Riesame, no a revoca sequestro 12 milioni a gruppo Degennaro
BARI - Il Tribunale del Riesame di Bari ha rigettato la richiesta di revoca dell’ordinanza di sequestro preventivo di 12 milioni di euro circa che il gruppo imprenditoriale Degennaro aveva ottenuto come finanziamenti pubblici grazie alla legge 488/1992. Il sequestro era stato eseguito su disposizione della magistratura barese il 25 gennaio scorso dalla Guardia di Finanza di Bari nei confronti delle società beneficiarie 'Futura Bari srl', 'Castellaneta Domus srl' (entrambe oggi 'Tecnodelta Costruzioni spà) e 'Immobiliare Brindisi Paradiso srl' (oggi 'Villaggio dei Turchesi srl').
Il ricorso al Riesame era stato presentato da alcuni indagati, tra i quali Daniele Giulio Degennaro, accusati dal pm della Procura di Bari, Isabella Ginefra, di tentata truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico. L’inchiesta era stata avviata nel 2008, nell’ambito di controlli sui soggetti beneficiari di provvidenze pubbliche per il sostegno all’attività imprenditoriale. Gli aiuti si sono concretizzati nella concessione di contributi a fondo perduto, da parte del ministero dello Sviluppo Economico, per un totale di 23 milioni di euro circa (12 milioni dei quali oggetto della misura cautelare) a varie società riconducibili al gruppo Degennaro per la realizzazione di nuove strutture turistico-alberghiere, industriali e per la ristrutturazione di un centro medico-sportivo, situati nelle province di Bari, Taranto e Barletta Andria Trani.
Secondo la Procura, dalle indagini sarebbe emerso un complicato sistema di società satellite, ben 15, che, trasferendo fondi da una all’altra, prospettavano al ministero una situazione patrimoniale diversa da quella reale, simulando apporti di capitale per almeno 40 milioni di euro. Pende ancora davanti allo stesso Riesame, inoltre, l’appello della Procura contro il mancato sequestro dei contributi già erogati (pari ad ulteriori 11 milioni di euro).
Il ricorso al Riesame era stato presentato da alcuni indagati, tra i quali Daniele Giulio Degennaro, accusati dal pm della Procura di Bari, Isabella Ginefra, di tentata truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico. L’inchiesta era stata avviata nel 2008, nell’ambito di controlli sui soggetti beneficiari di provvidenze pubbliche per il sostegno all’attività imprenditoriale. Gli aiuti si sono concretizzati nella concessione di contributi a fondo perduto, da parte del ministero dello Sviluppo Economico, per un totale di 23 milioni di euro circa (12 milioni dei quali oggetto della misura cautelare) a varie società riconducibili al gruppo Degennaro per la realizzazione di nuove strutture turistico-alberghiere, industriali e per la ristrutturazione di un centro medico-sportivo, situati nelle province di Bari, Taranto e Barletta Andria Trani.
Secondo la Procura, dalle indagini sarebbe emerso un complicato sistema di società satellite, ben 15, che, trasferendo fondi da una all’altra, prospettavano al ministero una situazione patrimoniale diversa da quella reale, simulando apporti di capitale per almeno 40 milioni di euro. Pende ancora davanti allo stesso Riesame, inoltre, l’appello della Procura contro il mancato sequestro dei contributi già erogati (pari ad ulteriori 11 milioni di euro).