Domenica 20 Gennaio 2019 | 20:28

Bari - 30 anni di galera per il martirio di Eleonora

La pena inflitta dal giudice Marco Guida alla madre della bambina di 16 mesi, del quartiere Enziteto, torturata e lasciata morire di stenti, ed al suo convivente. La donna ha 24 anni, l'uomo 44 ed era già pregiudicato. Lei concepì la bambina per "errore", durante un rapporto di prostituzione e per questo la piccola è stata picchiata e maltrattata fino alla morte, che risale al gennaio dell'anno scorso
Eleonora Enziteto Bari - Armando Morisco BARI - La condanna alla pena di 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato è stata inflitta alla mamma ventiquattrenne della piccola Eleonora, la bimba di 16 mesi morta di stenti nel rione Enziteto di Bari il 7 gennaio 2005, ed al suo convivente, un pregiudicato di 44 anni. Lei è Francesca Scannicchio, lui Armando Morisco. Quest'ultimo è stato invece assolto dall'accusa di sequestro di persona nei confronti della madre di Eleonora e dei suoi due primi figli, accusa che scattò perché spesso li avrebbe rinchiusi in casa per molte ore.
La sentenza è stata emessa dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Bari Marco Guida, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Il giudice ha accolto in sostanza le richieste avanzate dal Pubblico ministero inquirente, Emanuele De Maria, ed ha assegnato un risarcimento simbolico dei danni di un euro al padre legittimo della bimba morta, che si era costituito parte civile al processo.
I due imputati sono stati dichiarati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale con la sospensione dall'esercizio della potestà di genitori durante la pena. Nei loro confronti il giudice Guida ha ritenuto le circostanze aggravanti relative al reato di omicidio volontario prevalenti rispetto alle attenuanti generiche.

La piccola Eleonora nacque da una relazione occasionale che la mamma aveva avuto quando si prostituiva in Emilia Romagna, con il consenso del marito. Le indagini svelarono lo stato di assoluta trascuratezza in cui veniva tenuta la bambina, odiata, perché figlia di una relazione occasionale, sia dalla madre sia dal convivente. Tanto che, quando era seduta nel passeggino, veniva legata e costretta a guardare il muro. E quando piangeva diveniva bersaglio del lancio di oggetti da parte dei due. Nel garage trasformato in abitazione, sotto i portici di case popolari del degradato rione Enziteto, Eleonora viveva con altri tre fratellini: due di 4 anni ed uno di 2 anni avuti dalla donna dall'ex marito, ed un'altra una bambina di pochi mesi avuta dal convivente.
Eleonora - secondo quanto accertato dal Pm - veniva alimentata pochissimo e quando è morta era ridotta ad uno scheletro: pesava 5 chili e 700 grammi, quanto un bambino di 4 mesi. Era lasciata in stato di abbandono e spesso veniva percossa.
Durante l'autopsia, i medici riscontrarono anche una doppia frattura ad un braccio mai curata. L'obiettivo della donna e dell'uomo che viveva con lei era - secondo l'accusa - era liberarsi della bambina, anche perché i due erano certi che Eleonora fosse pervasa dal malocchio o posseduta dal demonio. La piccola veniva per questo lasciata sporca, al freddo, e sempre immobilizzata nel passeggino piazzato di fronte al muro. Aveva piaghe da decubito, escoriazioni ed ecchimosi sul volto e sul corpo. E agli altri figli più grandi veniva consentito di tormentarla, trattandola come se fosse un pupazzo.

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