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«L'immigrato medio è un manovale di 30 anni»

Presentata, a Bari, una ricerca condotta dal Censis insieme al Ministero del Lavoro su 1.500 lavoratori immigrati regolari nelle sei regioni del Sud
BARI - Per lo più ha meno di trent' anni, è assunto da meno di due anni con la qualifica di operaio generico e al 50% ha un contratto a tempo indeterminato. Sono questi i tratti salienti di una ricerca condotta dal Censis insieme al Ministero del Lavoro su 1.500 lavoratori immigrati regolari nelle sei regioni del Sud interessate dal progetto finanziato dall' Unione Europea e dal Ministero del Lavoro in tema di immigrazione. A presentarla stasera a Bari il direttore generale dell' immigrazione del Ministero del lavoro, Maurizio Silveri, insieme alla responsabile del settore immigrazione del Censis, Anna Italia.
Il progetto finanziato che andrà avanti fino al 2005 vuole mettere a punto «strumenti che siano utili - ha specificato Silveri - alle decisioni istituzionali in materia di immigrazione; l' obiettivo è quello di monitorare l' immigrazione al Sud con strumenti che poi rimarranno appannaggio delle istituzioni interessate». Bari che nel programma è sede di un osservatorio sui temi dell' immigrazione, mentre Napoli lo è per i temi della discriminazione, potrebbe diventare così un «punto di riferimento fondamentale e sede europea del monitoraggio dei flussi migratori».
Dalla ricerca è emerso che - secondo quanto ha spiegato Anna Italia - in Puglia ci sono 70.000 immigrati tra coloro che sono in possesso del permesso di soggiorno, i regolarizzati ed i minori residenti. Tra le province pugliesi Bari è al primo posto con 20.000 immigrati e per la maggior parte questi provengono innanzitutto da Albania, da Romania e sono i più regolarizzati oltre ad una colonia più antica di mauriziani.
Sempre stando a quanto emerso dalla ricerca, il 13% dei 1.500 intervistati nelle sei regioni risultano sposati con un cittadino o una cittadina italiana e il 20% ha un figlio che frequenta la scuola italiana; altro dato rilevante è quello dell' integrazione laddove risulta che i più integrati sono gli appartenenti alle generazioni più giovani, anche grazie all' apporto della scuola.

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