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«Inchiesta Ilva» Resta a domiciliari ex assessore ambiente

TARANTO – Il tribunale di Taranto, nelle vesti di giudice d’appello, ha rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata da Michele Conserva, l’ex assessore provinciale all’Ambiente coinvolto nell’inchiesta sull'Ilva denominata «Ambiente svenduto». Conserva era stato raggiunto il 26 novembre 2012 da una prima ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.
«Inchiesta Ilva» Resta a domiciliari ex assessore ambiente
TARANTO – Il tribunale di Taranto, nelle vesti di giudice d’appello, ha rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata da Michele Conserva, l’ex assessore provinciale all’Ambiente coinvolto nell’inchiesta sull'Ilva denominata «Ambiente svenduto». Conserva era stato raggiunto il 26 novembre 2012 da una prima ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

Il 15 maggio scorso era finito, invece, in carcere insieme all’ex presidente della Provincia Gianni Florido con le accuse di concussione tentata e consumata in relazione a pressioni su un dirigente della Provincia per favorire l’Ilva. Dieci giorni dopo aveva ottenuto i domiciliari (come Florido). I suoi difensori avevano presentato al gip Patrizia Todisco una nuova istanza di revoca, che era stata rigettata. Ora il Tribunale ha nuovamente respinto la richiesta di rimessione in libertà.

Gli altri indagati che furono raggiunti da misura restrittiva a maggio sono l’ex dirigente dell’Ilva, Girolamo Archinà, e l'ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia (era ai domiciliari ed è tornato in libertà una decina di giorni dopo). Al centro delle contestazioni per Conserva e Florido le autorizzazioni alla discarica Mater Gratiae. I due sono accusati anche di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare autorizzazioni per la discarica gestita dall’Ilva in carenza dei requisiti tecnico-giuridici.

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