Sabato 19 Gennaio 2019 | 20:18

Lecce - Serve più attenzione ai bisogni del paziente

Un convegno si terrà ad Otranto il prossimo 16 giugno e al quale parteciperanno numerosi dirigenti sanitari di distretto
LECCE - La storia di Mohamed-Simone, un cittadino marocchino in stato quasi vegetativo a causa di una intossicazione da monossido di carbonio - che sta ottenendo piccoli ma importanti risultati grazie alla ritrovata fiducia e all'ambiente in cui è assistito e accudito - sarà uno degli argomenti in discussione nei lavori di un convegno che si terrà ad Otranto il prossimo 16 giugno e al quale parteciperanno numerosi dirigenti sanitari di distretto. L'iniziativa è organizzata dall' Azienda Unità Sanitaria Locale Le/2 di Maglie, diretta dal Rodolfo Rollo, che aprirà i lavori con una relazione sulla gestione dei pazienti fragili con patologie croniche cardio-vascolari. Il seminario è organizzato in collaborazione con l'Associazione pugliese dei direttori e dirigenti di distretto ed è aperto a tutti gli operatori della Puglia.

Il tema dell' incontro - che comincerà alle 9,30 nell' auditorium Porta d'Oriente di Otranto - è: «La gestione territoriale del paziente con bisogni complessi». Presiederanno le due sessioni dei lavori i direttori sanitari della Ausl Le/2, Franco Sanapo, e della Ausl Ba/5, Pinuccio Lonardelli.
Si parlerà dunque del più moderno approccio alle malattie croniche, soprattutto se complicate da altri fattori di fragilità sanitaria (età avanzata, disabilità, dipendenza patologica, disturbo mentale) o di esclusione sociale (emarginazione, povertà, analfabetismo). Fattori che accelerano la progressione della malattia accentuandone il carico assistenziale sia in termini di intensità che di complessità. Per Pierluigi Camboa, vicepresidente nazionale della Confederazione dei direttori di distretto e presidente regionale della stessa associazione, «ecco perchè è necessario modificare radicalmente il paradigma, privilegiando un' assistenza prevalentemente centrata sulla cura della persona e non della malattia, con un passaggio da un approccio tecnico ad un approccio umano».

La storia di Mohamed, un cittadino di 44 anni che da sei anni lavorava, regolarmente assunto, come saldatore in un'azienda di Presicce (Lecce), è emblematica: l'uomo, conosciuto da tutti come Simone, un anno e mezzo fa ha subito una intossicazione da monossido di carbonio fuoriuscito da una stufa difettosa con la quale si stava riscaldando nella sua precaria abitazione di Presicce. Da quel momento, dopo aver combattuto tra la vita e la morte, giace in un letto in stato semi-vegetativo: non riesce più a muovere gli arti, parla con un filo di voce ed ha difficoltà a deglutire il cibo. Ma è vigile e capisce tutto. Si stava lasciando morire ma da un mese e mezzo - da quando, grazie all'interessamento dei mass-media, è stato trasferito nell'ospedale di Gagliano del Capo dove viene accudito con amore da tutto il personale e la gente si occupa di lui andandolo a trovare o regalandogli un televisore, o facendo collette per aiutarlo - Simone sta cercando di reagire. E quello che un mese fa appariva impossibile, come muovere un dito, sorridere o mangiare, ora è per lui un traguardo raggiunto. «E' un esempio - secondo Camboa - di quanto possa incidere nella malattia l'aspetto psicologico».

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