Venerdì 18 Gennaio 2019 | 04:20

Mafia - Sgominato a Bari il clan delle quattro sorelle

Estorsioni ed usura con un tasso annuo del 300 % le accuse formulate contro le sei donne ed i tre uomini arrestati dalla Polizia, che ha sequestrato un "tesoro" di 20 milioni (fra proprietà immobiliari di pregio ed automobili di lusso). La presunta banda sarebbe un ramo del clan Capriati e la "cupola" sarebbe stata comandata dalle sorelle De Benedictis • Lo schema dell'organizzazione: alle donne gli affari, agli uomini le "azioni armate"
Polizia BARI - Immobili di pregio e automobili di alta gamma sono stati sequestrati ai presunti aderenti al clan Capriati, di Bari vecchia, contro il quale è stata compiuta stamane una nuova operazione di Polizia, con l'arresto di 6 donne e 3 uomini.
Il valore dei beni sequestrati - a quanto è stato reso noto - si aggira sui 20 milioni di euro: solo nel maggio scorso, in un'altra operazione contro lo stesso clan erano stati sequestrati beni mobili ed immobili (appartamenti, negozi, automobili) per un valore di una cinquantina di milioni.
Con questa operazione, gli investigatori ritengono di aver individuato e sequestrato in gran parte i beni illecitamente acquisiti dalla cosca.
Negli ambienti investigativi e giudiziari si sottolinea l'alto livello di contrasto alla criminalità organizzata mantenuto a Bari per iniziativa del Questore, Francesco Gratteri: gli investigatori della Squadra mobile - diretta da Luigi Liguori - hanno continuato a svolgere indagini sulle attività delinquenziali dei clan baresi, nonostante siano impegnati incessantemente da due mesi - si fa rilevare - nelle operazioni di ricerca dei due fratellini di Gravina scomparsi nel nulla.
L'associazione mafiosa - a quanto viene reso noto - era capeggiata da quattro donne (le sorelle De Benedictis: Domenica, Nicoletta, Lucia e Antonia) che, ritengono gli investigatori, avevano "ereditato" l'attività di usura dalla loro madre (morta da tempo) e l'avevano sviluppata adeguandola alle dinamiche e alle necessità del clan.
Alla famiglia De Benedictis si rivolgevano le famiglie della Città vecchia in stato di bisogno o titolari di negozi per avere denaro in prestito.
Al prestito venivano applicati interessi usurari notevolissimi: è stato calcolato che su base annua potevano essere imposti interessi anche superiori al 300%.
Inoltre, in caso di ritardo nei pagamenti, seguivano interventi, definiti dagli investigatori «vere e proprie incursioni», da parte delle donne, accompagnate dai bambini, che entravano nelle case o nei negozi dei debitori e li aggredivano con calci, schiaffi e pugni, assistite dall'«ala armata» del clan per evitare reazioni degli aggrediti. Oltre all'effetto provocato dal pestaggio, queste incursioni - sottolineano gli investigatori - destabilizzavano le vittime anche dal punto di vista psicologico perché le additavano al ludibrio pubblico, essendo dovute ricorrere agli "strozzini".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400