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Trani - Quasi terminata inchiesta Banca 121

Il pubblico ministero Antonio Savasta ha disposto la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini a carico di 38 persone
TRANI - L'inchiesta della Procura della Repubblica di Trani sui prodotti strutturati dell'ex Banca 121 è pressoché terminata.
Il pubblico ministero Antonio Savasta ha disposto la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini a carico di 38 persone.
Tra loro una serie di dipendenti e promotori finanziari che hanno piazzato i prodotti, spacciati solo sulla carta a capitale garantito, ma anche la loro ideatrice, Rossana Venneri, ed alcuni responsabili delle cosiddette strutture intermedie dell'istituto, quelle che, in pratica, fungono da collegamento tra la direzione e le singole agenzie.
Tra questi Giuseppe Pacileo, responsabile di divisione e coordinamento delle filiali nonché responsabile dell'unità operativa Rete Italia, Giuseppe Rinaldi, capo area di Bari della 121, Vincenzo Murolo, direttore generale di Banca 121 P.F., Valerio Pacelli, vicedirettore generale con delega per il marketing, Marco Mazzucchelli, presidente e rappresentante di Mps Finance Banca Mobiliare spa.
Se la Venneri era la mente, alcuni personaggi delle cosiddette divisioni intermedie di commercializzazione sarebbero stati il braccio. Una regia mirata in prima battuta a quanti dovevano effettivamente piazzare quei prodotti, e cioè responsabili, impiegati e promotori.

Una «politica commerciale con modalità aggressive in danno della clientela» che avrebbe visto, però, come prime vittime, anche i collocatori dei contratti.
Non furono pochi a denunciare le vessazioni subite durante le convention, prima di piazzare a loro volta i prodotti finanziari ad altissimo rischio. Per chi non vendeva un certo numero di pacchetti si sarebbero prospettati licenziamenti e ridimensionamenti.
Nell'elenco dei possibili imputati non figurano, invece, i nomi dell'ex presidente della 121, Lorenzo Gorgoni, e dell'ex direttore generale Vincenzo De Bustis.
Segno eloquente che il pm ha stralciato la loro posizione per formulare al gip del tribunale tranese richiesta di archiviazione.
Secondo indiscrezioni, dalle indagini sarebbe emerso che i vertici della banca e dunque Gorgoni, De Bustis ed i CdA avrebbero impartito direttive per il rispetto della normativa in materia (comunque lacunosa) venendo rassicurati in merito dalle strutture intermedie.
Dopo che la richiesta di archiviazione per Gorgoni e De Bustis sarà formalizzata, l'ultima parola spetterà al gip de Tribunale di Trani Michele Nardi che ha già archiviato le posizioni del governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, e dell'ex presidente della Consob, Luigi Spaventa, inizialmente accusati di omessa vigilanza nella collocazione, da parte della 121, di prodotti finanziari dai nomi "acronimi", cioè assonanti alla denominazione dei titoli di Stato che sono realmente a capitale garantito: Btp On Line, Btp Tel, Btp-Index, Btp Option, Bot Strike 2001, Bot Equity 2001, Bot Reverse 2001.
L'inchiesta ha riguardato il collocamento dei prodotti finanziari nel circondario degli 11 comuni rientrati nella competenza della Procura tranese.
Migliaia di contratti sottoposti per la fugace sottoscrizione a clienti molto spesso non avvezzi ad operazioni bancarie rischiose, sfruttando il rapporto di fiducia, il nome equivoco dei prodotti e la prospettazione di lauti interessi, che, però, non si sono realizzati.
Nonostante le numerose transazioni stipulate in questi mesi a fronte della polverizzazione del capitale investito, la vicenda penale permane ed ora gli indagati avranno 20 giorni per chiedere al Pm di essere interrogati, o per presentare memorie e richiesta di supplemento d'indagini.
Solo dopo il Pm deciderà se, e per chi, formulare richiesta di rinvio a giudizio.
Secondo l'accusa, i contratti dei prodotti finanziari, poi acquisti dall'incorporante Monte dei Paschi di Siena, sarebbero stati stipulati con raggiri e violazione della normativa a tutela dei clienti.
La marea di sottoscrizioni, peraltro nell'epoca (anni 2000) in cui la "121" si rendeva appetibile sul mercato, sarebbe stata dettata, a parere del Pm, anche dagli ingenti premi che i procacciatori conseguivano.
Di qui una massiccia e vessatoria campagna di collocamento col conseguente ostacolo creato anche agli organi di vigilanza.

Antonello Norscia

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