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In Puglia la salma di Gianni

A Grottaglie è atterrato il C130J. A bordo il feretro di Giovanni Bruno, il ventitreenne alpino di Crispiano morto in un incidente stradale a Kabul, in Afghanistan
TARANTO - Il grido disperato di mamma Francesca che implora «Non lasciarmi Gianni» a suo figlio che non c'è più è l'unico suono che riecheggia come una litania sulla pista della stazione aeromobili di Grottaglie della Marina militare. Sono le 21,25 e da meno di dieci minuti ha finito di rullare anche il C130J dell'Aeronautica militare che ha riportato a casa Giovanni Bruno, il ventitreenne alpino di Crispiano morto in un incidente stradale ieri pomeriggio alla periferia sud-est di Kabul, in Afghanistan, dove il giovane era in missione.
Il feretro, avvolto in una bandiera italiana, appena sceso a terra portato a spalla dai suoi commilitoni viene benedetto da don Saverio Calabrese, parroco della chiesa Madonna della Neve di Crispiano e amico di famiglia del militare. Accanto a lui ci sono il cappellano della brigata Pinerolo, don Mauro Capello, e della stazione aeromobili di Grottaglie, don Renato Pizzigallo. Poi, prima che sfili dinanzi al picchetto d'onore degli alpini della brigata Taurinense, il fratello di Giovanni Bruno, Pasquale, che ha solo 22 anni, prende il posto di uno dei commilitoni di Giovanni. Singhiozzando, insieme agli altri militari, porta a spalla la bara che passa davanti al picchetto, mentre la fanfara intona "il silenzio". Poi, sotto gli occhi delle autorità e di uno stuolo di parenti, la salma viene collocata nel carro funebre che la riporterà a casa.
C'erano le massime autorità militari questa sera a salutare Giovanni Bruno, a cominciare dal Capo di Stato maggiore dell'Esercito, il tenente generale Giulio Fraticelli. Inavvicinabile l'alto ufficiale, che non se l'è sentita di rilasciare dichiarazioni; troppo intenso il dolore per un altro giovane militare che se ne va in circostanze assurde.
Fraticelli ha cercato di consolare in qualche modo i famigliari di Giovanni, e insieme a lui le altre autorità militari. Dall'ammiraglio di squadra Francesco Ricci, comandante in capo del Dipartimento marittimo dello Jonio e del canale d'Otranto, al maggiore generale Marios Lombardo, comandante territoriale dell'Esercito; e poi ancora il brigadiere generale Claudio Graziani, comandante della brigata alpini Taurinense, il pari grado Michele Torres, comandante della brigata corazzata Pinerolo, il capitano di vascello pilota Franco Potenza, comandante della stazione aeromobili di Grottaglie della Marina militare, il colonnello Silvestro Maccariello, comandante della scuola di cavalleria, e il colonnello Antonio Battistini, direttore dell'ospedale militare di Bari. Senza parole il sindaco di Crispiano, Giuseppe Laddomada, arrivato con l'intera giunta e numerosi consiglieri comunali.
Il caporalmaggiore Giovanni Bruno era nato a Martina Franca 24 anni fa. Si era arruolato nell'Esercito, volontario in ferma breve, l'11 ottobre 2001. Apparteneva al terzo reggimento alpini di Pinerolo (Torino) ed era già stato una volta in Afghanistan, per quattro mesi, dal settembre al dicembre del 2002, partecipando all'operazione 'Isaf 2'. Un mese fa era ritornato in quel territorio per l'operazione "Sparviero" e ci sarebbe dovuto restare presumibilmente fino a dicembre, per poi tornare a casa.
Una famiglia umile e modesta quella del giovane alpino che risiedeva a Crispiano in via Tara 9. Papà Francesco è un ex operaio Belleli ora in pensione, la madre, Francesca Aloia, è casalinga. E poi ci sono i due fratelli, Pasquale di 22 anni, marinaio imbarcato su nave Granatiere, e Mariangela, studentessa universitaria a Chieti, che questa sera erano uniti in un unico abbraccio di lacrime con la fidanzata di Giovanni.
In Afghanistan Giovanni Bruno era tornato per contribuire all'attività Nato di sicurezza in quei luoghi in vista della consultazione elettorale prevista per il prossimo 9 ottobre. Ieri pomeriggio alle 15,35 (ora locale) la tragedia a Saroby, 70 chilometri a sud-est di Kabul. Giovanni, insieme ad altri quattro commilitoni, era in ricognizione alla guida di un mezzo militare VM90T. Andavano a rilevare altri colleghi dopo tre giorni di pattugliamento.
All'improvviso, per cause ancora da chiarire, il mezzo è uscito di strada finendo sul greto di un fiume. Impatto violento, per Giovanni non c'è stato nulla da fare, i suoi quattro commilitoni sono rimasti feriti in modo non grave. La salma, dopo la cerimonia a Kabul, è stata imbarcata a bordo di un aereo C130J dell'Aeronautica militare appartenente alla 46ma aerobrigata di Pisa ma che era in servizio all'aeroporto italiano di Abu Dhabi.
L'ultimo tragitto è stato dal Cairo sino all'aeroporto militare di Grottaglie. Ora la salma è "custodita" dai famigliari nella casa di Giovanni, a Crispiano, Domani alle 10 sarà portata nell'aula consiliare del municipio. Alle 15,30 il feretro verrà trasferito nell'adiacente parrocchia della Madonna della Neve per il rito funebre. Forse lo celebrerà l'arcivescovo della diocesi di Castellaneta, mons.Pietro Fragnelli. E' stato amico di scuola di Francesco Bruno, il papà di Giovanni. Anche per lui non sarà facile trovare le giuste parole di conforto.

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