«Il serial killer delle vecchiette era lucido»

Era capace d'intendere e volere il serial killer delle vecchiette, condannato già a 4 ergastoli e che ha confessato d'aver ucciso o tentato d'uccidere 15 anziane in Puglia e Basilicata tra il '94 e il '97: aggredite in casa, sgozzate e rapinate di pochi spiccioli e qualche oggetto d'oro. L'hanno stabilito i due psichiatri Marco Marchetti e Mariano Cingolani incaricati di visitare in carcere l'imputato, detenuto dal settembre del '97, dalla corte d'assise di Foggia dove Ben Ezzedine Sebai tunisino di 45 anni, è imputato di due omicidi di anziane rapinate in casa e uccise a Trinitapoli e San Ferdinando tra il '96 e il '97; e del tentato omicidio di una foggiana aggredita e massacrata di botte nel suo chioschetto per la vendita di bibite di fronte ai tre archi di via Arpi nel '94. 

Ben Sebai ha disturbi di personalità, è un borderline con tratti di narcisismo (mette se stesso al primo posto), il che ha inciso sulla spinta a uccidere - hanno detto i due esperti in un lunghissimo interrogatorio in aula - ma si rendeva conto di quello che faceva quando uccideva le anziane dopo essere entrato nelle lodo abitazioni: capiva il disvalore di quei gesti e poteva controllare i propri impulsi. 

Il killer, che nel 2006 dopo 9 anni di detenzione ha confessato 15 omicidi, sostiene d'aver ucciso perchè sentiva delle voci che gli ordinavano di farlo, con le vittime che gli ricordavano la madre con cui ha un rapporto di odio e amore. La perizia psichiatrica disposta dalla corte su istanza difensiva è importante non solo per il processo in corso (il pm Ludovico Vaccaro potrebbe anche chiedere l'ergastolo per l'imputato), ma anche per la complessiva situazione processuale del tunisino che, sulla scorta di una eventuale perizia psichiatrica favorevole nel senso della seminfermità di mente come sostenuto dai consulenti difensivi, sperava e spera di riaprire i casi giudiziari già definiti, con la prospettiva d'essere affidato ad una casa di cura. 

La corte d'assise (presidente Antonio De Luce, a latere Elisabetta Tizzani e sei giudici popolari) ha anche accolto la richiesta del pm Ludovico Vaccaro di acquisire agli atti processuali una precedente perizia psichiatrica, disposta dal gup di Lucera nel processo per l'omicidio di Maria Celeste uccisa nel '96 e per la quale Ben Sebai è stato condannato a 18 anni, che già escludeva l'incapacità di intendere e volere dell'imputato. 

Che Ben Sebai sia responsabile dei tre delitti per i quali è in attesa di giudizio in corte d'assise a Foggia (Giuseppina Garbetta vedova uccisa a 72 anni nella sua casa di San Ferdinando il 30 maggio '96; Anna Maria Stella maestra in pensione di 70 anni sgozzata nel suo appartamento di Trinitapoli il primo maggio del '97; Assunta Aprileaggredita nel suo chioschetto a Foggia il 12 aprile '94) l'ha confessato lo stesso imputato nel 2006 dopo anni di detenzione. 

Sia i riscontri di polizia scientifica - come l'impronta dell'imputato trovato su una scatola di caramelle in casa Stella - sia la perfetta descrizione dei luoghi dei delitti fatta dall'imputato hanno portato il pm Vaccaro alla riapertura di quei tre casi che sembravano destinati ad essere archiviati ad opera di ignoti, ed all'incriminazione del serial killer: è a piede libero per queste imputazioni. 

Cosa sostiene la difesa, rappresentata dall'avv. Luciano Faraon? Che Ben Sebai è una persona malata che non vuole essere scarcerata, ma ottenere un giusto processo, una giusta cura. Il serial killer sostiene d'aver deciso di confessare i 15 omicidi compiuti negli anni Novanta (lui era convinto che la foggiana aggredita nel '94 in città fosse morta) dopo aver saputo del suicidio in carcere di un tarantino condannato a 28 anni per un omicidio che il tunisino sostiene invece d'aver compiuto lui e d'aver agito da solo. 

A dire dei consulenti difensivi - psichiatra e psicologo, con quest'ultimo presente in aula - tre fattori comprovano la seminfermità mentale del serial killer: i disturbi di personalità talmente gravi da sfociare in patologia; l'alcolismo; le allucinazioni e le voci che gli dicono di uccidere. Ma - ha obiettato il pm Vaccaro nel controinterrogatorio della consulente della difesa - di alcolismo e delle voci parla soltanto l'imputato, non c'è alcun riscontro. Comunque pur ammettendo che questi due fattori sussistano, è emerso chiaramente dall'interrogatorio dei due psichiatri - obietta il pm Vaccaro - che Ben Sebai, pur con i suoi disturbi di personalità, sapeva ciò che faceva quando uccideva le anziane.
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