Lunedì 21 Gennaio 2019 | 04:23

Puglia - Passa la legge sulla famiglia

La Regione ha varato nuovi interventi sul welfare, in un testo - approvato a maggioranza - che disciplina i servizi sociali per le famiglie tradizionali e per le unioni di fatto
Regione Puglia BARI - La Puglia ha da oggi una nuova legge sul welfare, un testo - approvato a maggioranza dal consiglio regionale - che disciplina i servizi sociali per le famiglie tradizionali, quelle fondate sul matrimonio: in questo sistema potranno d'ora in avanti avere accesso a pieno titolo anche le unioni di fatto, comprese le coppie gay.
Un gol, questo, segnato nella giornata dell'Italia ai mondiali, dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (Prc), che ha tenacemente voluto l'approvazione di questa legge, svolgendo un'opera certosina di mediazione fino a far crollare, con un accordo che è stato raggiunto nella tarda serata di ieri, il muro di emendamenti (oltre 6000) presentati dalla opposizione di centrodestra.
«Il fatto che questa vicenda si chiuda senza ostruzionismo, con soddisfazioni di tutti perché ciascuna parte - ha detto Vendola - ha potuto far vivere utilmente la propria sensibilità è per me è un momento molto importante: la politica in Puglia ha scritto una pagina alta ed è una pagina che può aiutare la politica nazionale ad uscire fuori dai propri attorcimenti».
Il ddl è frutto del lavoro dell'assessore regionale alle politiche sociali della Regione Puglia, Elena Gentile (Ds), dal mese di novembre impegnata nel faticosissimo iter del testo e anche alle prese con i contrasti che emergevano all'interno del centrosinistra, in particolare con la Margherita, tutta tesa a veder favorita nel disegno di legge la famiglia tradizionale, quella cioè descritta dall'art. 29 della Costituzione.
«È una legge innovativa - ha sottolineato Elena Gentile - diretta a combattere le povertà e a difendere la dignità delle persone all'interno delle famiglie e delle formazioni in cui queste vivono».
L'approvazione - avvenuta con il voto contrario dell'opposizione di centrodestra - è arrivata oggi in aula, nel quarto giorno di dibattito in consiglio regionale, un confronto che, soprattutto nella prima giornata dei lavori, ha avuto toni accesi, con pugni battuti sui tavoli da parte dei consiglieri di opposizione e toni di voce molto alti per gridare a tutti, all'opinione pubblica, il fermo no ad una legge che - secondo la Cdl - «uccide la famiglia di diritto».
È chiaro a questo proposito il capogruppo di FI, Rocco Palese: «La Puglia diventa la prima Regione in Italia che legifera sui Pacs. Il carattere universalistico delle prestazioni sociali, che era già presente con le leggi in vigore, non è per noi in discussione. Ciò che non si condivide - precisa Palese - è che il centrosinistra ha voluto bluffare per poter sancire l'equiparazione tra famiglia tradizionale, coppie di fatto e convivenze tra gay».
La Cdl si ritiene comunque soddisfatta: ha incassato (questa la mediazione raggiunta) lo spacchettamento delle norme per separare non solo gli articoli ma anche i titoli della legge relativi alla famiglia da quelli per le coppie di fatto. Non solo: rimarrà in vigore la legge sulla famiglia n.5 del 2004 varata con la giunta di centrodestra guidata da Raffaele Fitto (FI). Verranno però salvati solo i primi due articoli della legge, quelli cioè che riguardano e riconoscono il ruolo fondamentale della famiglia di diritto. Ancora: la mediazione prevede anche una riserva del 10% dei fondi ad esclusiva copertura finanziaria per sostenere gli interventi alla prima infanzia e all'associazionismo.
Sono soddisfatti anche i consiglieri della Margherita: «Noi - ha detto il capogruppo, Enzo Cappellini - siamo fieri di questa legge perché raccoglie fino in fondo, non lo avvilisce ma anzi esalta, l'art. 29 della Costituzione, quello che tutela e valorizza la famiglia fondata sul matrimonio e l'altra parte della Costituzione che realizza il principio di non discriminazione: quindi diritti uguali per tutti».
Il disegno di legge che disciplina i servizi sociali in Puglia metterà a disposizione delle famiglie e delle persone legate da «vincoli solidaristici» 170 milioni circa di euro, somme provenienti da fondi regionali e nazionali.

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