Ecco a Barletta il gran bazar della prostituzione
di GIAMPAOLO BALSAMO
BARLETTA - «Devo far nascondere con le manine gli occhietti dei bambini, è una cosa schifosa». E ancora: «Ho dovuto frenare all’improvviso. Una di queste donne, seminuda, mi ha attraversato la strada e poco è mancato che la investissi. Ho rischiato di uscire fuori strada».
Sono soltanto le ultime segnalazioni giunte in redazione: sono quelle di mamme arrabbiate per lo spettacolo a cui sono costretti ad assistere i propri figli e di automobilisti stanchi di rimanere bloccati nel traffico causato dai clienti in macchina lungo la strada provinciale «Salinelle», appena fuori del centro abitato di Barletta.
Ieri mattina, due cronisti della «Gazzetta» hanno deciso di rendersi conto di persona, documentando con la macchina fotografica e taccuino come, nonostante i blitz anti-prostituzione da parte delle forze dell’ordine (sporadici ma costanti), lo squallido mercato del sesso (gestito da vere e proprie organizzazioni criminali, uomini senza cuore che sfruttano, spesso, giovani donne fatte venire in Italia con l’inganno soprattutto dai Paesi dell’est Europa) sia ancora redditizio in quel pittoresco angolo del territorio di Barletta, così denso di storia e ricordi. Siamo, infatti, all’ltezza del «Caposaldo Cittiglio», con tanto di targa rievocativa del Comune, l’avamposto dei militari italiani l’11 e 12 settembre 1943 morti in combattimento contro i tedeschi. Un luogo di forti memorie storiche diventato, purtroppo, posto di lavoro per diverse prostitute. Giovani, seminude, soprattutto straniere, che adottano quotidianamente comportamenti sconci al fine di attirare la clientela, creavano inevitabilmente anche un grave pericolo per la circolazione stradale.
Imbocchiamo la «Salinelle» dopo aver svoltato a sinistra su via Foggia (l’ex statale 16 Adriatica). La strada, pur avendo caratteristiche interessanti sotto il profilo turistico e paesaggistico (è la strada utilizzata dai canosini per recarsi nel vicino centro balneare di Margherita di Savoia, costeggia l’area archeologica di Canne della Battaglia e in alcuni tratti presenta ancora un interessante arredo stradale con alberi monumentali), sta vivendo un momento negativo. Le prostitute le incontriamo subito.
Alcune sono sedute all’ombra, sotto un maestoso platano. Con l’auto, siamo costretti ad invadere la corsi opposta per schivarle. Loro ci guardano e fanno finta di niente.
Un’altra (giovanissima anche lei nonostante si sia truccata pesantemente) indossa solo slip e reggiseno. Attraversa la strada, trascinando una sedia. Poco oltre, un’auto si ferma e lei si appoggia al finestrino aperto. Noi siamo costretti a rallentare. E, come noi, anche altre autovetture che seguono. Si forma subito un ingorgo.
Ci sono anche dei contadini, poco distante da quel luogo. Continuano a lavorare nei loro terreni, oramai abituati a convivere con le lucciole. «Cosa possiamo fare? - ci dice uno di questi -. Più volte abbiamo segnalato questa situazione. Il Comune dovrebbe fare qualcosa. Queste (ci indica alcune prostitute, ndr) ci vengono a chiedere anche qualcosa da mangiare e da bere...».
Per non parlare delle condizioni igienico-sanitarie che sono compromesse proprio a causa delle lucciole e dei loro clienti. Scendendo dall’auto, infatti, ci accorgiamo subito che il pericolo per la salute è dovuto ai rifiuti e ai residui organici che vengono lasciati per terra (preservativi, fazzoletti, indumenti vari...).
La rabbia dei residenti, di chi frequenta solitamnete questa strada è incontenibile.
«Non è possibile - sbottano alcune persone che, attratti dalla presenza dei giornalisti, ci confidano - che noi residenti siamo costretti ad una sorta di coprifuoco senza diritto di poter godere delle nostrei proprietà, specie in questo periodo quando è piacevole stare in campagna o portare i nostri bambini all’aria aperta».
BARLETTA - «Devo far nascondere con le manine gli occhietti dei bambini, è una cosa schifosa». E ancora: «Ho dovuto frenare all’improvviso. Una di queste donne, seminuda, mi ha attraversato la strada e poco è mancato che la investissi. Ho rischiato di uscire fuori strada».
Sono soltanto le ultime segnalazioni giunte in redazione: sono quelle di mamme arrabbiate per lo spettacolo a cui sono costretti ad assistere i propri figli e di automobilisti stanchi di rimanere bloccati nel traffico causato dai clienti in macchina lungo la strada provinciale «Salinelle», appena fuori del centro abitato di Barletta.
Ieri mattina, due cronisti della «Gazzetta» hanno deciso di rendersi conto di persona, documentando con la macchina fotografica e taccuino come, nonostante i blitz anti-prostituzione da parte delle forze dell’ordine (sporadici ma costanti), lo squallido mercato del sesso (gestito da vere e proprie organizzazioni criminali, uomini senza cuore che sfruttano, spesso, giovani donne fatte venire in Italia con l’inganno soprattutto dai Paesi dell’est Europa) sia ancora redditizio in quel pittoresco angolo del territorio di Barletta, così denso di storia e ricordi. Siamo, infatti, all’ltezza del «Caposaldo Cittiglio», con tanto di targa rievocativa del Comune, l’avamposto dei militari italiani l’11 e 12 settembre 1943 morti in combattimento contro i tedeschi. Un luogo di forti memorie storiche diventato, purtroppo, posto di lavoro per diverse prostitute. Giovani, seminude, soprattutto straniere, che adottano quotidianamente comportamenti sconci al fine di attirare la clientela, creavano inevitabilmente anche un grave pericolo per la circolazione stradale.
Imbocchiamo la «Salinelle» dopo aver svoltato a sinistra su via Foggia (l’ex statale 16 Adriatica). La strada, pur avendo caratteristiche interessanti sotto il profilo turistico e paesaggistico (è la strada utilizzata dai canosini per recarsi nel vicino centro balneare di Margherita di Savoia, costeggia l’area archeologica di Canne della Battaglia e in alcuni tratti presenta ancora un interessante arredo stradale con alberi monumentali), sta vivendo un momento negativo. Le prostitute le incontriamo subito.
Alcune sono sedute all’ombra, sotto un maestoso platano. Con l’auto, siamo costretti ad invadere la corsi opposta per schivarle. Loro ci guardano e fanno finta di niente.
Un’altra (giovanissima anche lei nonostante si sia truccata pesantemente) indossa solo slip e reggiseno. Attraversa la strada, trascinando una sedia. Poco oltre, un’auto si ferma e lei si appoggia al finestrino aperto. Noi siamo costretti a rallentare. E, come noi, anche altre autovetture che seguono. Si forma subito un ingorgo.
Ci sono anche dei contadini, poco distante da quel luogo. Continuano a lavorare nei loro terreni, oramai abituati a convivere con le lucciole. «Cosa possiamo fare? - ci dice uno di questi -. Più volte abbiamo segnalato questa situazione. Il Comune dovrebbe fare qualcosa. Queste (ci indica alcune prostitute, ndr) ci vengono a chiedere anche qualcosa da mangiare e da bere...».
Per non parlare delle condizioni igienico-sanitarie che sono compromesse proprio a causa delle lucciole e dei loro clienti. Scendendo dall’auto, infatti, ci accorgiamo subito che il pericolo per la salute è dovuto ai rifiuti e ai residui organici che vengono lasciati per terra (preservativi, fazzoletti, indumenti vari...).
La rabbia dei residenti, di chi frequenta solitamnete questa strada è incontenibile.
«Non è possibile - sbottano alcune persone che, attratti dalla presenza dei giornalisti, ci confidano - che noi residenti siamo costretti ad una sorta di coprifuoco senza diritto di poter godere delle nostrei proprietà, specie in questo periodo quando è piacevole stare in campagna o portare i nostri bambini all’aria aperta».