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Puglia in prima linea contro il "primitivo Usa"

Le Regioni e la Federdoc lanciano un appello al governo e al Parlamento europeo per la difesa dei vini italiani a denominazione d'origine che rischiano temibili imitazioni da parte dei vini americani e australiani
MILANO - Le Regioni e la Federdoc lanciano un appello al governo e al Parlamento europeo per la difesa dei vini italiani a denominazione d'origine che rischiano temibili imitazioni da parte dei vini americani e australiani in vista dei nuovi accordi dell'ue con quei paesi. «Abbiamo tutti un obiettivo comune: difendere in ogni sede i vini italiani a denominazione e sostenere gli organismi preposti alla tutela degli stessi -scrivono - Gli accordi che l'Unione Europea starebbe per siglare con gli Stati Uniti d'America e l'Australia indebolirebbero pesantemente la nostra posizione mortificando anni di duro lavoro».
L'appello è firmato da Viviana Beccalossi, vicepresidente e assessore all'agricoltura della Regione Lombardia, Nicola Marmo, coordinatore della Conferenza Stato-Regioni per la materia vitivinicola e assessore all'agricoltura della Regione Puglia e Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, la Condefederazione che raggruppa oltre l'80% dei Consorzi Italiani. Gli stessi che oggi hanno tenuto una conferenza stampa sulla tutela dei vini italiani a denominazione d'origine oggi al Circolo della Stampa di Milano.
I firmatari sottolineano che «in pochi anni e con un'autorizzazione certificata e firmata dall'Unione Europea, rischieremmo di trovare sulla nostra tavola una bottiglia etichettata Chianti o Barolo prodotta in California, o un Franciacorta o un Marsala prodotto in Australia». Un fenomeno, quello dei vini italiani imitati, che nella grande distribuzione degli Stati Uniti nel 2003 è stato quantificato in un business che raggiunge i 550 milioni di dollari, pari al 17% del totale complessivo dell'intero mercato del vino statunitense.
Il mondo del vino in Italia ha un giro d'affari di 8.000 milioni di euro. La produzione nazionale rappresenta il 21% della produzione mondiale ed il 34% di quella dell'Unione Europea. L'Italia inoltre è il primo Paese esportatore al mondo 15,5 milioni di ettolitri: i vini doc e docg rappresentano, poi, in quantità, circa il 21% della produzione nazionale . «Noi - sottolinea il Presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro - chiediamo a gran voce che i negoziati in corso tra questi tre soggetti siano ispirati dalla primaria necessità di tutelare la produzione vinicola europea ed e le relative Denominazioni, menzioni e indicazioni che da troppo tempo ci vengono usurpate dai Paesi extracomunitari».
«Per anni - spiega Riccardo Ricci Curbastro - abbiamo assistito alla produzione di vini in territori lontani dall'Europa con tecniche estranee alle nostre pratiche, con nomi che appartengono alla cultura e alle radici europee e da sempre, nel Vecchio Continente, vincolati a regole rigidissime. Questi vini extraeuropei sono quindi spesso arrivati a competere sul mercato mondiale in maniera abusiva e sleale».

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