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TARANTO - Dopo le cozze, il latte materno di alcune mamme di Taranto e le lumache di terra, è toccato alle uova di galline allevate nelle campagne di Martina. Ma stavolta la presenza di diossina è al di sotto delle soglia di attenzione. Livello, questo, che impone indagini e procedure di risanamento (inferiore a sua volta ai limiti massimi oltre il quale è vietata la commercializzazione e se ne obbliga la distruzione). E’ lo stesso Fondo Antidiossina onlus di Taranto, che ha commissionato l’indagine al centro specializzato e accreditato «R&C Lab srl» di Altavilla Vicentina, ad evidenziare che si tratta di dati prettamente conoscitivi, pur tuttavia «estremamente interessanti». Ed infatti per il Fondo Antidiossina le diossine e i furani comunque ritrovati nei campioni rappresentano «una criticità che merita ulteriori approfondimenti»

Tracce di diossina nelle uova a Martina Ma l'Arpa assicura

TARANTO - Dopo le cozze, il latte materno di alcune mamme di Taranto e le lumache di terra, è toccato alle uova di galline allevate nelle campagne di Martina. Ma stavolta la presenza di diossina è al di sotto delle soglia di attenzione. Livello, questo, che impone indagini e procedure di risanamento (inferiore a sua volta ai limiti massimi oltre il quale è vietata la commercializzazione e se ne obbliga la distruzione). E’ lo stesso Fondo Antidiossina onlus di Taranto, che ha commissionato l’indagine al centro specializzato e accreditato «R&C Lab srl» di Altavilla Vicentina, ad evidenziare che si tratta di dati prettamente conoscitivi, pur tuttavia «estremamente interessanti». Ed infatti per il Fondo Antidiossina le diossine e i furani comunque ritrovati nei campioni rappresentano «una criticità che merita ulteriori approfondimenti».

A sua volta il direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, commenta che i valori riscontrati a Martina «sono compresi tra la media e la mediana dell’indagine europea dell’Efsa (European Food Safety Agency di Parma) 2012», la quale ha esaminato un campione di oltre 1.100 uova allevate in tutta Europa. Rispetto ai valori emersi a livello europeo, quelli osservati nelle uova martinesi sono valori definibili medi o medio-alti. «Ma contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (Tdi) - aggiunge Assennato -, possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario. Occorre però considerare che si tratta di allevamenti di Martina Franca, alquanto remoti rispetto alla sorgente primaria di diossine (Ilva)».

Nelle uova martinesi emergono infatti valori di diossine di 0,87, nonché 0,83 e 0,84 pg/gr (picogrammi per grammo) su materia grassa (circa il 50% del valore «limite di azione» di 1,75 pg/gr lipidi) e di Pcdd e Pcdf (Policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani) di 0,87, nonché 0,47 e 0,22 pg/gr (rispettivamente il 50%, il 27% ed il 12% del valore limite di azione che impone indagini e procedure di risanamento). Dunque, sono tutti valori al di sotto dei limite di legge (gli alimenti possono essere liberamente commercializzati e consumati). «Ci sentiamo in dovere di chiedere alle autorità sanitarie - dice tuttavia il presidente del Fondo Antidiossina, Fabio Matacchiera - di incentivare i controlli su tali alimenti poichè dalla letteratura scientifica si evince che i valori accettabili di fondo, per questi inquinanti, si attestano normalmente nel range 0,2-0,5 pg/gr, quindi abbastanza inferiori a quelli riscontrati nei campioni in oggetto». Si accertino, dunque, le origini di queste sostanze e la loro provenienza. Né si può escludere - conclude Matacchiera - «che in altre aree limitrofe del territorio martinese, distanti anche oltre i 20 chilometri dal polo industriale jonico, questi congeneri si siano accumulati o si accumuleranno nel prossimo futuro nella sostanza organica animale in quantità maggiori».

[Maria Rosaria Gigante]

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