«Lo squalo avvistato nelle nostre acque - si legge in una nota - era un giovane esemplare di circa cinque metri che in età adulta potrà raggiunge i 9-10 metri, con un peso medio tra i 3.500 ed i 4.500 kg. Inconfondibile per la sua grande mole, si presenta di colore grigio, più scuro sul dorso e con il ventre più chiaro, lungo muso conico, con bocca enorme e mascelle munite di numerosi piccoli denti; la prima pinna dorsale è alta e triangolare, la seconda pinna dorsale è molto piccola ed arretrata».
Questo grande squalo si nutre di plancton, un insieme di alghe e animali minuscoli, nuotando appena al di sotto della superficie dell’acqua tenendo la bocca spalancata.
Per trovare sempre adeguate quantità di plancton compie lunghe migrazioni stagionali, spostandosi in acque più fredde durante la primavera e l’estate.
E’ innocuo per l'uomo ma talvolta può essere pericoloso se attaccato e per la sua mole in acqua c'è da stare comunque attenti: un danno che questo animale può provocare all’uomo sono le abrasioni dovute al contatto con la sua pelle, ruvida come la carta vetrata.
Lo squalo elefante sembra essere attualmente la specie più a rischio tra tutti gli squali ed è stata iscritta nell’elenco delle specie a rischio della IUCN (International Union for Conservation of Nature). Inoltre è stata inserita nella lista delle specie da proteggere ai sensi della Convenzione di Barcellona.
Ancora oggi, tuttavia, diversi squali elefanti restano vittime di catture accidentali con attrezzi da pesca quali i palangari, le reti derivanti e quelle a strascico, e le tonnare. Un'altra causa di morte è dovuta alla collisione con le imbarcazioni a motore, che dovrebbero fare molta attenzione a non avvicinarsi troppo agli animali, per non ferirli.
















