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Rinviata udienza su filone tranese dell'omicidio D'Antona

L'indagine sulle Brigate Rosse fu avviata dalla Procura di Trani nel Febbraio '99, e dunque ancor prima dell'uccisione del giuslavorista, a seguito del rinvenimento nel supercarcere tranese di un libro sospetto che avrebbe presagito la gestazione di un movimento sovversivo
TRANI (Ba) - E' stata aggiornata al 17 dicembre l'udienza preliminare a carico di 16 imputati, di cui 15 presunti militanti delle «Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista Combattente», accusati a vario titolo di «propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale». Tra i fatti contestati anche una delle rivendicazioni dell'omicidio del prof. Massimo D'Antona, trucidato a Roma il 19 maggio '99.
L'udienza è stata rinviata di due mesi perché quattro degli imputati in questi giorni sono contemporaneamente impegnati nell'udienza preliminare fissata dinanzi al Tribunale di Roma proprio per l'omicidio del giuslavorista consulente dell'ex ministro Antonio Bassolino.
Per questo ragione, ieri mattina, nell'aula bunker del supercarcere di Trani non erano presenti Francesco Donati, Franco Galloni, Antonino Fosso e Michele Mazzei.
Assente anche Giuseppe May, imputato in qualità di ex direttore del periodico napoletano «Bollettino dell'associazione proletaria» su cui fu pubblicata la rivendicazione tranese dell'omicidio D'Antona.
May, sottoposto in Francia ad alcune misure di sicurezza, non ha, infatti, ancora ottenuto dal giudice di sorveglianza francese l'autorizzazione alla trasferta in Italia.

L'ulteriore dichiarazione di paternità del delitto D'Antona avvenne a Trani il 14 Luglio '99 nel corso di un processo dinanzi all'ex pretore Michele Nardi, ad opera di Fausto Marini, anche lui imputato.
Tuttavia l'indagine sulle Brigate Rosse fu avviata dalla Procura di Trani nel Febbraio '99, e dunque ancor prima dell'uccisione del giuslavorista, a seguito del rinvenimento nel supercarcere tranese di un libro sospetto che avrebbe presagito la gestazione di un movimento sovversivo.
Non c'era uno specifico riferimento al delitto D'Antona ma il ritrovamento portò ad un'inchiesta, arricchitasi il successivo 14 Luglio, 2 mesi dopo il delitto, quando Marini nel corso di un processo a suo carico esclamò: «Mi dichiaro prigioniero politico, devo consegnare dei documenti!»
Si trattava di una dichiarazione sottoscritta solo da Marini ma recante in calce la rivendicazione «I militanti delle Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista combattente: Giuseppe Armante, Maria Cappello, Tiziana Cherubini, Enzo Grilli, Franco Grilli, Franco La Maestra, Flavio Lori, Rossella Lupo, Fausto Marini, Fabio Ravalli. La militante rivoluzionaria Francesca Vaccaro».
«La rivendicazione - scrive il Pm nella richiesta di rinvio a giudizio - faceva propaganda per il sovvertimento violento degli ordinamenti economici e sociali costituiti nella Repubblica Italiana e faceva propaganda per la distruzione di ogni ordinamento politico e giuridico della società, e, comunque, faceva apologia di tali fatti e dell'omicidio D'Antona, sì da porre in essere una condotta concretamente idonea a provocare la commissione di altri gravi delitti contro la persona e la personalità dello Stato».
L'inchiesta del Pubblico Ministero tranese Giuseppe Maralfa era destinata a portar linfa alle indagini della Procura di Roma sull'omicidio D'Antona.
Oltre a Donati, Galloni, Fosso, Mazzei, Marini e May, sono imputati dinanzi al gup del tribunale di Trani, Maria Teresa Giancaspro, anche: Giuseppe Armante, Maria Cappello, Tiziana Cherubini, Enzo Grilli, Franco Grilli, Franco La Maestra, Flavio Lori, Rossella Lupo, Fabio Ravalli e Vincenza Vaccaro.

Antonello Norscia

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