Giovedì 24 Gennaio 2019 | 00:45

Grottaglie - «Risarcite quel reduce»

Nuovo ricovero d'urgenza per un elicotterista della Marina militare - 38 anni, papà di una bimba di 7 anni - colpito da una grave forma di tumore. Il sospetto sulle missioni all'estero alle quali ha partecipato
Elicottero Marina militare BARI - E' stato male ed è ricoverato presso l'ospedale civile di Taranto, il maresciallo Giovanni Pilloni, l'elicotterista della Marina militare che venne definito dai giornali il primo reduce di Nassiriya malato di cancro.
Il suo stato di servizio (prima dell'Iraq ha partecipato ad altre missioni, incluso il conflitto balcanico) ha immediatamente fatto pensare ad una possibile contaminazione da uranio impoverito, il metallo pesante radiotossico, di cui sono imbottiti i proiettili esplosi da alcuni Paesi, come gli Usa.
La storia di questo 38enne - originario di Gonnoscodina, in provincia di Oristano - è simile a quella di tanti altri ragazzi del Sud. In divisa a 18 anni, il lavoro nella Marina Militare. Le missioni all'estero. La famiglia. Quando scoprì di avere un tumore agli organi genitali era capo reparto officina del gruppo elicotteri della Marina, a Grottaglie (Taranto).
Il primo ricovero a fine 2003. La diagnosi. Un primo intervento asportativo a Bari, dove poi è stato operato nuovamente. La chemioterapia. Infine, oggi, il grave malore ed il ricovero.
Il padre di Pilloni e la sua mamma gli sono stati sempre vicinissimi, per quanto possibile. Entrambi hanno gravi disabilità: grande invalido lui, immobilizzata su di una sedia a rotelle lei.
Noi stiamo in Sardegna e non lo possiamo raggiungere - dice al telefono Salvatore Pilloni -. L'hanno ricoverato stamattina presto a Grottaglie, perché lui abita lì per stare vicino a sua figlia che ha 7 anni, e gli hanno detto che era grave. L'hanno portato a Taranto perché è più attrezzato per il suo caso. Ora noi siamo un po' disperati. Perché stiamo in Sardegna e lui è stato lasciato solo - dice con la voce rotta dall'agitazione il padre del reduce -. Al ministero della Difesa non si è mosso un cane e sono due anni e mezzo che mio figlio sta facendo chemioterapia e nessuno lo aiuta.
Anche Falco Accame (presidente dell'Associazione italiana assistenza vittime arruolati nelle forze armate) parla di Giovanni Pilloni come di un ragazzo lasciato solo. Il ragazzo non ha avuto una lira - dice Accame -: altro che milite ignoto! Questo è un milite ignorato. Perché qualcosa si muova, Accade ha mandato un telegramma al ministro della Difesa, Arturo Parisi, al Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola e ai presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini. Nel testo, l'ex-onorevole è di una chiarezza dolente. Risegnala ai rappresentanti istituzionali il caso di Pilloni e il mancato sostegno economico a lui e alla sua famiglia per le cure.
Ora, è vero che non c'è ancora un pezzo di carta della Repubblica italiana in cui sia scritto nero su bianco che i casi di tumori fulminanti o invalidanti o la progenie deforme dei nostri reduci sono in rapporto causale con l'uranio impoverito. Ed è anche vero che, nell'ipotesi si possa fornire assistenza a persone come Giovanni Pilloni, è necessario rispettare un iter di legge e i suoi tempi. Ove però fosse questo il caso, è indubbiamente auspicabile che la sensibilità istituzionale prevalga. Il dolore e il male non aspettano.
Marisa Ingrosso

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