Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 08:01

Bari - Operazione contro clan Strisciuglio

Condannati in Cassazione 19 esponenti del clan mafioso. Blitz dei carabinieri per evitare fughe • Minori e crimine, un convegno: la Mafia ha «figliato» 1.700 volte
Bari - Operazione contro clan Strisciuglio BARI - Avevano i borsoni già pronti per ogni evenienza ma, grazie all'operazione fulminea dei carabinieri, non hanno fatto in tempo a fuggire alcuni dei 19 esponenti del clan Strisciuglio di Bari che questa notte sono stati arrestati dai carabinieri in seguito alla decisione dei giorni scorsi della Corte di Cassazione che ha rigettato le istanze dei difensori e reso definitive e inappellabili le sentenze di condanna emesse nei due precedenti gradi di giudizio.
Erano finiti in carcere, insieme ad altre 14 persone nel luglio del 2001 nel cosiddetto blitz «Sant'Anna». Le persone arrestate oggi avevano scelto il rito abbreviato. Dopo un periodo di carcerazione preventiva molti erano usciti dal carcere. Delle 19 persone raggiunte da ordini di carcerazione, 13 si trovavano in libertà mentre sei erano in carcere per altri reati.
Nell'estate del 2001 ci fu a Bari una particolare recrudescenza dello scontro tra gli Strisciuglio e i Capriati, una guerra caratterizzata da numerosi scontri a fuoco. Proprio a luglio di quello stesso anno si era verificata la morte di Michele Fazio, il giovane 15enne, ucciso per essersi trovato per caso sulla traiettoria dei colpi esplosi durante una sparatoria nel Borgo Antico.
La richiesta di custodia cautelare all'epoca non fu firmata solo dai pm antimafia che stavano seguendo le indagini, Michele Emiliano e Desiree Di Geronimo, ma anche dal coordinatore della Dda Giovanni Colangelo e dal procuratore capo Emilio Marzano, cioè dall'intero ufficio della Procura della Repubblica a dimostrazione della particolare importanza del momento.
L'inchiesta del blitz «Sant'Anna» si divise in due tronconi. Per quanto riguarda l'altro filone, quello del processo ordinario, è ancora in svolgimento il dibattimento del primo grado. Gli imputati di quel processo, che erano 13, sono diventati 12 dopo che Matteo Cucumazzo è stato ucciso in un agguato a San Girolamo. Gli altri 19 imputati, che scelsero il rito abbreviato, sono stati condannati nel novembre del 2002 in primo grado e in Appello nell'ottobre del 2003.
Gli inquirenti hanno tenuto a sottolineare, durante la conferenza stampa, che si tratta della prima volta che si può parlare, senza possibilità di smentita, dell'esistenza del clan degli Strisciuglio come associazione mafioso-camorristica diffusa in diversi quartieri di Bari. «Una sentenza definitiva e irrevocabile lo sancisce - hanno detto i militari del Reparto Operativo - è una realtà storica e purtroppo ancora attuale. E' il primo provvedimento che arriva al capolinea».
UN CLAN AGGUERRITO. ACCUSE DA ASSOCIAZIONE MAFIOSA AL TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI
Quello degli Strisciuglio è un clan numeroso e particolarmente agguerrito, più volte colpito in altre operazioni, ma è la prima sentenza che ne consacra l'esistenza. Gli arresti sono stati effettuati a Bari nei quartieri di Carbonara, Libertà, Bari Vecchia, San Girolamo, Japigia, nelle carceri di Melfi e Taranto e a Viterbo da circa 200 carabinieri.
Le accuse vanno dall'associazione mafiosa (416 bis) al traffico di sostanze stupefacenti, dal contrabbando al possesso di armi. Gli arrestati devono scontare pene dai due ai nove anni dalle quali vanno decurtati i periodi di carcerazione preventiva. Tra gli esponenti di spicco colpiti dall'ordine di carcerazione vi sono Leonardo Campanale, 34 anni, e Alfredo Milloni, 40, che si trovano già in carcere, condannati entrambi per associazione mafiosa a due anni e 10 mesi.
Campanale era considerato l'ambasciatore della criminalità barese in Montenegro per i traffici di sostanze stupefacenti. Nella rete dei carabinieri sono finiti anche due componenti della famiglia Strisciuglio: Francesco, 28 anni di Bari Vecchia, detto «Piripicchio», condannato per associazione mafiosa a due anni e 10 mesi e il cugino Vincenzo, 23 anni, condannato a 4 anni per traffico di sostanze stupefacenti, quarto fratello del capo Mimmo «La Luna», di Franco (morto ammazzato) e Gino, insomma il ramo più noto della famiglia. Curioso il modo in cui è stato arrestato Nicola Faccitondo, 30 anni, detto «Papagiò», condannato a 4 anni.
L'uomo si trovava davanti al supercarcere di Viterbo dove era andato per accompagnare la moglie di un grosso esponente del clan detenuto all'interno. Lì è stato fermato dai militari e rinchiuso nello stesso carcere. Tra gli arrestati c'è anche Michelangelo Tommasicchio, 46 anni, condannato a 9 anni e 8 mesi, che nel 1999 fu arrestato dai carabinieri a Carbonara perchè trovato in possesso di un quantitativo ingente di sostanze stupefacenti.
Furono sequestrate 1000 pasticche di ecstasy, 1 kg cocaina, 1 kg tra eroina e hashish, 2 radio sintonizzate sulle frequenze dei carabinieri. L'uomo, che è un invalido civile (gli manca completamente un braccio), è considerato dagli inquirenti il custode del clan, proprio perchè insospettabile. Nell'operazione «Sant'Anna» erano coinvolti anche 5 collaboratori di giustizia. Quello colpito dalla sentenza della Cassazione non è il vertice del clan che è stato condannato in primo grado nel processo-madre.

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