12 anni, ha lanciato la rosa che teneva in mano, giù tra le profondità marine, ove 1400 metri più in basso venne recuperato il corpo di Raffaele Ditano. «Ciao papà».
Contemporaneamente in tutta la Puglia, nell'ora esatta in cui si consumò la strage, le campane hanno suonato in memoria dei 13 passeggeri pugliesi che avevano preso quel volo per Djerba e che non riuscirono mai ad arrivarvi. Alle 19, su iniziativa dell'associazione 'Disastro Capo Gallo 6-8-2005', familiari e superstiti si troveranno sul lungomare di Bari, l'attore Mingo De Pasquale leggerà la cronaca di quella giornata e la presidente dell'associazione, Rosanna Baldacci, interverrà con un discorso alla presenza del sindaco di Bari, Michele Emiliano, del direttore generale dell'Enac, Silvano Manera, e del sottosegretario ai Trasporti, Andrea Annunziata. Parteciperà anche Pasquale Padovano, l'unico sopravvissuto della tragedia di Milano-Linate. A Palermo, invece, la cerimonia avrà luogo nell'aula consiliare del Comune.

SONO LE 15.55 QUANDO IL VELIVOLO SI INFILA TRA LE ONDE DEL TIRRENO
Un gemellaggio, quello tra Palermo e Bari, che vede le due città unite nel ricordo di una tragedia sulla quale ancora incombono molte ombre. Sono le 14.32 l'Atr 72 della Tuninter diretto a Djerba decolla dall'aeroporto Bari-Palese. Nel capoluogo pugliese c'è un sole accecante, malgrado il vento teso che spira su tutta la regione. A bordo ci sono coppie, comitive di amici, qualche bambino ma anche una madre con la figlia di appena 4 anni. La maggior parte dei passeggeri ha scelto come meta per le proprie vacanze la località tunisina per evitare il rischio di attentati che da poco hanno colpito l'egiziana Sharm el Sheik.
D'un tratto, mentre il velivolo sta sorvolando il Tirreno, i motori cominciano a perdere colpi. Si spegne prima uno, poi l'altro. Il pilota fa rotta verso la Sicilia ma a pochi chilometri dalla costa, non lontano dalla località Capo Gallo vicino Palermo, a circa 20,5 miglia dalla terraferma, decide di ammarare. Sono le 15.55 e l'aereo si infila dritto con la punta nell'acqua, poi forse rimbalza e secondo le prime informazioni si spezza in tre parti. Ma in una foto scattata da un elicottero di soccorritori, resa nota successivamente e pubblicata dai giornali, si vede che la carlinga galleggia intera sulle onde. E questo è uno dei primi misteri.
Alcuni passeggeri muoiono nell'impatto, forse contro il carrello, altri riescono a salvarsi usando i giubbottini di salvataggio. La scena che si presenta ai soccorritori è straziante: si cerca di salvarsi e intanto si chiamano a viva voce amici, fidanzati, mariti, mogli, genitori, figli. Le condizioni di alcuni feriti, trasportati negli ospedali di Palermo da una immediata macchina dei soccorsi, sono davvero critiche.

LE POLEMICHE SUL PILOTA TUNISINO CHAFIK GARBI, EROE O OMICIDA?
Sta molto male il pilota tunisino Chafik Garbi, sul quale si scatenerà la polemica tra chi lo riterrà il salvatore di 23 persone, i sopravissuti, e chi invece lo bollerà per sempre come il responsabile delle 16 vittime. Le prime notizie sembrano più confortanti, poi il bilancio si fa più amaro. Si apprenderanno soltanto dopo le storie di solidarietà, di eroismo e di sfortuna che quel giorno si consumarono nel mare di Sicilia. Tra tutte, la vicenda di un giovane di Gioia del Colle, Donato Salvatore Cetola, 31 anni, che perde la fidanzata Grazia e altri due amici ma riesce a salvare la vita di alcuni passeggeri. Donato verrà premiato qualche settimana dopo a Palermo.
Intanto all'aeroporto di Bari-Palese arrivano i parenti che vengono portati in una saletta lontano da curiosi e giornalisti. Con loro il personale dell'aeroporto, gli psicologi, l'arcivescovo di Bari, i rappresentanti delle istituzioni. In serata arrivano i magistrati. C'è un elenco di passeggeri in partenza per Djerba ma non si sa ancora chi ce l'ha fatta. Molti parenti (una cinquantina) salgono in serata su un altro aereo diretti nel capoluogo siciliano. Con quale stato d'animo è facile immaginarlo, ma una volta arrivati in Sicilia ci ritrovano di fronte alla certezza del dolore o alla gioia del sollievo.
I funerali delle vittime si tengono qualche giorno dopo nelle città di provenienza: Bari, Gioia del Colle, Modugno, Bitonto, Canosa di Puglia, Cristiano. Alcuni corpi vengono trovati molti giorni più tardi a 1.400 metri di profondità, come quelli di Francesco Cafagno di Bari e Raffaele Ditano di Fasano, oltre a un membro dell'equipaggio tunisino. Si apre intanto l'inchiesta, viene recuperato il relitto e trasportato nell'hangar dell'aeroporto militare di Boccadifalco.

L'ATTENZIONE DEGLI INQUIRENTI SI CONCENTRA SU INDICATORE LIVELLO MINIMO CARBURANTE E TRAFFICO PEZZI TAROCCATI
Dopo il loro ritrovamento, viene avviato l'esame delle scatole nere mentre alcuni reperti del velivolo sono portati nella sede della Lufthansa, a Francoforte, e si procede persino all'analisi di precedenti incidenti che hanno interessato gli Atr nel mondo. Le audizioni dei sopravvissuti si svolgono prima a Bari e poi a Palermo, le due procure che hanno avviato l'inchiesta non senza conflitti di competenza. Emergono alcune raccomandazioni relative a un indicatore supplementare di sicurezza. Si parla di 'Service Bulletins' mai rispettati. Si chiede una commissione di inchiesta parlamentare su un presunto traffico di pezzi di ricambio taroccati.
Molte le domande che monopolizzano l'interesse dell'opinione pubblica: quale è il motivo per il quale ben due motori si sono spenti uno dopo l'altro, a distanza di pochi minuti, circostanza davvero insolita? E, una volta verificatasi questa situazione, l'equipaggio ha seguito tutte le procedure di emergenza necessarie? Insomma, è stato giusto ammarare o c'era la possibilità di arrivare alla terraferma? Le ipotesi sono svariate. Nei primissimi giorni si parla di carburante sporco e sabbioso e si indaga sulla ditta che aveva rifornito a Bari la compagnia tunisina, ma poi si accerta che quel giorno aveva rifornito anche altri velivoli.
L'attenzione allora si concentra sul cosiddetto indicatore di minimo livello carburante e sul presunto traffico di pezzi taroccati, una pista già seguita in una inchiesta di qualche anno prima ('Latin Phoenix') a Tempio Pausania in Sardegna. Quello montato a bordo dell'Atr 72 Ts-Lbb, infatti, è in realtà un indicatore dell'Atr 42, un modello simile ma differente. Ciò avrebbe tratto in inganno i piloti, fornendo loro informazioni errate sulla quantità di gasolio presente a bordo e determinando la mancanza di carburante durante il viaggio.

DALLE AUTOPSIE E' EMERSO CHE MOLTE VITTIME SONO DECEDUTE PER IL TRAUMA DA IMPATTO
E' noto d'altronde che il pilota, una volta a Bari, essendosi reso conto di aver consumato molto kerosene fece un rabbocco, cioè fece caricare un ulteriore dose di carburante, probabilmente non sufficiente proprio per le cattive informazioni dell'indicatore.
Riguardo, invece, al corretto comportamento che l'equipaggio avrebbe dovuto tenere, i pm della Procura di Palermo, Marzia Sabella e Emanuele Ravaglioli, hanno concluso che il velivolo, una volta spentosi il primo motore, avrebbe dovuto cercare di atterrare all'aeroporto più vicino, visto che la quantità di carburante era sufficiente per proseguire fino alla terraferma. Ammarare in una situazione di emergenza, infatti, può essere molto più pericoloso che atterrare.
Dalle autopsie è emerso che molte delle vittime sono decedute per il trauma da impatto e non per asfissia o annegamento. Gli inquirenti hanno infine ipotizzato che il pilota Chafik Gharbi e il co-pilota Alì Kebaier, entrambi sopravvissuti, abbiano abbandonato i comandi al momento dell'emergenza. I due sono indagati per omicidio colposo e disastro colposo plurimo.

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