economia
I commerci Iran-Puglia valgono 10 milioni l’anno: importazioni raddoppiate nel 2022 e triplicate nel 2023
Triggiani (segretario generale di Unioncamere Puglia): esportiamo praticamente di tutto
I rapporti commerciali tra Iran e Puglia valgono oltre 10 milioni di euro l’anno. Un business che si è allargato, è cresciuto, proprio con l’avvio di quella che il presidente russo, Vladimir Vladimirovič Putin, ama definire «operazione militare speciale». Infatti, grazie alle elaborazioni di dati Istat operata dall’Ufficio Studi di Unioncamere Puglia (il cui responsabile è Cosmo Albertini), si vede nettamente questo andamento positivo, semestre dopo semestre, con valori che raddoppiano e arrivano a triplicarsi.
Prima di addentrarci nell’analisi fina, però, corre l’obbligo di dare pubblicamente ragione al segretario generale di Unioncamere Puglia, Luigi Triggiani, quando ci spiega che «è difficilissimo ragionare di dati economici, mentre in Iran dilaga la tragedia di un popolo e arrivano notizie di migliaia di cadaveri in strada, chiusi in sacchi di plastica». Eppure proprio la dimensione economica è, assieme a quella geografica, la costante tellurica della storia di quel grande, complicato, Paese. Investigarla, anche nelle sue relazioni commerciali, crediamo voglia dire contribuire a fare vera informazione, vitale mentre infuria la tempesta delle propagande.
I dati Nel 2020 e nel 2021 la Puglia ha importato dalla repubblica islamica affacciata sul Golfo Persico prodotti per un valore pari a circa 1,3 milioni di euro. Si è trattato soprattutto di prodotti agricoli e della pesca (ricordiamo che è iraniano il miglior caviale al mondo) e sostanze e prodotti chimici. L’anno successivo, con la Federazione Russa che, il 24 febbraio 2022, decide di invadere l’Ucraina, le importazioni raddoppiano e superano quota 3 milioni, due milioni e mezzo dei quali sono chimica, mentre 350mila euro sono di metalli di base e prodotti di metallo (esclusi macchine e impianti). Nel 2023 le esportazioni di Teheran in Puglia sono ulteriormente triplicate sfiorando i 10 milioni di euro (9.660.211 euro). Di questi, 9,5 milioni sono metalli di base. Un andamento che si conferma successivamente. I dati Unioncamere abbracciano soltanto i primi tre trimestri del 2024 (pertanto è verosimile che aumenteranno ulteriormente quando saranno resi pubblici) e già si arriva a una cifra complessiva di quasi 8 milioni di euro (7.991.972 euro). Di cui 7,7 milioni di metalli di base.
Se il 2022 ha “tonificato” l’import ha, invece, depresso le esportazioni pugliesi. Per la precisione, nel 2020 e nel 2021, dal “tacco d’Italia” sono partite merci per un valore di circa due milioni di euro e in quasi tutte le categorie Ateco. Nel 2022 quel dato si è più che dimezzato, raggiungendo i 765.202 euro complessivi. Nel 2023, però, i rapporti commerciali sono ripresi chiudendo l’anno con esportazioni dalla Puglia per oltre 1.8 milioni. Nel primi tre trimestri del 2024 le relazioni d’affari si sono consolidate e allargate: dalla regione italiana sono partite merci per oltre due milioni di euro e praticamente in tutte le categorie Ateco, fatta eccezione per i prodotti agricoli, i computer e i mezzi di trasporto. La metà della cifra complessiva è rappresentata da sostanze e prodotti chimici e articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici.
Il commento «Questi dati - afferma Triggiani - testimoniano che gli imprenditori pugliesi una bandierina la mettono pure sulla Luna, testimoniano dell’intraprendenza dell’imprenditoria italiana e del Sud in particolare».
«Sul fronte dell’export è notevole che esportiamo praticamente di tutto, salvo i mezzi di trasporto, ma questo dipende dalle produzioni declinanti italiane. Abbiamo piccole quote di export, ma fondamentalmente tutte le categorie Ateco sono rappresentate ed è un po’ la “foto” della Puglia, con tanti settori e tutti dinamici e vitali. Perché, sia chiaro, andare a vendere in Iran non è esattamente come andare a Bruxelles».
A giudizio di Triggiani, i dati fanno emergere come «si sono aperti piccoli varchi commerciali o magari si tratta di antiche relazioni ritornate in auge rivitalizzate».
L’import che raddoppia e poi triplica può leggersi alla luce degli eventi geopolitici? «Quel dato - replica l’economista - viene soprattutto da metalli non ferrosi, come zinco (l’Iran è uno dei primi produttori di zinco), rame. La sensazione è che non si tratti di prodotti che poi vengono lavorati in Puglia. Inoltre, è interessante come questi dati del 2023 siano confermati negli anni successivi, è indice che si è creato un corridoio commerciale nuovo e quindi alternativo forse, come dice lei, a Paesi toccati dalla nuova instabilità».
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