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Bari, Emiliano a giudizio «Diffamò Ferorelli: debole  e "schiavo dei clan"» Il sindaco su Fb: «Una questione politica»

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
BARI - Su Facebook lo definì «schiavo del clan di Bari Vecchia» e «carico a chiacchiere». E in conferenza stampa, anche dopo le minacce di querela, rincarò la dose: «Querele o non querele, ribadisco che Ferorelli è timoroso, schiavo e sottoposto alla pressione di malavitosi». Ora per quelle frasi, pronunciate nell’estate 2011 quando impazzava la polemica sulla chiusura del lungomare, Michele Emiliano andrà a giudizio per diffamazione: il 13 dicembre, giorno di santa Lucia, il sindaco dovrà comparire davanti al giudice Chiara Civitano per rispondere delle offese arrecate al presidente della Circoscizione Murat, Mario Ferorelli
Bari, Emiliano a giudizio «Diffamò Ferorelli: debole  e "schiavo dei clan"» Il sindaco su Fb: «Una questione politica»
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

Su Facebook lo definì «schiavo del clan di Bari Vecchia» e «carico a chiacchiere». E in conferenza stampa, anche dopo le minacce di querela, rincarò la dose: «Querele o non querele, ribadisco che Ferorelli è timoroso, schiavo e sottoposto alla pressione di malavitosi». Ora per quelle frasi, pronunciate nell’estate 2011 quando impazzava la polemica sulla chiusura del lungomare, Michele Emiliano andrà a giudizio per diffamazione: il 13 dicembre, giorno di santa Lucia, il sindaco dovrà comparire davanti al giudice Chiara Civitano per rispondere delle offese arrecate al presidente della Circoscizione Murat, Mario Ferorelli. 

La vicenda occupò le cronache a metà luglio del 2011. Erano i giorni in cui il sindaco ragionava sulla chiusura serale del lungomare, decisione che (sono parole di Emiliano) «mette in contrapposizione chi vuole il rispetto della legalità, e chi invece ritiene che le bancarelle abusive e i pic nic rappresentino un fatto folkloristico». Una scelta che Ferorelli ha criticato, scatenando la reazione del sindaco sia su Facebook che davanti ai giornalisti. 

Nella citazione a giudizio firmata dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno si fa infatti riferimento a due capi di imputazione per diffamazione. Il primo riguarda appunto Facebook, con una frase scritta il 19 luglio («Nominerò immediatamente una commissione d’inchiesta che indaghi per verificare se questo andazzo denunciato anonimamente corrisponde a verità. Se così fosse si spiegherebbe il metodo attraverso il quale Mario Ferorelli conquista i suoi consensi») e una del 22: «Mario, sei schiavo del clan di Bari Vecchia. Vergognati. Sei un carico a chiacchiere. Non abbiamo adottato la delibera, carico a chiacchiere, abbiamo deciso cosa fare. Lunedì alle 11,00 vieni in Comune ti comunico il provvedimento... Carico a chiacchiere, sei troppo debole nei confronti di coloro che taglieggiano il tuo quartiere. Tu sai bene con chi abbiamo a che fare e stai esponendo tutti noi. Hai visto cosa hanno combinato davanti al Comune l’altro giorno? Hai capito a chi stai dando corda? Con quelli non si ragiona, ti mangeranno il cuore lo stesso, anche se ti mostri debole e arrendevole. Drizza la schiena, non fare l’ameba». 

Parole cui Ferorelli reagì preannunciando querela. E il 29 luglio, in una conferenza stampa, Emiliano rilancia: anche quelle frasi («Ribadisco che Ferorelli è timoroso, schiavo e sottoposto alla pressione di malavitosi ») finiscono nella querela proposta il 5 agosto, e formano ora il secondo capo di imputazione. In quella conferenza stampa Emiliano si difese dalle polemiche dicendo di aver già parlato con i magistrati a proposito del controllo dei clan sul lungomare («Non sono mica scemo»). Ferorelli si è invece affidato all’avvocato Francesco Paolo Sisto, parlamentare del Pdl: «Ferorelli si costituirà parte civile - annuncia Sisto - e chiamerà come testimoni tutti coloro che, ferma restando l’offensività di quelle frasi, potranno attestare l’assoluta infondatezza del loro contenuto».

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