La furia del mare flagella il litorale
LECCE - La mareggiata di ieri ha di nuovo messo in ginocchio il litorale costiero. La denuncia arriva dal presidente di Assobalneari Salento, Mauro Della Valle, il quale sottolinea che si tratta purtroppo di un film in bianco e nero, visto e rivisto. Particolarmente delicata la situazione nella zona dei laghi Alimini, dove ad essere stati colpiti in modo violento dalla mareggiata - sottolinea il presidente dell’associazione - sono stati i lidi «Fico d’India», «Tropea» e «Acqua Chiara», con le suppellettili e i frigoriferi sballottolati dalle onde. Al lido Mancarella, a San Cataldo, sarebbero state invece danneggiate alcune strutture in cemento. Grave anche la situazione ad Otranto, dove il mare grosso e forti raffiche di vento, pari a 40 nodi, hanno flagellato la città nelle ultime 30 ore.
Le mareggiate - come detto - hanno creato grossi problemi lungo la costa degli Alimini, dove l’acqua ha risucchiato le spiagge, portando a riva materiale di risulta di ogni tipo e detriti. Danni si sono registrati in diversi stabilimenti della zona nord. Anche nelle strutture balneari cittadine, dalla Castellana sino al lungomare, le onde non hanno lasciato tregua. In zona porto, sono stati registrati danneggiamenti ad alcune imbarcazioni, che hanno rotto gli ormeggi, finendo addosso ad altri natanti. Nell’area dell’Ufficio circondariale marittimo, le onde alte e spruzzi d’acqua hanno invaso la strada, fino ad interessare la struttura della Guardia costiera e a riportare sull’asfalto salsedine e detriti.
Curioso l’episodio raccontato da alcuni pescatori e frequentatori del porto: in mattinata, per via delle onde alte, si sono visti diversi cefali schizzare fuori dall’acqua e finire sopra i pontili e a bordo di alcune imbarcazioni. A Gallipoli, il vento che soffiava da nord-nord ovest, ha raggiunto nel pomeriggio (meteo online reaction.it) picchi di oltre 71 chilometri, che ha reso necessari interventi dei vigili del fuoco per rimuovere un grosso ramo di pino che rischiava di rovinare su via Alighieri, in zona lido San Giovanni, nonchè una porzione di lampione sul lungomare Galilei, in prossimità del piazzale Falcone- Borsellino. La furia del mare, dunque, ha flagellato nuovamente le coste salentine, soprattutto il litorale adriatico.
«E’ l’ennesimo danno ambientale - dice Della Valle - che si abbatte sul prezioso patrimonio costiero del Salento. Una emergenza sottovalutata dalla politica, che ha le competenze per intervenire. Responsabilità che colpisce al cuore l’impresa turistica e soprattutto quella balneare». Assobalneari, dunque, torna a denunciare la delicata situazione, caratterizzata «dalla totale mancanza di una politica di pianificazione costiera, attraverso opere di ripascimento ed opere di prevenzione. Dai vertici regionali abbiamo riscontrato iniziative ed emanazioni di circolari, linee guida, piani coste, senza arrivare a veri e propri progetti di fattibilità, seguiti da bandi con disponibilità di risorse».
Secondo Assobalneari si tratta di una questione di volontà. «Dopo circa 10 anni di mareggiate - continua Della Valle - che hanno messo in ginocchio l’habitat costiero, abbiamo capito che la politica non ha interesse per la tutela delle coste, visto che rincorre altre priorità. Ma noi non ci stiamo a questo immobilismo, e continueremo a “disturbare” a tutti i livelli politici». E spiega come nel piano delle coste, «tra le mille prescrizioni contenute nel manuale tecnico, viene ricordato ai sindaci delle località costiere, ai concessionari demaniali, che nelle spiagge in erosione non è previsto il rinnovo della concessione demaniale, bensì la revoca. Come dire che, invece di curare l’ammalato, gli si dà il colpo di grazia».
Le mareggiate - come detto - hanno creato grossi problemi lungo la costa degli Alimini, dove l’acqua ha risucchiato le spiagge, portando a riva materiale di risulta di ogni tipo e detriti. Danni si sono registrati in diversi stabilimenti della zona nord. Anche nelle strutture balneari cittadine, dalla Castellana sino al lungomare, le onde non hanno lasciato tregua. In zona porto, sono stati registrati danneggiamenti ad alcune imbarcazioni, che hanno rotto gli ormeggi, finendo addosso ad altri natanti. Nell’area dell’Ufficio circondariale marittimo, le onde alte e spruzzi d’acqua hanno invaso la strada, fino ad interessare la struttura della Guardia costiera e a riportare sull’asfalto salsedine e detriti.
Curioso l’episodio raccontato da alcuni pescatori e frequentatori del porto: in mattinata, per via delle onde alte, si sono visti diversi cefali schizzare fuori dall’acqua e finire sopra i pontili e a bordo di alcune imbarcazioni. A Gallipoli, il vento che soffiava da nord-nord ovest, ha raggiunto nel pomeriggio (meteo online reaction.it) picchi di oltre 71 chilometri, che ha reso necessari interventi dei vigili del fuoco per rimuovere un grosso ramo di pino che rischiava di rovinare su via Alighieri, in zona lido San Giovanni, nonchè una porzione di lampione sul lungomare Galilei, in prossimità del piazzale Falcone- Borsellino. La furia del mare, dunque, ha flagellato nuovamente le coste salentine, soprattutto il litorale adriatico.
«E’ l’ennesimo danno ambientale - dice Della Valle - che si abbatte sul prezioso patrimonio costiero del Salento. Una emergenza sottovalutata dalla politica, che ha le competenze per intervenire. Responsabilità che colpisce al cuore l’impresa turistica e soprattutto quella balneare». Assobalneari, dunque, torna a denunciare la delicata situazione, caratterizzata «dalla totale mancanza di una politica di pianificazione costiera, attraverso opere di ripascimento ed opere di prevenzione. Dai vertici regionali abbiamo riscontrato iniziative ed emanazioni di circolari, linee guida, piani coste, senza arrivare a veri e propri progetti di fattibilità, seguiti da bandi con disponibilità di risorse».
Secondo Assobalneari si tratta di una questione di volontà. «Dopo circa 10 anni di mareggiate - continua Della Valle - che hanno messo in ginocchio l’habitat costiero, abbiamo capito che la politica non ha interesse per la tutela delle coste, visto che rincorre altre priorità. Ma noi non ci stiamo a questo immobilismo, e continueremo a “disturbare” a tutti i livelli politici». E spiega come nel piano delle coste, «tra le mille prescrizioni contenute nel manuale tecnico, viene ricordato ai sindaci delle località costiere, ai concessionari demaniali, che nelle spiagge in erosione non è previsto il rinnovo della concessione demaniale, bensì la revoca. Come dire che, invece di curare l’ammalato, gli si dà il colpo di grazia».