Mercoledì 19 Dicembre 2018 | 13:11

Depuratori, la beffa di Manduria: la fogna finisce sempre in falda Lizzano, fuorilegge per «ordine» del sindaco

BARI - Era l’agosto del 2012. Contro il progetto del nuovo depuratore consortile di Sava e Manduria scese in campo pure Romina Power. Sono passati esattamente 12 mesi:  a Manduria continuano a litigare con la Regione. Mentre la fogna continua a finire in falda. Il depuratore consortile di Sava e Manduria è ai primi posti nella lista dei casi spinosi, insieme a Gallipoli, Nardò, Casamassima ed a quell’altra mezza dozzina di impianti che l’Acquedotto non riesce in nessun modo a sbloccare
Amati: «Ci vuole fermezza nelle decisioni anche se fanno perdere voti»
Depuratori, la beffa di Manduria: la fogna finisce sempre in falda Lizzano, fuorilegge per «ordine» del sindaco
BARI - Era l’agosto del 2012. Contro il progetto del nuovo depuratore consortile di Sava e Manduria scese in campo pure Romina Power. La replica dell’assessore Fabiano Amati fu, diciamo così, tranch ant («La storia della depurazione non è assimilabile al Ballo del Qua Qua, è un po’ più complicata»), e così la lite andò persino sul New York Times. Sono passati esattamente 12 mesi: Amati non è più assessore, ed a Manduria continuano a litigare con la Regione. Mentre la fogna continua a finire in falda. Il depuratore consortile di Sava e Manduria è ai primi posti nella lista dei casi spinosi, insieme a Gallipoli, Nardò, Casamassima ed a quell’altra mezza dozzina di impianti che l’Acquedotto non riesce in nessun modo a sbloccare.

Una questione di cui si parla sempre, specie d’estate. Sulle rive dello Jonio, ad opporsi al progetto della condotta sottomarina (che dovrebbe allontanare i reflui a 2 km dalla costa) sono i cittadini di Manduria: ritengono che lo scarico creerebbe il fenomeno delle alghe, danneggiando il turismo, e così chiedono una serie di alternative solo parzialmente praticabili. Come per esempio il riuso in agricoltura, che si può fare ma non azzererà gli scarichi a mare. Perché a dispetto delle acrobazie dialettiche, la condotta sottomarina continua ad essere la soluzione tecnica individuata dal Piano di tutela delle acque. Non a caso dopo tutta una serie di ricorsi a Tar e Consiglio di Stato, sempre respinti, l’appalto da 13 milioni di Aqp è finalmente arrivato al traguardo. Ma dopo la consegna del progetto esecutivo, serviranno almeno due anni di lavori. E sempre che gli operai non si ritrovino - come è accaduto a Rutigliano, per la condotta di scarico in Lama San Giorgio - gruppi di cittadini che bloccano le ruspe.

Insomma, anche a voler essere ottimisti, prima di fine 2015 Manduria e Sava non se ne fa nulla: e dunque per almeno altri due anni Sava continuerà a non avere un depuratore, mentre quello di Manduria (destinato alla dismissione) lavora «fuori tabella » e dunque senza alcuna garanzia per l’ambiente. In un caso e nell’altro, i reflui finiscono in falda o dove capita (compresi i campi coltivati). Il caso di Manduria è tra quelli per i quali la Regione rischia la terza condanna dall’Unione Europea per infrazione alle norme sull’ambiente.

Lo stesso dicasi per Lizzano, dove il sindaco (per il secondo anno consecutivo) ha emesso un’ordinanza per imporre all’Acquedotto di scaricare in falda, dunque violando la legge: la motivazione (lo scarico fa proliferare le alghe, e le alghe danneggiano il turismo) è sempre la stessa, con l’aggravante che Lizzano un depuratore moderno e funzionante già ce l’ha. Però basta spostarsi di qualche chilometro a sud che le cose cambiano. La condotta sottomarina che Manduria non vuole viene chiesta a gran voce sia Gallipoli (almeno da una parte dei cittadini) che a Nardò. In quella zona, una delle più belle dello Jonio, c’è da risolvere il problema degli scarichi di Porto Cesareo, che non ha nemmeno la rete fognaria e scarica nelle fosse settiche, e vorrebbe una (devastante) condotta di 6 km per collegarsi al depuratore di Nardò. Vecchia storia, anzi vecchissima, visto che negli anni ‘90 a Porto Cesareo un depuratore fu costruito e poi abbandonato a furor di popolo. «Altrimenti - erano le proteste dell’epoca - diventeremo la fogna dei paesi vicini». E come sempre, meglio non far nulla... [m.s.]

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