Martedì 19 Febbraio 2019 | 09:20

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Violenza sessuale - Prete condannato a Trani

Un anno e 4 mesi di reclusione, col beneficio della sospensione della pena, per un sacerdote biscegliese. A denunciarlo una ragazza che, all'epoca dei fatti, aveva 17 anni
TRANI - Un anno e quattro mesi di reclusione, col beneficio della sospensione della pena, per l'accusa di violenza sessuale.
Questa la condanna inflitta dal tribunale di Trani (presidente Grazia Miccoli) ad un sacerdote biscegliese per fatti che sarebbero stati commessi in una città limitrofa, dove il prelato svolgeva il proprio ministero.
A conclusione del dibattimento il pm aveva chiesto la sua assoluzione ma nemmeno questo è bastato al sacerdote per evitare le umane conseguenze del suo presunto "peccato".
Un peccato di carne, secondo quanto denunciato dalla vittima. Una 22enne del nord barese che quand'era 17enne sarebbe stata oggetto di particolari attenzioni e palpeggiata nelle parti intime.
Secondo l'accusa, il sacerdote le sarebbe piombata addosso, cingendola la schiena violentemente, con una mano, ed alzandole il vestito e stringendole l'organo genitale, con l'altra.
Il fattaccio sarebbe accaduto in una casa del sacerdote concessa in comodato alla madre della vittima che si era da poco separata dal marito.
Dinanzi al suo disagio, il prete le offrì la gratuita disponibilità di un appartamento, diverso da quello dove lui risultava abitare.
Secondo la denuncia, il 9 gennaio del 2000 la ragazza si recò a trovare la madre. Qui, però, incontrò anche il sacerdote che avrebbe approfittato di lei mentre la mamma si trovava sotto la doccia.
Di qui l'accusa di violenza sessuale consistita, dunque, in palpeggiamenti.
A querelare il sacerdote fu il papà dell'adolescente che comunque sottoscrisse la denuncia.
Il sacerdote ha sempre respinto le accuse, sostenendo, tra l'altro, che non coabitava con la madre della ragazzina.
Ma a quest'ultimo proposito, in occasione della notifica di un atto, gli agenti del commissariato accertarono la presenza del sacerdote proprio in quella casa. "Alle 21,10 rispose ai poliziotti in pantalone e maglietta, presumibilmente pigiama"- si leggeva nella relazione di servizio.
Sin dall'udienza preliminare il legale del sacerdote evidenziò il disagio della ragazzina proprio a causa del conflitto sorto tra i suoi genitori. Ma, evidentemente, la sua versione è stata ritenuta credibile dal tribunale che nei prossimi 90 giorni depositerà 1e motivazioni della sentenza di primo grado con cui il collegio tranese ha riqualificato i reati inizialmente contestati dal pubblico ministero, escludendo l'aggravante "della qualità di ministro di culto".
Il sacerdote è stato condannato anche ad una provvisionale di 5.000 euro in favore della ragazzina, costituitasi parte civile, ed interdetto da "qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela".
Antonello Norscia

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