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Assalti a portavalori, sgominato sodalizio

La Dda di Bari ha scoperta un'organizzazione composta da clan foggiani e ndrine. Due le rapine contestate. Sedici gli arresti effettuati. Una persona è latitante
BARI - Un legame forte tra cosche calabresi, le cosiddette ndrine, e gruppi criminali pugliesi: è quanto emerge dalle indagini sulle rapine ai furgoni portavalori della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che si sono concluse oggi con l'Operazione Commando dei carabinieri del Reparto Operativo del capoluogo. Sedici gli arresti effettuati, di cui sette già in carcere. Una persona è latitante. Coinvolti anche insospettabili incensurati.
«Una organizzazione a dimensione interregionale», ha commentato il procuratore capo della Repubblica di Bari Salvatore Marzano. Due le rapine attribuite ufficialmente al sodalizio, articolato in due componenti, quella cosentina e quella formata da elementi del clan foggiano dei Piarulli-Ferraro.
La base operativa era a Canosa di Puglia, nel nord barese. Esistono sospetti su diversi altri colpi.
E' stato accertato che alcune rapine, già preparate in tutti i dettagli, non sono state messe a segno per il cambio di itinerario all'ultimo momento da parte delle società di trasporto. Ma l'attività preparatoria e quasi esecutiva «denota - hanno detto gli inquirenti - una grossa capacità operativa, logistica e solidi contatti».
Oltre a quello di associazione mafiosa finalizzata alle rapine, detenzione di armi da guerra, ricettazione e riciclaggio di automezzi, ad alcuni degli arrestati potrebbero essere contestati, nel corso delle successive investigazioni, anche i reati di sequestro di persona e tentato omicidio. «Siamo in presenza non di una mafia ma di incroci di mafie», ha detto il sostituto procuratore della Dda Domenico Seccia.
«Da un lato la presenza dei calabresi, dall'altro lo zoccolo duro radicato nel territorio di Canosa di Puglia e il nucleo forte di appartenenti alla mafia foggiana, anche perchè le due rapine accertate sono state compiute in quel territorio».
Le indagini sono partite nel novembre dell'anno scorso, dopo l'ennesimo colpo contro un portavalori il 1° ottobre del 2004 a Brindisi. Le dinamiche di quella rapina trovavano la chiave di lettura nella pista calabrese, già ipotizzata per due assalti compiuti nel 2002, a marzo a Molfetta e a giugno a Barletta. Ma l'imput vero e proprio è venuto esattamente un anno fa proprio dalla Calabria dove un pubblico ministero e i carabinieri di Luzi (Cosenza), interessati alla cattura di Giovanni Abruzzese, 46 anni, all'epoca latitante, segnalarono ai colleghi pugliesi la possibile presenza dell'uomo in Puglia.
Quest'ultimo, infatti, si trovava nel casolare di Corato dove i Gis il 13 marzo di quest'anno hanno scovato il covo e la 'santabarbarà della banda e hanno arrestato 6 persone. Inoltre proprio a Luzi erano state trovate in un'auto, ad agosto del 2004, numerose armi da guerra le cui comparazioni balistiche erano compatibili con le rapine perpetrate contro i portavolari a Molfetta e a Barletta. Lo stesso veicolo, gestito da un incensurato del luogo, aveva un tagliando effettuato a Canosa di Puglia. Da qui la necessità di scoprire chi potesse ospitare i calabresi. Una volta arrestati i sei componenti calabresi della banda, tutti pregiudicati, nel casolare di Corato, sarebbe subentrata la seconda batteria composta da personaggi del foggiano legati ai Piarulli-Ferraro. Le due rapine oggetto dell'operazione odierna erano state già compiute. Il casolare sarebbe stato procurato ai calabresi dal titolare di un agriturismo, Donato Mariano Leone, incensurato, la cui individuazione è stata la chiave di volta dell'operazione di stamane.
Sarebbe stato lui a fornire l'appoggio logistico e a dirigere i sopralluoghi che duravano per settimane e i pedinamenti dei furgoni blindati. Inoltre l'altro elemento importante è stata la tecnica del taglio dei blindati con le mototroncatrici a scoppio, trovate nel casolare del blitz, una esclusiva riconducibile alla regia pugliese. «L'utilizzo della mototroncatrice - hanno detto gli inquirenti - sta a significare abilità, dimestichezza nel maneggio e forza fisica». Confermato l'uso di mezzi di grossa cilindrata, con lamiere di rinforzo. In questo è stata sfruttata l'esperienza pugliese nel contrabbando.
I banditi smontavano anche le reti di accesso (quelle che in autostrada servono a impedire l'accesso di animali) e in qualche caso le rimettevano a posto. Alcuni degli arrestati conservavano nel frattempo anche il loro lavoro.

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