Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 02:34

«Ho ucciso mia madre perché era un orco»

Il 47enne barlettano Massimiliano Mennoia nel corso dell'interrogatorio del Gip di Trani ha nuovamente confessato l'omicidio a martellate di sua madre, la 79enne Paolina Caiazzi
TRANI - Per lui sembra esser stata una liberazione. Quei colpi di martello inferti alla testa della madre gli sembrano aver scacciato la persecuzione della genitrice. Che, a suo dire, gli voleva male, tanto da meditare "fatture" malefiche e tentare di avvelenarlo ai pasti.
Ed ora che "l'orco cattivo" è finito in una pozza di sangue, sembra esser più sereno. Questo le sensazioni miste al racconto del 47enne barlettano Massimiliano Mennoia che, stamane, nel corso dell'interrogatorio di garanzia reso dinanzi al Gip del Tribunale di Trani, Michele Nardi, ha nuovamente confessato l'omicidio della 79enne madre Paolina Caiazzi, rinvenuta martoriata martedì nel soggiorno dell'abitazione di via Imbriani.
Salgono così a 3 le ammissioni del delitto.
Quella precedente era stata resa dinanzi al Pubblico Ministero tranese Bruna Manganelli poco dopo il rinvenimento del cadavere avvenuto ad opera di un altro figlio della vittima. Anche lui, tempo fa, oggetto delle "intemperanze" di Massimiliano che si era barricato in casa ferendolo assieme al maresciallo dei Carabinieri Antonio Faretra, giunto sul posto per riportare la tranquillità.
I loro destini si sono incrociati, perché proprio allo stesso militare Mennoia ha confessato il delitto.
Lunedì i due s'incontrarono casualmente.
A prima vista Mannoia sembrava sereno ma il maresciallo, conoscendolo, notò una certa inquietudine. Di lì un dialogo sul perché di quel disagio sino a scavare la verità.
Un'ammissione resa senza la presenza di un legale e dunque inutilizzabile ai fini processuali ma che fu il "la" per far luce sull'omicidio, commesso sicuramente dopo le 23 di domenica, perché a quell'ora la vittima parlò telefonicamente, per l'ultima volta, con un altro dei suoi figli.
Mamma e matricida quella sera erano a casa. Avrebbero visto la televisione e poi in Massimiliano sarebbe scattato qualcosa. A quanto pare, l'uomo, in preda ad una crisi, ha ritenuto che la mamma avesse tentato ancora una volta di avvelenarlo, tant'è che Massimiliano avrebbe riferito di essersi sentito male quello stesso giorno dopo aver consumato un pasto preparato dalla madre.
Ma contro il racconto dell'assassino cozzano una serie di testimonianze, secondo cui, invece, la madre ha sempre tenuto a Massimiliano. Forse ancor di più a causa del suo stato di disagiato mentale per cui era in cura presso il Servizio Igiene Mentale di Barletta, intervenuto a seguito dei precedenti di cui si era reso protagonista.
E a quanto appreso, proprio per il suo stato di salute Mennoia aveva evitato conseguenze giudiziarie per il gesto ai danni del fratello e del maresciallo feriti durante la scenata in casa.
Stesso scenario che potrebbe prospettarsi ora, sebbene dinanzi ad un omicidio comunque perderebbe la libertà.
Per lui, infatti, si potrebbero aprire le porte di un istituto psichiatrico, quale alternativa alla detenzione. Sia preventiva, qualora, come appare scontato, stamane il gip convalidano il fermo emetta ordinanza di custodia cautelare, sia in prospettiva, all'esito di un processo che dinanzi ad un'ammissione oggi appare dall'esito scontato.
Sin da domani il gip potrebbe nominare un medico legale (circolerebbe il nome di uno specialista molfettese) per valutare le condizioni di salute, soprattutto per la compatibilità col regime carcerario.
Da un punto di vista processuale, invece, il Pm Manganelli sembra intenzionata a chiedere subito un incidente probatorio dalla doppia finalità.
Da un lato stabilire se Mennoia era capace d'intendere di volere sia al momento dell'omicidio che in occasione delle due confessioni utilizzabili. Dall'altro verificare se l'indagato per omicidio volontario sia nelle condizioni di esser sottoposto ad un processo, cioè se si renda conto di cosa sia un giudizio e delle sue conseguenze.
Intanto, oggi pomeriggio, i periti nominati dal Pm, Dell'Erba e Di Nunno, hanno eseguito l'autopsia sulla vittima e oggi ci sarà il nulla osta per i funerali.
Le risultanze s'incroceranno coi risultanti del gabinetto scientifico dei Carabinieri di Bari per la comparazione delle tracce (a cominciare dal Dna) rinvenute sull'arma del delitto e sull'abbigliamento di Mennoia.
L'esame autoptico è utile soprattutto per stabilire l'ora della morte.
La donna, infatti, non sarebbe morta sul colpo. Prima, secondo la stessa versione fornita dal matricida, avrebbe rantolato diverso tempo sul pavimento, sotto lo sguardo fisso del figlio. Che poi sarebbe andato normalmente a dormire, trovandola morta all'indomani. L'avrebbe lasciata sul pavimento e avrebbe fatto normalmente colazione, uscendo poi di casa ed incontrare il maresciallo dei Carabinieri.
Antonello Norscia

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