Domenica 20 Gennaio 2019 | 15:44

Simulazione: l'Esercito salva la Sicilia

Alle battute conclusive l'esercitazione "Multiply Intervention" che ha visto impegnati a Persano (Salerno) circa 500 militari provenienti dalla Puglia (Brigata Pinerolo) e da tutto il Centro-Sud con la Divisione Acqui
Divisione Acqui PERSANO - E' alle battute conclusive l'esercitazione "Multiply Intervention" che ha visto impegnati a Persano (Salerno) circa 500 militari provenienti dalla Puglia (Brigata Pinerolo) e da tutto il Centro-Sud, Sicilia inclusa (con la Brigata Aosta).
Per l'occasione è stato dispiegato il Reparto Comando della Divisione Acqui, che è inquadrata nel 2° Comando delle Forze di Difesa (2° Fod) dislocata a San Giorgio a Cremano (Napoli).
Si tratta di una simulazione dura, in cui le truppe non vengono chiamate ad esercitarsi in un contesto in cui c'è da porsi come forza di interposizione tra i contendenti o da operare per il mantenimento della pace. Qui la pace è saltata, c'è un aggressore e la comunità internazionale prevede l'uso diretto della forza proprio per il raggiungimento della pace. In altre parole, a Persano viene simulata un'operazione di "peace enforcing".
Il comandante della Divisione Acqui, generale Vincenzo Lops, spiega così la necessità di preparare comando e truppe a questo genere di interventi: «In primo luogo, noi gli scenari dobbiamo studiarli tutti, dal peace keeping, al peace making. E' doveroso. E poi, come dico spesso, "chi si addestra al peggio è sempre in grado di fare il meno peggio"». «I nostri sono uomini, non automi, e sono persone intelligenti - dice l'alto ufficiale, che è originario di Corato (nel barese) - Li si addestra alla guerra ma poi gli si danno le regole di ingaggio e loro a quelle si attengono con scrupolo».
generale Lops Difficile dargli torto. Malgrado sia forte la speranza (di tutti) che non si debba mai andare oltre lo stato di simulazione e quali che siano le convinzioni personali, in queste faccende è la realtà a dettare il tempo. Se, nella vita reale, s'imponesse una emergenza e venisse approvata un'operazione di peace enforcing, bisognerebbe agire, presto e nel migliore dei modi. Non ci sarebbe il tempo per organizzare un addestramento complesso come quello che è stato fatto a Persano.
Il generale ha la rara qualità di parlar chiaro. Sa il fatto suo Lops e crede - cosa non proprio banale nell'ambito delle Forze armate - che Difesa e informazione siano compatibili, in quanto al servizio del medesimo impianto democratico. Anche l'aver aperto le porte dell'esercitazione a decine di giornalisti va in questo senso. «In nome della trasparenza - ha spiegato Lops durante il briefing - perché qui non c'è niente da nascondere, e nel rispetto del contribuente, che deve sapere come noi impieghiamo i soldi pubblici».
Per quanto non sia stato chiarito "quanto" sia stato investito in questa esercitazione, la presa d'atto di "come" siano stati impegnati i fondi è stata realmente trasparente. Il colonnello Enzo Lauro ha avuto l'incarico di accompagnare la stampa per l'accampamento. E ha spiegato che «sostenere gli uomini e le donne impegnati in un'attività non è cosa semplice. La logistica è essenziale perché qui stiamo simulando un impiego all'estero e quindi bisogna portare tutto». Al seguito di Lauro, camionette brulicanti di giornalisti, fotografi e cameraman hanno attraversato ettari di container e tende destinate ai più svariati usi (dai potabilizzatori, alla lavanderia armi, passando da un'officina attrezzata e lustra da fare invidia ai preparatori del Motomondiale). Tutti hanno potuto scendere dal mezzo, controllare, curiosare e chiedere delucidazioni direttamente al personale addetto.
IL PROFILO DELLA MISSIONE SIMULATA
Quanto al profilo geo-strategico dell'esercitazione, questa è stata ambientata in un territorio inventato ma che nella realtà corrisponde alla Sicilia. I termini della missione sono stati illustrati dal comandante della Divisione Acqui, Vincenzo Lops: un fondamentalista, interno a una coalizione di Paesi nemici, sta aggredendo e conquistando nazioni. L'obiettivo della missione - indicato dalla ipotetica coalizione amica, su un mandato dell'Onu altrettanto inventato - è schiacciare l'aggressore e ripristinare la democrazia.
Il maggiore Carmine Sepe (che abitualmente è addetto stampa della Divisione ma che, nel corso dell'esercitazione, ha avuto il difficile compito di "G5", cioè ha dovuto prevedere con 72 ore di anticipo l'evolversi dello scenario consentendo al comandante di prendere le decisioni più opportune) ha poi mostrato ai giornalisti la disposizione delle truppe su di un'enorme mappa calpestabile dell'Isola: «Durante l'ultima Guerra Mondiale, gli angloamericani sbarcarono prima a Gela e poi a Catania. I tedeschi ripiegarono a Nord, verso Messina, per poi risalire la Penisola. Ecco, noi consideriamo quello un errore strategico e quindi ci disponiamo in questo modo». Dopodiché Sepe ha usato le gambe come un compasso puntato a Sud di Palermo e col braccio ha indicato Messina.
Al momento, la missione è a buon punto. Come sessant'anni fa le truppe sono sbarcate a Gela. Ci sono stati aspri combattimenti ma la Brigata Aosta, la Pinerolo e la Garibaldi hanno avuto la meglio attestandosi in un quadrilatero ideale compreso tra Caltagirone, Augusta, Catania e Regalbuto. Si andrà avanti ancora, poi il Messinese sarà stato espugnato e la missione-simulata sarà stata portata a termine. Nella realtà, il Reparto Comando della Divisione Acqui avrà testato la capacità di rapido dispiegamento e ripiegamento seguendo le modalità internazionali d'intervento. Tutti i dati che verranno acquisiti verranno passati al setaccio, rielaborati, secondo una prassi consolidata dello staff diretto dal generale di Brigata Domenico Zucaro e già esperita, nel 2005, nel corso delle esercitazioni svoltesi a maggio, in Polonia, e a novembre, in Sardegna.
Marisa Ingrosso

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