Venerdì 18 Gennaio 2019 | 12:17

Malore in centro estetico: giovane in coma

La 20enne era in un centro benessere di Andria (Bari) per fare una lampada. Indagini in corso • Prima di una lampada meglio andare da un medico
ANDRIA (BARI) - L'hanno trovata riversa per terra, all'interno della cabina-doccia abbronzante. Era ancora vestita e, secondo i primi accertamenti, non aveva neppure cominciato a sottoporsi al trattamento. Tesi questa contestata da alcuni famigliari della giovane che sostengono di aver visto la ragazza «rossa in viso» e i suoi indumenti «sporchi di crema abbronzante». «Quindi - dicono - la doccia abbronzante l'aveva fatta».
Laura, il nome è di fantasia, è stata subito soccorsa, prima dal proprietario del locale, poi con un'ambulanza del 118 che l'ha condotta in ospedale, dove è arrivata in coma. A 19 anni voleva arrivare già abbronzata al primo appuntamento al mare con i suoi amici, che ora entrano ed escono dalla rianimazione dell'ospedale di Andria, a 50 chilometri da Bari. Qualcuno le porta un fiore, altri il suo peluche preferito. I suoi parenti, invece, pregano affinchè la loro piccola torni presto a casa.
I fatti risalgono a venerdì pomeriggio quando la diciannovenne esce da casa e, nonostante i 30 gradi e il forte vento di scirocco, raggiunge a piedi un non lontano locale di parrucchiere unisex che ha una cabina-doccia abbronzante. Un macchinario abbastanza moderno - dicono i carabinieri della compagnia di Andria -, di quelli che hanno anche un sistema antipanico per chi soffre di claustrofobia. La ragazza arriva nel salone, saluta il proprietario che l'accompagna fin dentro il macchinario, che è dotato di un vano-spogliatoio. Il titolare programma la doccia e va via.
Subito dopo l'uomo sente un tonfo, che proviene proprio dalla cabina-doccia. «Ho pensato - dirà ai militari - che fosse caduta una borsa o il barattolo della crema abbronzante, e non sono intervenuto. Ho atteso qualche attimo, poi mi sono accorto che la ragazza non aveva pigiato il pulsante dello start che serve ad avviare il macchinario. Mi sono reso conto che non lo aveva fatto perchè quando si attiva lo start parte la ventola di refrigerazione del macchinario». Quindi l'uomo - stando al suo racconto - capisce che è successo qualcosa. Va a bussare alla cabina e, non avendo risposte, apre il macchinario e trova per terra la ragazza, ancora vestita e priva di sensi.

Che cosa sia accaduto alla giovane al momento non si sa, perchè i medici si sono riservati la prognosi e stanno svolgendo accertamenti. Sulla vicenda il pm del tribunale di Trani Mirella Conticelli ha aperto un'inchiesta e ha disposto il sequestro del macchinario abbronzante. I famigliari della giovane, invece, contestano la ricostruzione dei fatti fornita dal titolare del negozio e accusano ritardi che avrebbero rallentato gli interventi di soccorso. Parlano di difficoltà a svolgere la Tac. L'accusa della sorella della diciannovenne è pesante e tutta da dimostrare: «Mia sorella - dice - era rossa in viso, quindi la lampada l'aveva fatta». Lo prova anche il fatto che i suoi indumenti «erano tutti cosparsi di crema».
Sulla vicenda restano ombre che i carabinieri non hanno ancora fugato del tutto. «E' probabile - riferiscono fonti dell'Arma - che la ragazza non abbia fatto la doccia, ma in queste ore stiamo raccogliendo indizi ed elementi di prova per verificare anche la tesi di chi sostiene che la ragazza abbia fatto la doccia abbronzante».

Proprio nel barese qualche mese fa avvenne un episodio analogo: a Bisceglie, comune a pochi chilometri da Andria, il 7 novembre 2005 una donna di 22 anni morì in un centro estetico, mentre si sottoponeva al trattamento della doccia abbronzante. In quella circostanza l'autopsia escluse collegamenti tra il trattamento estetico e la morte.
Roberto Buonavoglia

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