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«La Mafia è forte in Puglia e Basilicata»

Ma anche in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. E' quanto sostengono Fondazione Cesar e Unipol nel loro «Rapporto sicurezza Mezzogiorno 2004»
MESSINA - Un controllo da parte delle mafie forte e radicato, prostituzione, business redditizio della droga e dei proventi da reinvestire in attività immobiliari pubbliche e private, un fenomeno, quello del lavoro nero, che ha raggiunto dimensioni «inaccettabili», una presenza forte delle organizzazioni sindacali che continuano a denunciare, inascoltate, i «limiti» del sud e si propongono come «protagonisti attivi dei progetti di sviluppo». E' la «fotografia» di cinque regioni del sud (Campania, Basilicata, Puglia, Calabria Sicilia e Sardegna) scattata dalla Fondazione Cesar e la Unipol, che stamani a Messina hanno presentato il «Rapporto sicurezza Mezzogiorno 2004».
Il dossier è stato presentato dal segretario generale della Fondazione Cesar Giancarlo Brunello, alla presenza, tra gli altri, del procuratore della Repubblica di Messina Luigi Croce.
Il rapporto prende spunto dalle parole del procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, che nel gennaio scorso a Roma parlò di un fatturato lordo della criminalità mafiosa in Italia di 100 miliardi di euro l'anno. Il rapporto analizza la sicurezza nel mondo del lavoro, i fenomeni della mafia, della camorra e della 'ndrangheta, i business di droga e prostituzione, il racket delle estorsioni, il fenomeno del riciclaggio di denaro proveniente dalla droga.
«La mafia - ha detto Brunello - si combatte dando posti di lavoro, aumentando il livello di occupazione e di benessere delle persone, aumentando il senso di sicurezza».

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