Giovedì 24 Gennaio 2019 | 02:56

Bari - Esami comprati, una ventina i casi

Le indagini dei Cc alla Facoltà di Economia sono partite mesi fa ma negli ultimi giorni hanno subito una accelerazione per la scoperta in flagrante di episodi di passaggio di denaro
BARI - Sono una ventina i casi documentati dai carabinieri del Reparto Operativo di Bari di presunta compravendita di esami nella Facoltà di Economia dell'Università degli Studi. Le indagini si sono sviluppate per diversi mesi ma negli ultimi giorni hanno subito una accelerazione per la scoperta in flagrante di due o tre episodi di passaggio di denaro avvenuti sia all'interno della Facoltà che all'esterno.
Il magistrato della Procura, che coordina l'inchiesta Francesca Romana Pirrelli, ha disposto sette perquisizioni a carico di altrettante persone tra bidelli, amministrativi, funzionari di Dipartimento, addetti alle aule e il titolare di una scuola privata, già coinvolto nel primo filone di indagine riguardante l'esame di Matematica. Tra l'imponente mole di materiale sequestrato nelle ultime ore ci sono quattro computer, statini, libri dove erano segnate le tre domande previste all'esame, appunti con i nomi di studenti i cui esami sono sospetti, numeri di telefono, fatture, e anche vecchie tesi di laurea. Queste ultime sono state trovate in uffici della facoltà dove non avrebbero dovuto essere conservate.
Secondo quanto rintengono gli inquirenti, venivano scannerizzate negli uffici, rilegate ex-novo e poste sul mercato, naturalmente dopo aver cambiato i nomi dei relatori e magari il titolo dell'argomento, al prezzo di circa 3.000 euro. Insomma i carabinieri hanno anche scoperto un'attività di riciclaggio di vecchie tesi di laurea.

TARIFFE PER ESAMI ANDAVANO DAI 6/700 AI 2000 EURO
I militari hanno scoperto un vorticoso mercato e soprattutto la presenza all'interno dell'Università «di persone che facevano della vendita degli esami la loro attività principale». Gli addetti alle aule o i bidelli avrebbero contattato gli studenti mentre i funzionari di Dipartimento e gli impiegati amministrativi, che vantavano conoscenze dirette con i docenti, avrebbero avuto il compito di fare da anello di congiunzione con i professori e segnalare loro gli studenti che dovevano superare la prova. La tariffa andava per gli esami più difficili, come Diritto Commerciale o Matematica, dai 2.000 euro in su e in qualche caso mutava a seconda che lo studente fosse barese, della provincia o straniero, ad esempio greco.
Per gli esami più semplici il prezzo era più basso: 6/700 euro. Gli inquirenti ora dovranno accertare se gli studenti avevano in questa vicenda una partecipazione paritaria o se le persone che li contattavano facevano capire in maniera implicita che il sistema per superare gli esami era consolidato e immutabile e che quindi erano costretti o indotti a pagare anche con la minaccia di ritorsioni. Nel primo caso si potrebbe ipotizzare il concorso nel reato di corruzione, nel secondo quello di concussione.
In ogni caso gli inquirenti precisano che «finora non ci sono state perquisizioni a carico di studenti. Alcuni si sono presentati spontaneamente. Noi ne abbiamo ascoltato anche altri che hanno ricordato i sacrifici fatti per studiare - riferiscono gli investigatori - ma gli abbiamo dato un po' di tempo per riflettere e ricordare. Certo - fanno notare - per lo studente c'era sempre una terza via: quella di studiare e provare a superare l'esame. Ma potremmo anche trovarci di fronte a persone che magari hanno tentato l'esame, sono stati bocciati meritatamente e quindi potrebbero aver trovato questa possibile scappatoia».
Gli inquirenti in questi mesi hanno assistito in borghese a diverse sessioni di esami relative a casi particolarmente sospetti, riscontrando che nella maggior parte dei casi «superano l'esame coloro che veramente lo meritano». Per i casi sospetti di favoritismi agli esami si dovrà accertare tuttavia se si tratti «di una mera segnalazione oppure, visto che si ripetevano ciclicamente, se sotto ci sia qualcos'altro». In pratica se i docenti fossero o meno consapevoli.
«I professori - è questo il ragionamento degli inquirenti - erano cosi sprovveduti da favorire studenti solo sulla base della segnalazione giunta dal personale amministrativo o dai funzionari del Dipartimento?». Comunque non ci sarebbero docenti indagati in questo secondo filone di indagini «per il quale si può parlare di un vero e proprio sodalizio. Comunque - aggiungono - ci troviamo di fronte a una prassi consolidata. Il quadro che abbiamo è piuttosto chiaro. Finora abbiamo solo gettato le reti, ora dobbiamo tirarle: con questa metafora preannunciano ulteriori sviluppi delle indagini per i prossimi giorni.
L'inchiesta è partita alcuni mesi fa soprattutto in seguito a una lettera interna del professor Carlo Cecchi del febbraio 2005, già preside della Facoltà di Economia, nel frattempo deceduto, nella quale il docente richiamava i colleghi alla vigilanza e alla correttezza e riportava voci su presunti favoritismi ed esami venduti. Anche se questi gridi d'allarme non costituivano ipotesi di reato, le voci continuarono a crescere.
Successivamente una studentessa di Giurisprudenza durante la trasmissione di Rai Tre «Ballarò» rincarò la dose ma, individuata e interrogata dai carabinieri e dal magistrato, ritrattò in qualche modo le accuse, attribuendo la gravità delle stesse alle ricostruzioni giornalistiche. Gli accertamenti successivi si conclusero con un nulla di fatto. Nel frattempo il magistrato Francesca Romana Pirrelli della Procura di Bari aprì un fascicolo di indagini che portarono a delineare un ambiente univerisitario definito dagli inquirenti «omertoso».
Molti rappresentanti di studenti chiesero l'intervento dei vertici della Facoltà e dell'Università. I primi accertamenti riuscirono a far emergere un quadro probatorio di un certo rilievo ma senza accertare comportamenti illeciti veri e propri «soprattutto perchè - hanno sostenuto oggi gli inquirenti in una conferenza stampa - sono stati e continuano ad essere molto omertosi, nonostante sui giornali dicano che sono a disposizione della magistratura. Ma speriamo che questo atteggiamento finisca. Se sanno qualcosa li invitiamo a venire in caserma o a recarsi dal magistrato».
Questa ritrosia viene giustificata con il «timore degli studenti di vedersi annullata la propria carriera universitaria anche perchè è vero che le indagini hanno un lasso temporale lungo più o meno un anno ma la finestra si sta aprendo anche sul passato. In ogni caso - proseguono gli inquirenti - abbiamo avuto un maggior contributo dai docenti universitari della Facoltà di Economia che dagli studenti che hanno solo riportato voci di corridoio». Delle due tranches di indagine, la prima, per la quale è stata chiesta una proroga, riguarda specificatamente l'esame di Matematica. Due gli indagati, entrambi docenti.

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