Lottizzazione abusiva scattano due condanne per «Città del Catalano»

di Francesco Casula

TARANTO - Si è chiuso con due condanne e un non luogo a procedere per prescrizione il primo grado di giudizio sul processo nato per fare luce sulla realizzazione del complesso turistico «Città del Catalano» a Castellaneta Marina. Il collegio, presieduto dal giudice Michele Petrangelo e a latere i giudici Simone Orazio e Christina De Tommasi, ha condannato a tre anni di carcere Liborio Dibattista, di Gravina in Puglia, amministratore unico della società proprietaria dell’area in cui sono state realizzate le opere, e ad altri tre anni di carcere il funzionario dell’ufficio tecnico del Comune di Castellaneta, Pasquale D’Alò. 

Per i due imputati, difesi rispettivamente dagli avvocati Franz Pesare e Giuseppe Chielli, le accuse sono abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva. Le condanne sono state superiori rispetto alle richieste del pubblico ministero Mariano Buccoliero che aveva formulato per tutti e tre gli imputati una pena di un anno e otto mesi. Non luogo a procedere per sopraggiunta prescrizione, invece, per Renato Notarnicola, funzionario comunale di Castellaneta, difeso dall’avvocato Cristina Gigante. Il tribunale, inoltre, ha disposto la confisca degli immobili di proprietà della Tie e la restituzione dei beni ai terzi che hanno acquistato in buona fede (tra i quali anche il calciatore Nicola Legrottaglie) così come richiesto dai legali Fabrizio Lamanna e Luigi Palmieri.

Tutto cominciò il 5 novembre del 2007 quando gli agenti del Corpo Forestale apposero i sigilli a circa 300 appartamenti, una piscina, campi da gioco, un ristorante e persino un albergo. Il complesso turistico è situato nel cuore della pineta costiera, nelle vicinanze di un riserva biogenetica. La zona è classificata tra le aree naturali protette e per l’accusa i lavori hanno interessato, per oltre 6 mila metri quadrati, anche il tratturello demaniale Pineto considerato «bene di notevole interesse». Per le opere in costruzione sarebbero stati rilasciati diversi permessi da parte di enti pubblici, soprattutto dal Comune di Castellaneta, senza però aver richiesto e acquisito preventivamente, da parte della Soprintendenza per i Beni e le attività culturali e dell’Ufficio parchi della Regione Puglia, il nulla osta sul vincolo paesaggistico e la valutazione di incidenza previsti per legge e obbligatori per il rilascio di qualunque autorizzazione.

 

La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui
Privacy Policy Cookie Policy