Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 13:36

Bari - A rischio un patrimonio mondiale

Allarme della Procura della Repubblica: all'Igv rischia la morte l'80% delle risorse genetiche vegetali italiane per un guasto non riparato nella decima "banca" del mondo
BARI - Per un guasto che da diversi mesi non viene riparato alle due camere di conservazione dell'Istituto di genetica vegetale (Igv) di Bari, oltre 84.000 semi, pari all'80% delle risorse genetiche italiane, corre un grave pericolo di vita. È quanto emerge da una piega dell'indagine che la Procura presso il Tribunale di Bari ha in corso sulla gestione dell'Igv di Bari (ex istituto del Germoplasma), che per importanza è la prima banca del seme vegetale in Italia, la seconda in Europa e la decima nel mondo. Domattina, il magistrato titolare dell'inchiesta, il procuratore aggiunto Marco Dinapoli, invierà un'informativa urgente al presidente del Cnr, che ha costituito a Bari l'Igv, e al ministro per le risorse agricole, Gianni Alemanno.
Stando alle risultanze investigative, a Bari sono custoditi 84.000 semi appartenenti a 500 generi e a 600 specie diverse, la maggior parte delle quali coltivate, ma anche selvatiche e aromatiche. Il patrimonio genetico custodito nel capoluogo pugliese, inoltre, è scritto negli atti giudiziari, non è disponibile nei campi coltivati, e la morte dei campioni significherebbe «la perdita per sempre di questo germoplasma».
Per verificare il segnalato cattivo funzionamento delle due camere di conservazione dell'istituto, il Pm Dinapoli si è avvalso della consulenza del prof. Andrea Filippetti, docente di biologia e chimica agroalimentare dell'Università di Bari. Secondo le conclusioni a cui è giunto il docente, il guasto alle due camere di conservazione era riparabile nei mesi scorsi affrontando una spesa di 15-20.000 euro; ora, invece, per riparare il danno agli impianti è necessario spendere alcune centinaia di migliaia di euro. Le cause della mancata riparazione degli impianti non sono ancora state accertate dal magistrato.
A quanto si è saputo, la temperatura registrata nella camera di conservazione a medio termine è salita a 28 gradi centigradi rispetto allo zero previsto dagli standard internazionali; nella camera di conservazione a lungo termine, invece, la temperatura è di 22 gradi contro i -20 previsti dagli standard. Da qui la conclusione del prof. Filippetti che vi è un grave pericolo di vita per le collezioni di Germoplasma più sensibili e più intolleranti e che, oltre all'urgenza dell'intervento, serve un monitoraggio sulla vitalità dei semi custoditi e sulla loro capacità a rigenerarsi.
L'indagine che ha portato al cattivo funzionamento delle camere di conservazione è stata avviata nei mesi scorsi dopo la riforma del Cnr che ha accorpato l'istituto del Germoplasma a quattro istituti nazionali: l'istituto per il miglioramento genetico delle specie forestali di Firenze, l'istituto per il miglioramento genetico delle piante da orto e da fiore di Napoli, l'istituto di ricerca per la genetica degli agrumi di Palermo e l'istituto di ricerche sul miglioramento genetico delle piante foraggere di Perugia.
Dopo la riforma il direttore uscente dell'istituto barese, prof. Perrino, non fu confermato e direttore della struttura divenne il prof.Luigi Monti. Contro la mancata riconferma alla guida dell'istituto, Perrino presentò un ricorso al Tar e un esposto alla magistratura penale.

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