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Emergenza rifiuti, confronto a Molfetta

Dopo il primo dei tre giorni di incontri, studi e seminari - organizzati dalla Scuola nazionale rifiuti nel palazzo Turtur del centro storico - emerge già la priorità che è necessario coinvolgere e sensibilizzare i cittadini in una gestione integrata dell'immondizia. Il nodo dei termovalorizzatori
MOLFETTA (Bari) - Una società che cresce tende quasi inevitabilmente a produrre più rifiuti, che nel tempo rappresentano una delle 'bombe ambientali' più pericolose nel nostro sistema. Per fare il punto sulla ricerca scientifica, i dati in possesso e le applicazioni tecnologiche a disposizione, si sono avviati a Molfetta tre giorni di seminari e studi sull'argomento, organizzati dalla Scuola nazionale Rifiuti che ha sede presso il palazzo Turtur.
«Le questioni legate alla produzione ed allo smaltimento dei rifiuti sono problemi da affrontare insieme - sottolinea Gianluigi De Gennaro, ricercatore del dipartimento di Chimica dell'Università di Bari e tra gli organizzatori dell'evento - si deve arrivare a condividere le conoscenze scientifiche, le tecniche più avanzate a disposizione. Ecco perchè in queste giornate abbiamo invitato a stare intorno ai tavoli non solo scienziati, ma rappresentanti politici, cittadini, per arrivare a conclusioni condivise che possano diventare operative».

Il problema rifiuti è una questione dal forte impatto sociale. Tutti produciamo scarti ed immondizia, ma nessuno è poi disponibile a farsene carico: sia se è necessaria una discarica, sia se si parla di insediare un termovalorizzatore. Sono ricordi recenti gli scontri avvenuti in Campania dove intere cittadinanze hanno alzato barricate contro l'ipotesi di riapentura di una discarica e la costruzione di un termovalorizzatore, o in Basilicata dove nessuno voleva e vuole diventare area di stoccaggio per scorie nucleari.

«Eppure un termovalorizzatore realizzato con tecnologie moderne produce un impatto ambientale minore rispetto a tante industrie attive - sottolinea De Gennaro - però quando i cittadini sentono anche solo la parola 'termovalorizzatore' ecco la levata di scudi e le manifestazioni. Per ignoranza in genere, ecco perchè è importante coinvolgere tutti nei processi decisionali e di analisi dei bisogni».

Le giornate di lavoro a Molfetta si concluderanno il mese prossimo in seno ad «Ecomondo», la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, che ogni anno si tiene a Rimini, esperienza fortemente voluta, progettata e condotta dal professor Luciano Morselli dell'Università di Bologna e codirettore della Scuola Rifiuti insieme al professor Paolo Bruno dell'Università di Bari.
«I rifiuti vanno gestiti secondo un sistema integrato - spiega Morselli - dobbiamo puntare a produrne meno, abbassando il grado di pericolosità, impegnandoci in sistemi di raccolta differenziata. E' un ciclo virtuoso quello che bisogna avviare, non preoccuparci solo in fase di smaltimento e portando in discarica il meno possibile. In questo processo la chimica può dare una mano, interviene in quasi l'80% dei processi di produzione e smaltimento, può aiutare nel risolvere le questioni ambientali. Non si deve aver paura della chimica, può essere usata a favore dell'uomo e della natura. Inoltre ricordiamo sempre che il 20% dei rifiuti può essere tranquillamente riusato, è uno spreco non farlo».

«Le questioni sul tappeto sono particolari e possono dar adito a confusione se non ben trattate - spiega Bruno - ecco perchè la comunicazione ambientale deve essere il più trasparente e chiara possibile. Con la Scuola Nazionale Rifiuti ci proponiamo proprio questo: portare i problemi di carattere ambientale in piazza. Il primo appuntamento sarà il caffè scienza del 15 settembre».

Rita Schena

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