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«Eleonora stava bene». Poi morì di fame

Durante il processo alla madre della bimba di Bari morta di stenti, una testimone ha detto che, «alcuni mesi prima del decesso», la piccola era in salute
BARI - E' stata dedicata all'audizione di una donna che vide la piccola Eleonora a casa di un'amica «alcuni mesi prima del decesso» l'udienza di oggi del processo con rito abbreviato alla mamma 23/enne di Eleonora, la bimba di 16 mesi morta di stenti nel rione Enziteto di Bari il 7 gennaio 2005, e del suo convivente, un pregiudicato di 42 anni, accusati entrambi di concorso in omicidio volontario.
Nel corso dell'udienza (che si svolge a porte chiuse) la testimone ha detto al gup del Tribunale di Bari, Marco Guida, che Eleonora «stava bene». La donna ha spiegato che vide la piccola nell'abitazione di una famiglia di amici (vicini di casa della famiglia di Eleonora) che, nell'estate del 2004, ospitarono la bimba per circa un mese e mezzo con il consenso della mamma di Eleonora, che era soddisfatta del «forte legame» che si era instaurato tra la sua bambina e la figlia maggiore della vicina di casa. Successivamente, la mamma di Eleonora riprese con sè la figlia perchè temeva che i servizi sociali segnalassero l'anomalo affidamento della bimba al Tribunale per i minorenni.
Nella prossima udienza - fissata al 27 aprile prossimo - è prevista la deposizione dello psichiatra Roberto Catanesi, consulente del pm inquirente Emanuele De Maria - che si è già espresso positivamente sulla capacità di intendere e di volere degli imputati. Al processo è costituito parte civile il padre legittimo della piccola Eleonora che, nell'atto di costituzione, ha affermato di non essere sicuro che la vittima sia sua figlia. La piccola, come era già emerso nel corso delle indagini, sarebbe infatti nata da una relazione occasionale che la mamma aveva avuto quando si prostituiva in Emilia Romagna, con il consenso dell'allora marito.
Dalle indagini è emerso lo stato di assoluta trascuratezza in cui veniva tenuta la bambina, odiata, perchè figlia di una relazione occasionale, sia dalla madre che dal patrigno. Tanto che quando era seduta nel passeggino veniva legata e costretta a guardare il muro. E quando piangeva, la piccola diventava bersaglio del lancio di oggetti da parte dei due. Nel garage trasformato in abitazione, sotto i portici di case popolari del degradato rione Enziteto, vivevano altri tre fratellini: due di quattro e due anni avuti dalla donna dall'ex marito e una bambina di pochi mesi avuta dal convivente. Tutti sono ora affidati a una struttura protetta.
Eleonora - secondo quanto accertato - veniva alimentata pochissimo e quando è morta era ridotta a uno scheletro: pesava 5,700 chili, quanto un bambino di quattro mesi. Era lasciata in stato di abbandono e spesso veniva percossa. Durante l'autopsia le fu riscontrata anche una doppia frattura mai curata a un braccio. L'obiettivo della donna e dell'uomo che viveva con lei - secondo quanto accertato dagli investigatori - era liberarsi della bambina, anche perchè, secondo il pm, erano certi che Eleonora fosse pervasa dal malocchio o posseduta dal demonio.

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