La querelle

Puglia, Decaro si smarca sulla mozione «rosa» della Schlein: «Tocca ai partiti»

michele de feudis

La segretaria, a margine di una conferenza stampa a Roma, aveva messo in mora il suo partito pugliese in vista dell’indicazione delle cariche apicali del Consiglio regionale di via Giovanni Gentile

La «strambata rosa», richiesta con forza dalla leader nazionale del Pd Elly Schlein si sta materializzando in queste ore. La segretaria, a margine di una conferenza stampa a Roma, aveva messo in mora il suo partito pugliese in vista dell’indicazione delle cariche apicali del Consiglio regionale di via Giovanni Gentile: «La parità di genere è sempre importante e fondamentale. Mi aspetto che anche il partito pugliese faccia di tutto per farla avanzare». E aveva rimarcato la sua posizione così: «Lo chiedo a tutto il partito nazionale, lo chiedo a tutti i partiti regionali, lo chiedo a tutti i livelli: è un principio per me non negoziabile».

Gli accordi per la presidenza del Consiglio regionale pugliese sono solo teoricamente una prerogativa della maggioranza di centrosinistra ma in realtà l’accordo che porta alla scelta del dem Toni Matarrelli come guida dell’aula è stata frutto anche di una concertazione a tutti i livelli, anche in nome del criterio della territorialità. Ieri il governatore Antonio Decaro, dopo la conferenza stampa sui «cantieri antimafia» ha demandato alla coalizione la risoluzione del dossier tanto caro alla Schlein: «Io ho fatto la giunta (con quattro donne, ndr). Ora tocca ai partiti…».

La valorizzazione di Matarrelli è una forma di indennizzo per la provincia di Brindisi, che non esprime un assessore: da questo punto fermo territoriale il centrosinistra (e Decaro) non intendono tornare indietro, avendo a cuore equilibri che dovranno garantire un mandato segnato dalla compattezza interna per ben cinque anni. Ieri, però, dopo la precedente riunione del campo largo che aveva fatto registrare una fumata grigia, da fonti dem è emersa fiducia per una positiva svolta («la strambata rosa») che tenesse insieme la visione sulla questione di genere della Schlein con una formula in grado di comporre le aspirazioni dei dem e degli alleati. Da qui è nata l’idea del ticket: Matarrelli farà il vicepresidente e Elisabetta Vaccarella, consigliera dem più votata in Puglia, sarà indicata come vicepresidente. Questa novità riequilibrerebbe anche la divisione delle commissioni permanenti: tre andrebbero al Pd (una certamente a Loredana Capone e una seconda ad una esponente rosa), una ciascuno a M5S, lista Decaro presidente e civici di Per la Puglia.

L’accordo iniziale nella coalizione conservatrice prevede che il vicepresidente del Consiglio regionale sia espressione di Fdi, mentre il segretario d’aula di Forza Italia. Ieri c’è stata una riunione dei meloniani che si è chiusa con un nulla di fatto: restano sul tavolo le aspirazioni per quella posizione dell’ex capogruppo Renato Perrini (fittiano) e di Tommaso Scatigna (vicino all’area del sottosegretario Marcello Gemmato). Anche in Fi ci sono altre incomprensioni: per lo scranno di segretario d’aula restano in ballo Massimiliano Di Cuia e Paolo Dell’Erba, con quest’ultimo avvantaggiato dal sostegno del collega Marcello Lanotte (indisponibile a votare l’eletto tarantino per le ruggini legate ad una inchiesta su presunte irregolarità in un seggio delle politiche del 2022).

Fdi, inoltre, registra anche dissensi sull’assegnazione della presidenza della Commissione Affari istituzionali (cruciale per la riscrittura della legge elettorale e per l’aggiornamento dello Statuto): è richiesta da Luigi Caroli (area Fitto) ma potrebbe essere la collocazione di Scatigna se Perrini andasse a fare il vice di Matarrelli. La mediazione proposta (l’antimafia per il consigliere di Locorotondo) al momento non ha convinto. Oggi a Palese c’è un evento della scuola di formazione della Fiamma (curata da Sergio Fanelli): in quella sede, alla presenza del coordinatore regionale Gemmato potrebbe esserci un nuovo confronto interno per sbloccare l’impasse.

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