Domenica 20 Gennaio 2019 | 02:04

Da Bari una campagna «salva fumatrici»

Il presidente nazionale della Lega per la lotta ai tumori, Francesco Schittulli, ha presentato nel capoluogo pugliese il progetto «Donne e fumo»
BARI - Si muore più per fumo di sigaretta che per incidenti stradali, eroina, aids, omicidi e suicidi. Solo in Italia i decessi per fumo di sigaretta sono circa 90.000 ogni anno. Il dato è della Lega Italiana per la Lotta contro i tumori il cui presidente nazionale, Francesco Schittulli, ha presentato oggi a Bari in un incontro con i giornalisti il progetto di sensibilizzazione chiamato Donne e fumo, una campagna specifica dedicata alle fumatrici, per le quali il cancro al polmone rappresenta la terza causa di morte dopo il tumore al seno e il carcinoma dell' intestino. L' iniziativa si è tenuta negli uffici della presidenza della Regione Puglia in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco organizzata dall' Oms (Organizzazione mondiale della sanità).
Erano presenti oltre al prof.Schittulli, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, l' assessore regionale alle politiche della salute, Alberto Tedesco, e il responsabile della Lilt di Bari, dott.Michele Quaranta.
Il 28 e il 29 maggio i volontari e gli stand della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori erano in tutte le piazze delle città italiane, ma non a Bari per rispetto alla visita del Papa, con la sciarpa chiffon «più griffata del mondo» e un opuscolo realizzato per spiegare come smettere di fumare e quali sono i danni che il fumo provoca, anche quelli determinati dal fumo passivo.
E sono le donne, soprattutto, - è stato ribadito oggi - ad essere maggiormente al centro dell' attenzione: «Attualmente in Italia - ha detto Schittulli - fuma quasi il 22,5% delle donne ed il cancro dei polmoni, un tempo molto raro tra la popolazione femminile, oggi rappresenta la terza causa di morte dopo il tumore al seno e all' intestino». In aumento sono anche altre forme tumorali legate al tabagismo: tumore dell' utero, della bocca, della laringe, della faringe, dell' esofago, della vescica, del pancreas e della mammella.
E anche il rischio di malattie del sistema circolatorio e dell' apparato respiratorio è in forte aumento. L' entrata in vigore della legge che vieta il fumo nei luoghi pubblici ha prodotto «sicuramente effetti positivi» e in Italia si registra una flessione del numero dei fumatori. «La Lega - ha detto Schittulli - è impegnata a livello nazionale a raggiungere tre obiettivi: la conoscenza del problema, l' anticipazione diagnostica, e l' assistenza ai malati tumorali».
E' anche necessario un più stretto collegamento con il mondo della scuola e con le istituzioni. «In Puglia, come nelle altre regioni italiane - ha aggiunto Schittulli - occorre una concertazione delle varie attività di volontariato ed un censimento delle associazioni oncologiche esistenti sul territorio».
«Ma la lotta contro il cancro - ha fatto presente il presidente della Regione Puglia - non è soltanto una questione di sigarette, di superamento delle tendenze che a volte si diffondo soprattutto tra i giovani, come il tabagismo. La lotta contro il cancro è anche una lotta in difesa della salubrità dell' ambiente ed è una lotta - ha continuato Vendola - che dovrebbe riguardare un grande disegno di riconversione delle produzioni più inquinanti».
«Questo - ha aggiunto - è il grande tema, non dei prossimi giorni, dei prossimi decenni. Un tema che dovrà affrontare il mondo intero con serietà e senza fatalismo». L' assessore regionale pugliese alle politiche sociali ha annunciato la possibilità che in Puglia venga avviato un nuovo screening: «In Puglia - ha infatti detto Tedesco - sono stati già avviati tre screening relativi alle patologie mammarie, alle patologie ginecologiche e alle patologie dell' apparato intestinale, in particolare il colon retto, attraverso screening mirati, fatti in maniera estensiva su fasce di popolazione molto ampie».
«Oggi - ha aggiunto Tedesco - è emersa la proposta di allargare lo screening anche alle patologie polmonari indotte dal fumo attivo e passivo, alla stregua di quello che sta facendo il prof.Veronesi nel Centro europeo per i tumori; credo che sia una proposta che merita attenzione, soprattutto bisognerà individuare un campione mirato sul quale produrre uno screening i cui risultati poi possono dare ulteriori elementi per vedere di allargare ma soprattutto di individuare efficaci politiche sul versante della informazione e della prevenzione».

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