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Le assicurazioni  «Siamo in totale  balìa dei truffatori»

Le assicurazioni  «Siamo in totale  balìa dei truffatori»

Le assicurazioni  «Siamo in totale  balìa dei truffatori»

 
Le assicurazioni  «Siamo in totale  balìa dei truffatori»

Mercoledì 30 Giugno 2010, 11:23

02 Febbraio 2016, 22:00

di PIERLUIGI POTÌ

BRINDISI - Mantenere la distanza di sicurezza rispetto al veicolo che ci precede (tenendo sempre alta la concentrazione sulla guida) non rappresenta semplicemente una elementare norma del Codice della Strada, ma costituisce il modo più utile per rifuggire ad eventuali tranelli tesi da gente senza scrupoli. Da coloro, cioè, che fanno di tutto per farsi tamponare per poi lucrare illegalmente (tranne rare eccezioni) alle spalle delle assicurazioni e, di riflesso (con il conseguente aumento del premio), all’...ingenuo di turno. La premessa si è resa necessaria per focalizzare l’attenzione su una piaga, purtroppo, molto diffusa (non certo da ora, anche se ultimamente ancor di più) nel territorio cittadino: quello delle truffe ai danni delle agenzie di assicurazioni. Truffe spesso e volentieri facilitate dall’impossibilità materiale di accertare senza ombra di dubbio la sussistenza o meno del cosiddetto “colpo di frusta” - in gergo medico, la distorsione al rachide cervicale - che, subito (ma, talvolta, anche dopo qualche ora nei casi in cui il... lampo di genio arrivi in ritardo), il tamponato afferma di accusare al fine di ottenere un congruo risarc imento. Colpo di frusta a sua volta suffragato - altrettanto spesso e volentieri - da certificati medici un po’ troppo... benevoli, rilasciati anche con superficialità (a volte anche con compiacenza) dai medici (ai quali, tuttavia, va riconosciuta l’attenuante di non avere gli strumenti scientifici in grado di valutarne l’esistenza e l’entità). 

I dati, del resto, sono quanto mai eloquenti ed è proprio su questo riscontro numerico che si fonda la protesta di un’intera categoria, rappresentata dallo Sna (Sindacato nazionale agenti), che da tempo chiede invano appropriati interventi finalizzati ad arginare questo triste fenomeno. «Brindisi, ormai - afferma Co - simo Alba, presidente provinciale dello Sna - è fra le più penalizzate ed ha superato anche piazze a rischio come Napoli, facendo registrare dati persino raddoppiati rispetto alla media nazionale. Tante compagnie stanno manifestando l’intenzione di chiudere ed andarsene da qui, anche se fortunatamente la normativa glielo impedisce (la legge 990/69 impone, infatti, alle compagnie che vogliono esercitare in Italia l’obbligo di farlo in tutto il territorio, senza alcuna preferenza, ndr). Il problema è davvero di grave entità perchè, oltre a ripercuotersi sui bilanci delle agenzie assicurative locali, colpisce anche tutti gli automobilisti perbene che, malgrado l’assenza di incidenti, si vedono comunque aumentare le tariffe, proprio perchè le compagnie non riescono a compensare le spese derivanti da simili sinistri se non rifacendosi sui premi». 

Gli aumenti, insomma, sfiorano (se non addirittura superano) livelli mai visti prima: «Il tetto massimo annuo (ovvero, il 3-4%) - sottolinea ancora Alba - viene ormai oltrepassato concretizzandosi anche in incremento doppio. Del resto, se una compagnia chiude il primo anno in perdita e il secondo (malgrado un lieve aumento) pure, è normale che l’anno successivo alzi ancor più il premio assicurativo, altrimenti sarebbe costretta a chiudere. A Brindisi, ripeto, è diventato il nuovo business: se prima c’era il contrabbando, ora c’è la truffa alle assicurazioni come modo per fare soldi e quando parlo in questi termini mi riferisco a diverse centinaia di migliaia di euro». 

Cosa fare allora per frenare questo piano criminoso che, a quanto pare, accomuna tanti automobilisti senza scrupoli? «Di quest’aspetto - afferma ancora il referente provinciale dello Sna - ne discuteremo in un apposito convegno organizzato per il 1° luglio a Bari (con un tema, peraltro, eloquente: “Stupidi furbetti”) con l’intervento di numerosi politici ed autorità interessate al problema. Le cose da fare, comunque, potrebbero essere tante, ma occorre la volontà politica, intervenendo in primo luogo con l’emana - zione di una legge ad hoc che sia in grado di fungere da idoneo deterrente. Una legge che fissi dei criteri rigorosi anche in relazione all’organo chiamato a decidere giuridicamente su questi episodi: i giudici di pace non me ne vogliano, ma alcuni di loro (non tutti, per fortuna) hanno poca preparazione ed esperienza nel campo e tendono a privilegiare la domanda attrice anche quando magari la pretesa non è così fondata come la si vorrebbe far apparire».
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