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Leccese Andrea Quarta «Maradona del biliardo»

SAINT-VINCENT (AOSTA) – E' cresciuto a pane e stecca, tra filotti, effetti ad andare o a tenere, pallini, colpi a più sponde. Con premesse del genere e, soprattutto, l'abile guida di un maestro come Nestor Gomez, il suo destino era segnato. E’ così che Andrea Quarta, ventottenne nato a Nardò (Lecce) e trapiantato alle porte di Torino, è diventato il più grande talento del biliardo internazionale. Ieri ha vinto l’ennesimo trofeo: il Gran Premio Saint-Vincent di Goriziana
Leccese Andrea Quarta «Maradona del biliardo»
SAINT-VINCENT (AOSTA) – E' cresciuto a pane e stecca, tra filotti, effetti ad andare o a tenere, pallini, colpi a più sponde. Con premesse del genere e, soprattutto, l'abile guida di un maestro come Nestor Gomez, il suo destino era segnato. E’ così che Andrea Quarta, ventottenne nato a Nardò (Lecce) e trapiantato alle porte di Torino, è diventato il più grande talento del biliardo internazionale. Ieri ha vinto l’ennesimo trofeo – il Gran Premio Saint-Vincent di Goriziana – che va a mescolarsi alle altre coppe in una bacheca impressionante per un trentenne che domina un circuito di 40-50enni. 

Nel 2010 ha cannibalizzato il settore dei nove birilli (oltre 35.000 tesserati a livello nazionale) portando a casa il titolo europeo e quello italiano. Oltre al Gran Premio Saint-Vincent, considerato un pò come il torneo di Wimbledon nel tennis o il Tour de France nel ciclismo. In finale ha annichilito Giuseppe Caruso: 2-0 e partita mai discussione. Solo il campionato del mondo gli è sfuggito, a causa di un fastidioso mal di schiena dopo il lungo viaggio aereo fino in Argentina. 

“Il prossimo anno – spiega – prenoto un volo di prima classe e me la gioco con tutti”. Nato il 9 giugno 1982, ha trascorso l’infanzia nella sala da biliardo del padre nella provincia leccese. Niente biciclette o palloni per il piccolo Andrea, ma stecche, palline in resina e gessetti. “Al posto di studiare, giocavo a biliardo” ammette. 
Sin dai primi colpi sul tavolo verde il genitore ha intuito che aveva il braccio giusto e a 12 anni lo ha spedito a Pompei nella scuola di Nestor Gomez, il campionissimo argentino. In breve tempo il tocco si è ammorbidito, la strategia si è perfezionata, la forza mentale si è consolidata. 

“Avevo delle qualità – confida – ma soprattutto tanta passione. Il biliardo era ed è la mia vita”. Il passo successivo è stato il trasferimento a Bardonecchia, a pochi chilometri da Torino. Lassù, ai piedi delle Alpi, è arrivata la definitiva maturazione che ha trasformato una speranza in una vera e propria 'macchina da guerrà del panno verde. Per la precocità Andrea Quarta è stato soprannominato il “Maradona” del biliardo. Ma lui ci ride sopra e non si spaventa davanti ad un paragone così impegnativo. 

Ogni anno disputa circa 60 tornei in tutta Italia, vincendone almeno la metà, “ma – svela – spero di alzare ancora la percentuale”. Con questi successi e l’appoggio degli sponsor può mantenersi da professionista. Tre ore di allenamento al giorno, e poi ciclismo e trekking, qualche seduta di yoga. “In questo gioco si vince e si perde – conclude – ma il più bravo esce sempre alla distanza”.

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