«Io, bodyguard lavoro per proteggere i vip»
di Fabio Venere
TARANTO - Il re dei bodyguard (nella foto con Elisabetta Canalis) parla tarantino. Anzi, no. Ormai Antonio Boccuni, 42 anni, nato nel capoluogo ionico, ha il timbro genovese. È lì sotto la Lanterna che, ormai da oltre vent’anni, Boccuni e la sua famiglia d’origine vivono e lavorano. Ed è in Liguria che ha fondato, insieme al fratello Francesco e ad un altro socio, la società Main Agency srl. Cosa fa? Organizza eventi, cura gli aspetti logistici, coordina i piani per la sicurezza degli ospiti e poi protegge i vip dal... calore dei fan. Nella provincia ligure, inoltre, la società di Boccuni si occupa della sicurezza degli spettacoli previsti in quasi tutti i principali locali (discoteche soprattutto). «Tra questi - sottolinea subito - “Covo di Nord Est” a Portofino. Locale frequentato, tra gli altri, persino da Marina Berlusconi». Ma, sia chiaro, la Main Agency è, come dire?, un’istituzione non solo sotto la Lanterna ma anche nel resto del Paese. «Nello scorso fine settimana, insieme ad una sessantina tra miei collaboratori ho contribuito a coordinare gli interventi per far svolgere nel migliore dei modi il concerto di Ligabue a Campovolo davanti a 120mila persone. Sono stato in pedi, praticamente, da venerdì sera sino all’alba di domenica mattina..».
Quando e perché la sua famiglia decise di abbandonare Taranto?
«Avevo 22 anni o poco meno e la mia famiglia decise di andarsene. Il motivo? Mio padre era titolare di alcuni supermercati ma proprio il triennio ‘90 - ‘92 è stato, forse, il peggiore per la storia recente di Taranto. Sono stati gli anni più bui».
Erano gli anni della guerra di mala, l’Italsider iniziava ad espellere i suoi dipendenti dal ciclo produttivo, l’Amministrazione comunale era instabile.
«Esatto. Erano proprio quegli anni lì e per questo decidemmo di andarcene a Genova. Lì, in Liguria, mio padre ha ripreso attività commerciali ed io e mio fratello ci siamo dati da fare per entrare nel mondo del lavoro».
E così è iniziato il vostro cammino nel mondo delle guardie del corpo?
«Sì, abbiamo iniziato a lavorare all’interno delle discoteche ed a garantire la sicurezza in alcune serate, in alcune feste. Poi, pian piano, il nostro lavoro è stato apprezzato sempre di più col passar degli anni».
E così vi siete messi in proprio con la vostra agenzia?
«Praticamente».
Come si svolge il vostro lavoro?
«Dipende se si tratta di una serata in una discoteca o di un concerto oppure se si tratta di accompagnare qualche personaggio del mondo dello spettacolo in qualche teatro, in qualche albergo».
Lei quale location preferisce?
«Trovo gratificante dal punto di vista professionale organizzare un concerto».
È anche più impegnativo?
«Certamente. Bisogna fare necessariamente dei sopralluoghi nei giorni che precedono l’evento. E poi, si devono sistemare le transenne, prevedere le vie di fuga e far sì che tutto si svolga senza problemi. Ci interessa soprattutto che il pubblico non abbia alcun problema. Insomma, che nessuno si faccia male».
A proposito di vip, tra tutti quelli che ha accompagnato con quali ha un rapporto particolare?
«Da sette anni, sono l’assistente personale di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negroamaro. Poi, per il resto, se dovessi fare l’elenco di tutti quelli che ho protetto da fan e curiosi, impiegherei davvero molto tempo».
Ce ne dica qualcuno?
«Brad Pitt, Robert De Niro, Elisabetta Canalis, Silvio Muccino, Bob Sinclar ed altri ancora».
Nelle discoteche, invece, qual è il vostro ruolo?
«Nulla di particolare. Ci limitiamo a controllare ed a chiamare le forze dell’ordine. Purtroppo, per legge, abbiamo le mani legate. In Italia, infatti, sono anni ormai che chiediamo una modifica della legislazione vigente. Chiediamo gli stessi poteri che hanno i nostri colleghi del Belgio».
Ma così non si corre il rischio che i cosiddetti buttafuori possano avere lo... schiaffo facile?
«Non chiediamo questo. Chi fa questo lavoro, e mi rivolgo soprattutto ai giovani, pensando di poter usare facilmente le mani sbaglia. Chi, tra noi, dà uno schiaffo dimostra la sua sconfitta. Un addetto alla sicurezza, infatti, deve saper prevenire».
TARANTO - Il re dei bodyguard (nella foto con Elisabetta Canalis) parla tarantino. Anzi, no. Ormai Antonio Boccuni, 42 anni, nato nel capoluogo ionico, ha il timbro genovese. È lì sotto la Lanterna che, ormai da oltre vent’anni, Boccuni e la sua famiglia d’origine vivono e lavorano. Ed è in Liguria che ha fondato, insieme al fratello Francesco e ad un altro socio, la società Main Agency srl. Cosa fa? Organizza eventi, cura gli aspetti logistici, coordina i piani per la sicurezza degli ospiti e poi protegge i vip dal... calore dei fan. Nella provincia ligure, inoltre, la società di Boccuni si occupa della sicurezza degli spettacoli previsti in quasi tutti i principali locali (discoteche soprattutto). «Tra questi - sottolinea subito - “Covo di Nord Est” a Portofino. Locale frequentato, tra gli altri, persino da Marina Berlusconi». Ma, sia chiaro, la Main Agency è, come dire?, un’istituzione non solo sotto la Lanterna ma anche nel resto del Paese. «Nello scorso fine settimana, insieme ad una sessantina tra miei collaboratori ho contribuito a coordinare gli interventi per far svolgere nel migliore dei modi il concerto di Ligabue a Campovolo davanti a 120mila persone. Sono stato in pedi, praticamente, da venerdì sera sino all’alba di domenica mattina..».
Quando e perché la sua famiglia decise di abbandonare Taranto?
«Avevo 22 anni o poco meno e la mia famiglia decise di andarsene. Il motivo? Mio padre era titolare di alcuni supermercati ma proprio il triennio ‘90 - ‘92 è stato, forse, il peggiore per la storia recente di Taranto. Sono stati gli anni più bui».
Erano gli anni della guerra di mala, l’Italsider iniziava ad espellere i suoi dipendenti dal ciclo produttivo, l’Amministrazione comunale era instabile.
«Esatto. Erano proprio quegli anni lì e per questo decidemmo di andarcene a Genova. Lì, in Liguria, mio padre ha ripreso attività commerciali ed io e mio fratello ci siamo dati da fare per entrare nel mondo del lavoro».
E così è iniziato il vostro cammino nel mondo delle guardie del corpo?
«Sì, abbiamo iniziato a lavorare all’interno delle discoteche ed a garantire la sicurezza in alcune serate, in alcune feste. Poi, pian piano, il nostro lavoro è stato apprezzato sempre di più col passar degli anni».
E così vi siete messi in proprio con la vostra agenzia?
«Praticamente».
Come si svolge il vostro lavoro?
«Dipende se si tratta di una serata in una discoteca o di un concerto oppure se si tratta di accompagnare qualche personaggio del mondo dello spettacolo in qualche teatro, in qualche albergo».
Lei quale location preferisce?
«Trovo gratificante dal punto di vista professionale organizzare un concerto».
È anche più impegnativo?
«Certamente. Bisogna fare necessariamente dei sopralluoghi nei giorni che precedono l’evento. E poi, si devono sistemare le transenne, prevedere le vie di fuga e far sì che tutto si svolga senza problemi. Ci interessa soprattutto che il pubblico non abbia alcun problema. Insomma, che nessuno si faccia male».
A proposito di vip, tra tutti quelli che ha accompagnato con quali ha un rapporto particolare?
«Da sette anni, sono l’assistente personale di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negroamaro. Poi, per il resto, se dovessi fare l’elenco di tutti quelli che ho protetto da fan e curiosi, impiegherei davvero molto tempo».
Ce ne dica qualcuno?
«Brad Pitt, Robert De Niro, Elisabetta Canalis, Silvio Muccino, Bob Sinclar ed altri ancora».
Nelle discoteche, invece, qual è il vostro ruolo?
«Nulla di particolare. Ci limitiamo a controllare ed a chiamare le forze dell’ordine. Purtroppo, per legge, abbiamo le mani legate. In Italia, infatti, sono anni ormai che chiediamo una modifica della legislazione vigente. Chiediamo gli stessi poteri che hanno i nostri colleghi del Belgio».
Ma così non si corre il rischio che i cosiddetti buttafuori possano avere lo... schiaffo facile?
«Non chiediamo questo. Chi fa questo lavoro, e mi rivolgo soprattutto ai giovani, pensando di poter usare facilmente le mani sbaglia. Chi, tra noi, dà uno schiaffo dimostra la sua sconfitta. Un addetto alla sicurezza, infatti, deve saper prevenire».