I dinosauri di Altamura lasciano impronte anche su internet

di ANNA MARIA COLONNA

ALTAMURA - I dinosauri lasciano impronte anche sul web. Cava Pontrelli è stata inserita da qualche giorno nel sito internet della Società paleontologica italiana, fra i luoghi ritenuti di interesse nazionale. Un marker rosso conduce gli internauti sullo spiazzo incastonato nel calcare che, ottanta milioni di anni fa, faceva da sfondo alle passeggiate dei lucertoloni tridattili. A corredo della cartina, oltre a fotografie e video, il gruppo di esperti ha aggiunto una scheda - redatta dal paleontologo barese Marco Petruzzelli - con notizie storiche e informazioni sulla scoperta, avvenuta nel 1999. La città murgiana mancava nella mappa virtuale del patrimonio paleontologico italiano, a differenza di Otranto, Apricena e Molfetta. In alcuni dichiarazioni rilasciate a giugno alla «Gazzetta», il presidente della Società paleontologica, Rodolfo Coccioni, motivava la scelta di trascurare Altamura con «la non fruibilità» del sito.

«Perché inserirlo e promuoverlo se è chiuso al pubblico?», domandava. E, all’appello del Comune agli studiosi italiani di tornare ad occuparsi delle impronte, rispondeva richiamando i «problemi di carattere burocratico ed economico che pendono sul luogo». Nulla è cambiato. Le oltre trentamila impronte lasciate dai grossi erbivori a pochi passi dalla provinciale 235 per Santeramo sono ancora ammanettate in una proprietà privata. Abbandonate ed esposte agli agenti atmosferici. Protette dai danni solamente con le parole. I paleontologi, dalla sede milanese della Società, mostrano maggiore apertura nei confronti della questione.

Riaccendono l’attenzione degli ambienti accademici sulle tracce locali della preistoria, dopo il silenzio di Umberto Nicosia e dell’équipe di icnologi dell’università «La Sapienza» di Roma. I primi a concentrare attenzione, tempo e soldi sullo studio di una scoperta considerata di importanza mondiale. I primi, poi, a prendere le distanze da Altamura «per la delusione provocata dallo stallo e dalle polemiche», come ha più volte detto lo stesso Nicosia. «Al di là dei problemi di carattere amministrativo, il sito è di estrema importanza e non possiamo ignorarlo», sottolinea ora Coccioni, facendo un passo indietro rispetto alla posizione iniziale. «Purtroppo - continua con un pizzico di rammarico - resta ancora chiuso al pubblico. Spero, però, in un rapporto di collaborazione tra gli studiosi e la pubblica amministrazione. E - aggiunge - ben venga il contributo anche e soprattutto dei giovani» .

Il paleontologo, docente all’Università di Urbino, lancia la proposta. «A giugno prossimo terremo a Bari il congresso nazionale di paleontologia. È in programma anche una visita a cava Pontrelli. Potrebbe essere l’occasione giusta per incontrare gli enti locali e tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle impronte». Intanto, il 17 dicembre, ci sarà nel capoluogo pugliese un incontro tra Regione, Comune, Provincia, Soprintendenza, Parco nazionale dell’Alta Murgia e associazioni per fare il punto sullo stato dei procedimenti, anche di esproprio, riguardanti la cava.
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