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«Perchè il rigassificatore non a Barletta?»

La proposta-provocazione dal consigliere regionale barlettano Giuseppe Cioce. «Più che altro è un invito alla riflessione per un progetto che porterebbe vantaggi»
BARI - «E se invece di Brindisi e Taranto fosse Barletta ad ospitare un rigassificatore?». La proposta-provocazione parte dal consigliere regionale barlettano del Psdi Giuseppe Cioce. «Più che altro è un invito alla riflessione su un progetto che potrebbe portare grandi vantaggi alla città e a tutta la nuova provincia - spiega l'esponente socialdemocratico - il vantaggio rispetto a Taranto e Brindisi è che per Barletta non c'è un progetto già pronto e quindi la città può discuterne in modo sereno e, in caso di consensi, avanzare una proposta che andrebbe incontro alle esigenze dell'Italia intera, che di impianti di quel genere ha grande bisogno, come dimostra l'attualissima emergenza gas, e che al tempo stesso rappresenterebbe una grande opportunità per Barletta».

Ma come nasce l'idea di Barletta? «Questa proposta - spiega ancora Cioce - parte da una mia riflessione sul porto, che ha ormai quasi definitivamente perso l'occasione di diventare un grande scalo mercantile, soprattutto ora che stanno per partire i lavori al porto di Molfetta, candidato senza dubbio al primato nella movimentazione delle merci nella fascia costiera tra Brindisi e Manfredonia. E' per questo che ritengo che il porto di Barletta possa essere convertito e ospitare un impianto che peraltro, è dimostrato, non inquina: non essendo un impianto di produzione, non genera infatti emissioni in atmosfera. Semmai il pericolo risiede nelle enormi quantità di gas stoccate, ma gli impianti in questione sono molto avanzati e anche su questo ci sono ampie garanzie». Secondo Cioce, comunque, il dato che non va trascurato è quello relativo ai risvolti economici-occupazionali del progetto.
«Per l'impianto di Taranto si parlava di un investimento di 540 milioni di euro - rileva il consigliere regionale del Psdi - con una produzione stimata in 8 miliardi di metri cubi annui di gas. Per la fase di costruzione si prevede l'utilizzo per due anni di circa 1.000 unità, mentre per l'esercizio il rigassificatore occuperebbe 200 persone più 400 per le attività di servizio e manutenzione. Questo senza considerare l'opportunità di far nascere la cosiddetta catena del freddo, un'industria parallela che potrebbe risollevare anche le sorti della nostra agricoltura attraverso investimenti nel campo dei surgelati, altra opportunità che genererebbe occupazione, si stima circa 1.000 unità. In una zona in cui la crisi del settore abbigliamento, tessile e calzaturiero ha messo in ginocchio l'intera economia, quella del rigassificatore mi sembra un'idea quantomeno su cui discutere. Poi si può anche decidere di accantonarla, la comunità locale in questo è sovrana, però noi politici abbiamo il dovere di informare la gente che rappresentiamo delle vere occasioni di sviluppo e questa lo è sicuramente».

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