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Ecco il «Gigante di Trinitapoli»

Trovati i resti in un pozzo rituale. Era sotto il manto stradale di via Mare. Alto circa un metro e 85 centimetri, sarebbe vissuto nella prima metà del II millennio a.C.
TRINITAPOLI (FOGGIA) - I resti di uno dei cosiddetti «Giganti di Trinitapoli», alto circa un metro e 85 centimetri, che sarebbe vissuto nella prima metà del II millennio avanti Cristo, sono stati trovati in un pozzo rituale scoperto sotto il manto stradale di via Mare, trafficata arteria che collega Trinitapoli a Margherita di Savoia, nel foggiano.
La struttura ipogeica, adoperata per contenere le offerte alla divinità della fertilità, era stata riutilizzata dalla popolazione dell'epoca come luogo di sepoltura. La struttura risale alla stessa epoca degli ipogei dell'età del Bronzo scoperti in passato nella zona di Trinitapoli.
Secondo gli archeologi della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, diretti da Anna Maria Tunzi Sisto, la struttura ipogeica offre una serie di novità, a cominciare dall'altezza del corpo inumato. Si tratta di un uomo adulto «di straordinaria possanza fisica, una sorta di 'gigantè - spiega Tunzi Sisto - dall'ossatura perfettamente conservata, dotato di una statura non comune e ben al di sopra di quella media dell'epoca che si attestava attorno al metro e 70».
I precedenti resti umani, trovati nella zona di Trinitapoli a partire dal 1987, appartenevano anche a guerrieri alti fino a un metro e 70 che furono ribattezzati dalla stampa i 'Giganti di Trinitapolì. Secondo gli antropologi di Siena e Pisa che studiarono quei resti, l'altezza elevata era frutto di un mix genetico tra le popolazioni locali e quelle che popolavano gli attuali Balcani.
Una delle novità della recente scoperta archeologica - aggiunge Tunzi Sisto - consiste nella presenza di un solo defunto inumato, in evidente contrasto con l'usanza riscontrata negli ipogei vicini di sepolture collettive comprendenti molte decine di soggetti. Accanto al defunto, separato da una lastra in pietra posta di taglio, è stato trovato il corredo funerario composto da un vaso in ceramica d'impasto, molto grande rispetto ai piccoli vasi che solitamente accompagnavano i defunti dell'ipogeo dei Bronzi e dell'ipogeo degli Avori, trovati nel vicino Parco archeologico degli Ipogei. Il contenuto del vaso verrà esaminato nel laboratorio dell'Università di Lecce, a cura dell'archeobotanico prof.Girolamo Fiorentino, nell'eventualità che possa contenere offerte cerealicole.
«Nuova e singolare» viene poi definita la presenza attorno al corpo di decine di palline di argilla di diversa grandezza, che potrebbero aver fatto parte di uno strumento di lavoro del defunto, forse un abaco, o addirittura costituire gli elementi di un sistema di numerazione o di peso.

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