«Nuovi manager Asl? No: solo spostati da una Asl all'altra»

Parere favorevole a maggioranza (con il voto contrario del Pdl e astensione dell’Udc) alle nomina dei cinque nuovi direttori generali delle Asl di Bari, Taranto, Lecce, Bat e Brindisi. E qualche polemica, non solo da parte del centrodestra, sui criteri che il governo Vendola ha seguito nella scelta dei neo-manager e sulla discontinuità declamata nella governance della sanità pugliese.

Nel mirino di Dino Marino (Pd) finisce Mimmo Colasanto, transitato da Taranto a guidare l’Asl di Bari, «reo» di aver nominato come direttore sanitario Vito Colacicco, ex dirigente dell’Asl foggiana sulla quale da tempo il presidente della commissione Sanità invoca un ricambio ancora non avvenuto. 

«Così facendo, torniamo cento passi indietro rispetto al progetto di discontinuità e rinnovamento - ha scandito Marino - che il Pd ha più volte invocato». Insomma, nessuno sconto ai nuovi manager cui Vendola ha inteso affidare la guida di una nuova sanità, nuova - secondo Marino - solo sulla carta, visto che il sistema pubblico continua a mostrarsi deresponsabilizzato, oltre che malridotto in termini di mezzi e personale come gli stessi direttori generali, nell’audizione in commissione, avevano ammesso. Quanto al segnale di discontinuità posto come condizione dal Pd, è stato condiviso solo «parzialmente» dalla giunta anche per Pino Romano, il coordinatore dei rapporti tra consiglieri di maggioranza e giunta che da tempo lamenta scarsità di dialogo.

Toni simili a quelli di Marino dal vicecapogruppo Pdl Massimo Cassano: «Il balletto di poltrone con direttori generali spostati da una Asl all’altra o direttori sanitari e amministrativi che hanno fallito in una Asl e vengono mandati in un’altra, non serve alla sanità. È impossibile che chi ha fallito in una Asl, possa risollevare le sorti di un’altra. Così come - ha scandito - non servirebbe l’avvicendamento tra gli assessori Fiore e Amati alla guida dell’assessorato». Le voci di corridoio che vorrebbero un avvicendamento, con l’uscita di scena a settembre dell’attuale titolare della sanità, continuano a girare, seppur smentite e allontanate sia dal governatore Vendola che dal segretario Pd Blasi, indicato come papabile per un nuovo ingresso in giunta.

«I direttori generali gestiscono una cifra che si aggira intorno ai 5,5 miliardi di euro, ma fino a quando il governo Vendola non deciderà di intervenire sulla gestione del sistema e sul controllo della spesa - ha attaccato Rocco Palese, capogruppo Pdl - questi manager saranno generali senza armi né munizioni».

A fronte, poi, dei plausi da Sel e Puglia per Vendola, le riserve dell’Idv e quelle dei Socialisti. Infine, l’Udc, che chiede più chiarezza nei rapporti tra politica e management sanitario e l’attivazione delle strutture compensative ai tagli degli ospedali.

[b. mart.]
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