Smanie per la villeggiatura a pochi chilometri dalla città. La critica estate 2012, quando ormai, anche per i baresi, la Costa Smeralda ha perso il suo smagliante colore attrattivo, chiama in causa le vacanze di un tempo, quando eravamo «poveri, ma belli». La scrittrice barese, Gabriella Genisi, che si sta godendo il successo del suo romanzo, «Uva noir», ultimo della trilogia con protagonista il commissario più verace e schietto d’Italia, Lolita Lobosco, racconta: «La mia vacanza estiva è la stessa da sempre, ma non è mai stata così attuale come quest’anno. Trattasi di villeggiatura, quello che una volta era un privilegio, poi è diventata una cosa totalmente out e oggi, improvvisamente diventa una risorsa».
Villeggiatura? Non credo che i ragazzi di oggi, ad esempio, sappiano di cosa si tratta. «Certo, la parola è molto antica, quasi in disuso oserei dire, e probabilmente le nuove generazioni non la conoscono affatto anche perché l’abitudine di “villeggiare”, cioè di trasferirsi per il tutto il periodo estivo nella casa al mare (che per i baresi che comunque vivono sul mare significa spostarsi di qualche chilometro a sud, e quindi Cozze, Polignano, fino a Rosa Marina, o a nord, e quindi Palese, Santo Spirito), era quasi scomparsa con l’avvento dei fantastici anni Ottanta. Ma uno dei lati belli dei momenti difficili è la riscoperta di certe cose del passato, quelle che poi non si capisce bene perché sono state messe da parte».
E questa sua villeggiatura contempla la solitudine dello scrittore che solitamente d’estate si rintana in posti isolati, come si dice, “per trovare l’ispirazione”, o prevede una compagnia caciarona? «Nella fattispecie la mia villeggiatura si svolgerà come da abitudine della mia famiglia d’origine sin dal 1936, in quel di Cozze, amena località balneare a sud di Bari. Con marito, figli, mamma, fratello, cognata, nipotini. Tutti insieme appassionatamente. Ed è bellissimo assistere in questa lunga e caldissima estate, alla riapertura di certe ville storiche chiuse ormai da decenni, e riconoscere in spiaggia i visi dei ragazzini di un tempo, ritrovarli con meno capelli e la pancetta, o mentre spingono un passeggino. Le famiglie finalmente si riuniscono, si comprano i letti a castello dall’Ikea, si sta tutti insieme, dalla nonna con l’artrosi all’ultimo capricciosissimo nipotino con le Hawaianas, passando per la cognata divorziata e non dimenticando il cugino inglese, che è pure di madrelingua e ci fa il ripasso ai ragazzini a costo zero».
Un’estate vintage quindi, all’insegna della semplicità e della riscoperta dei valori di una volta... «Certamente sì, infatti due strade più in là qualcuno mette a posto il campo da bocce e dopo le 17 chi vuole può andarci a giocare. Tornano di moda le cene con il vicinato, dove io porto la focaccia, qualcuno il vino e un altro la parmigiana. E ancora, le spaghettate di mezzanotte e le domeniche al mare col tegame della pasta al forno con le uova sode. Perché non c’è modo migliore dello stare insieme e dell’allegria per scacciarla via questa cosa brutta che c’è capitata. E allora le strade si riempiono di famiglie in bicicletta, alcune recuperate nei garage e mezze arrugginite. Qualche giorno fa m’è capitato perfino di vedere una vecchia Graziella Leopard d’epoca sfrecciare davanti a me. Sull’asfalto qualcuno col gessetto disegna la campana e prova a saltare. Si ricomincia a far chiacchiera all’angolo dopo la passeggiata serale, e in nome dell’ecologia si discute di quanto è buona l’acqua del rubinetto. E poi, la seconda domenica di agosto tutti dietro la processione, bambini compresi».
Nel suo ultimo romanzo lei e il suo commissario in gonnella offrite anche una carrellata di ricette tipiche baresi. Per questa estate al risparmio, Lolita, cosa consiglia? «Lolita avrebbe voluto venire in vacanza pure lei, ma i commissariati, a Bari, si sa, lavorano a pieno ritmo anche d’estate. Una gustosa ricetta, praticamente a costo zero, è la classica “cialledda”, che si prepara con il pane avanzato di ieri o di avantieri, patate e fagiolini lessi, una cipolla rossa, dieci pomodori, origano, un filo d’olio, un po’ d’acqua, due caroselli. E poi si mescola tutto insieme. L’altra è una sorta di “tortino con quello che tieni”, e si fa tagliando a dadini e poi soffriggendo le cose spaiate che restano nell’ultimo cassetto del frigo: una melanzana, tre zucchine, un peperone giallo, uno rosso, qualche pomodoro. Poi aggiungi due uova, quella mezza scamorza che nessuno vuole, il latte che se non lo consumi stasera scade domani, il gambetto del salamino ungherese, basilico, e quel panino che il fornaio c’ha dato in più per il bambino. Si mescola tutto in una coppa bene bene, poi nel tegame di coccio - se lo avete - quindi si passa in forno a 200 gradi per una mezz’ora. Non dico altro, mi saprete dire voi».
Buona villeggiatura, Gabriella. «Buone vacanze a tutti, crisi o non crisi, la mia estate 2012 profuma di Autan, basilico e sale, e se passate da Cozze venitemi a trovare».













