Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 23:35

Appalti, Fitto nei guai

L'imprenditore Giampaolo Angelucci, 35 anni, amministratore di aziende del settore Sanità, è stato posto agli arresti domiciliari dalla Finanza di Bari con l'accusa a vario titolo di falso, concorso in corruzione e finanziamento illecito ai partiti in esecuzione di altrettante ordinanze emesse dal gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis. Tra i destinatari del provvedimento restrittivo - non eseguito in quanto parlamentare - Raffaele Fitto, deputato di Forza Italia e coordinatore del partito in Puglia, oltre che ex presidente della giunta regionale. Sequestrati beni per 55 milioni
BARI - L’ex presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto (Fi) è tra i destinatari del provvedimento cautelare agli arresti domiciliari emesso dalla magistratura barese nell’inchiesta sul presunto illecito affidamento ad una società del settore Sanità dell’appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite (Rsa).
Il provvedimento non è esecutivo nei confronti di Fitto, perchè egli è stato eletto alle ultime elezioni politiche alla Camera dei Deputati nella lista di Forza Italia.

Fra i destinatari delle ordinanze vi sarebbero anche l'imprenditore romano Giampaolo Angelucci, di 35 anni, a capo di un Gruppo del settore Sanità 

Essendo un parlamentare, Fitto non può essere arrestato fino all’eventuale autorizzazione della Camera dei Deputati. A Montecitorio, militari della Guardia di Finanza hanno perciò depositato stamani - a quel che si è saputo - la richiesta di autorizzazione a procedere all’arresto e il provvedimento cautelare firmati dal gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis.
L’inchiesta - a quanto è dato sapere - si avvale di numerosissime intercettazioni telefoniche e del sequestro di vari documenti.

I REATI CONTESTATI A FITTO
INDAGATI DIRETTORE GENERALE ARES E AMMINISTRATORE UNICO SEAP
L’ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, è accusato di due episodi di falso, di altrettanti episodi di concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, e di concorso nel finanziamento illecito ai partiti.
La prima accusa di corruzione, e quella di finanziamento illecito ai partiti, fanno riferimento al fatto che - secondo la Procura di Bari - il movimento politico creato da Fitto, La Puglia prima di tutto, ha beneficiato di una donazione liberale di 500 mila euro (ritenuta dai pm provento della corruzione) elargita in varie tranches, dall’aprile 2004 al maggio 2005, da società del gruppo che fa capo all’imprenditore romano Giampaolo Angelucci (da oggi agli arresti domiciliari) per far fronte alle spese della campagna elettorale del partito. 

Secondo l’accusa, in cambio del contributo di 500 mila euro, al gruppo capeggiato da Angelucci fu assegnato dalla giunta regionale pugliese, per il tramite di presunti abusi compiuti da Fitto, l’appalto per la gestione delle undici Residenze sanitarie assistite (Rsa). Queste hanno l’obiettivo di migliorare l’assistenza e le azioni di integrazione socio-assistenziale a favore degli anziani e disabili non autosufficienti. 

Per arrivare all’aggiudicazione dell’appalto, assegnato nel novembre 2004 - ricostruisce l’accusa - Fitto ha compiuto due reati di falso. Nel primo caso avrebbe attestato falsamente, anche in qualità di relatore di fatto, nella delibera del 27 aprile 2004 della giunta regionale, che i direttori generali delle Ausl pugliesi avevano dichiarato l’impossibilità di gestire, anche per mancanza di personale, le Rsa ricadenti nel loro territorio; nell’altro - sempre secondo l’accusa - ha concorso moralmente nel falso nella delibera dell’Ares (Agenzia regionale sanitaria) del maggio 2004 con la quale il direttore dell’Ares, Mario Morlacco (confermato ieri dalla giunta di centrosinistra ed indagato a piede libero per concorso in falso) che le undici Rsa, la cui gestione doveva essere affidata in appalto, erano pronte per entrare in funzione. 

La seconda ipotesi di corruzione è contestata a Fitto in concorso con il proprietario di una tv salentina e con l’amministratore unico della Seap (società che gestisce gli aeroporti pugliesi, controllata dalla Regione Puglia). 

Secondo l’accusa, la Seap (su istigazione di Fitto), tra marzo e aprile 2005, affidò la campagna pubblicitaria relativa all’entrata in funzione della nuova aerostazione di Bari all’emittente, senza bandire una gara di evidenza pubblica, del valore di 5.600 euro. 

In cambio del favore fatto all'editore, Fitto - secondo i pm - avrebbe ricevuto la promessa di ottenere l’appoggio politico di quest’ultimo alle elezioni politiche regionali, anche con la trasmissione di servizi giornalistici favorevoli. Per questo motivo - ritiene la Procura - fu trasmesso più volte dell'emittente il confronto Fitto-Vendola precedentemente mandato in onda dall’emittente La7 e ritenuto da Fitto come a lui favorevole.

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