Inchiesta sanità: Mannarini «libero» di andare dal barbiere
di Giovanni Longo
BARI - Per sei ore la settimana, sempre avvisando l’autorità incaricata dei controlli, Alessandro Mannarini potrà uscire dalla sua abitazione.
Uno dei «tre moschettieri», insieme con Gianpaolo Tarantini e Massimiliano Verdoscia, protagonista dell’estate 2008 vissuta in Costa Smeralda, indagato per detenzione di sostanze stupefacenti, aveva chiesto di potersi allontanare dalla sua abitazione (compatibilmente con le esigenze cautelari) dove è ai domiciliari dallo scorso ottobre.
Lo ha deciso il gip del Tribunale di Bari Vito Fanizzi.
Il provvedimento, depositato ieri, segue la richiesta dei legali di Mannarini, gli avvocati Francesco Colonna e Marco Vignola.
In vista dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, fissata il 10 marzo prossimo, in cui sarà discussa l’impugnazione contro il provvedimento con cui lo stesso Fanizzi aveva rigettato l’istanza di scarcerazione presentata a metà gennaio dagli stessi legali, Mannarini aveva chiesto una «attenuazione» della misura.
Se la forma è sostanza, l’istanza avanzata da Mannarini a quanto pare, era anche motivata con la necessità di andare dal barbiere, proprio in vista del riesame.
In quasi quattro mesi di domiciliari, nella tenuta di famiglia di Fragagnano, in provincia di Taranto, pare che la sua capigliatura sia divenuta indomabile.
Il gip, al fine di consentire all’indagato di provvedere alle «sue indispensabili esigenze di vita» sempre garantendo le esigenze cautelari, lo ha dunque autorizzato ad allontanarsi senza scorta dalla sua abitazione dalle 8 alle 14 di un giorno della settimana a sua scelta, fatta eccezione per il lunedì e la domenica, quando notoriamente i coiffeur sono chiusi. Il suo raggio d’azione è quidni limitato a sei ore .
Il filone d’inchiesta che lo riguarda è quello sul presunto consumo di cocaina ad alcune feste esclusive. Lo scorso 23 dicembre l’indagato è stato interrogato dai pm Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi.
Agli investigatori, per cinque ore, Mannarini ha raccontato circostanze la cui attendibilità è al vaglio degli investigatori sia sul «filone» che riguarda la presunta corruzione nella fornitura di protesi commercializzate dalle aziende dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini (che nella primavera 2008 mananrini accompagnava ovunque), sia sugli altri «filoni» investigativi che riguardano «escort» e «cocaina».
BARI - Per sei ore la settimana, sempre avvisando l’autorità incaricata dei controlli, Alessandro Mannarini potrà uscire dalla sua abitazione.
Uno dei «tre moschettieri», insieme con Gianpaolo Tarantini e Massimiliano Verdoscia, protagonista dell’estate 2008 vissuta in Costa Smeralda, indagato per detenzione di sostanze stupefacenti, aveva chiesto di potersi allontanare dalla sua abitazione (compatibilmente con le esigenze cautelari) dove è ai domiciliari dallo scorso ottobre.
Lo ha deciso il gip del Tribunale di Bari Vito Fanizzi.
Il provvedimento, depositato ieri, segue la richiesta dei legali di Mannarini, gli avvocati Francesco Colonna e Marco Vignola.
In vista dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, fissata il 10 marzo prossimo, in cui sarà discussa l’impugnazione contro il provvedimento con cui lo stesso Fanizzi aveva rigettato l’istanza di scarcerazione presentata a metà gennaio dagli stessi legali, Mannarini aveva chiesto una «attenuazione» della misura.
Se la forma è sostanza, l’istanza avanzata da Mannarini a quanto pare, era anche motivata con la necessità di andare dal barbiere, proprio in vista del riesame.
In quasi quattro mesi di domiciliari, nella tenuta di famiglia di Fragagnano, in provincia di Taranto, pare che la sua capigliatura sia divenuta indomabile.
Il gip, al fine di consentire all’indagato di provvedere alle «sue indispensabili esigenze di vita» sempre garantendo le esigenze cautelari, lo ha dunque autorizzato ad allontanarsi senza scorta dalla sua abitazione dalle 8 alle 14 di un giorno della settimana a sua scelta, fatta eccezione per il lunedì e la domenica, quando notoriamente i coiffeur sono chiusi. Il suo raggio d’azione è quidni limitato a sei ore .
Il filone d’inchiesta che lo riguarda è quello sul presunto consumo di cocaina ad alcune feste esclusive. Lo scorso 23 dicembre l’indagato è stato interrogato dai pm Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi.
Agli investigatori, per cinque ore, Mannarini ha raccontato circostanze la cui attendibilità è al vaglio degli investigatori sia sul «filone» che riguarda la presunta corruzione nella fornitura di protesi commercializzate dalle aziende dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini (che nella primavera 2008 mananrini accompagnava ovunque), sia sugli altri «filoni» investigativi che riguardano «escort» e «cocaina».